A “Palla a Due” è intervenuto lo staff medico-sanitario del Pistoia Basket al gran completo. Ecco cosa è venuto fuori dalla chiacchierata
Da uomo dei muscoli e della fatica a “banca dati” digitale delle performance degli atleti, il passo è breve se come nel caso di Francesco Bruni sei un trainer ultra “smart”.
Il preparatore atletico del Pistoia Basket, matricola tra le matricole nell’OriOra battagliera nella lotta alla sopravvivenza in serie A pre Coronavirus, ha esordito nella massima serie portando in via Fermi un modello di lavoro basato sulla digitalizzazione delle performance degli atleti che ha unito in tempo reale tutto lo staff. Da Michele Carrea e i suoi collaboratori, fino ai dottori Cantilena e Barbieri, passando per i fisioterapisti (il guru Vignali e il giovane Natali), tutti uniti anche se non sempre al lavoro insieme tramite una piattaforma di cui Francesco Bruni e il suo collaboratore storico Luca Tasselli, sono stati un po’ i cervelloni informatici. Con il supporto esterno di un preparatore fisico come Giacomo Ciofi, lo “smart working” ante litteram dello staff medico-sanitario del Pistoia Basket ha consentito una stretta comunicazione tra tutti i vari professionisti che lavorano per i colori biancorossi e soprattutto di confrontarsi con un linguaggio comune.
I test fatti sui giganti dell’OriOra, che come dicono sono sempre stati molto disponibili e il lavoro che hanno fatto singolarmente anche in quarantena fino alla sospensione dei campionati lo dimostra, hanno dipinto giornalmente un quadro specifico da consegnare a tutta la catena di lavoro. Quadro spendibile sia per valutarne lo stato fisico che le potenzialità di performance.
«Ogni settore va verso la digitalizzazione e anche nello sport non si può più basarsi solo sull’esperienza ma anche sui dati – spiega Bruni – è importante anche per avere un linguaggio comune per confrontarci. In caso di problematiche, siamo riusciti ad identificare i problemi e motivarli. Ad analizzare gli infortuni, cercando di capire se vengono dal caso o da scelte sbagliate».
Il campionato dell’OriOra ha avuto diverse curve anche per motivi di infortuni che hanno minato il lavoro insieme fin dal precampionato. Ma, se è vero che spesso la squadra di Carrea è scesa in campo incompleta, gli infortuni muscolari sono stati quasi nulli. Ci sono stati i problemi di Petteway (mano), Brandt (caviglia), Salumu (schiena), Landi (ginocchio) e Johnson (caviglia) per dire i più scorbutici ma sono stati quasi tutti traumatici o di lungo corso. Insomma lo “smartworking” dello staff sembra aver pagato. «Il monitoraggio che facevamo in sala pesi – spiega Luca Tasselli – il monitoraggio cardiaco ci permetteva di avere un quadro del giocatore a 360° importante per la prevenzione di infortuni e per la valutazione della performance. Più un giocatore è in salute, più si allena bene».
«Sulla parte di prevenzione infortuni – chiosa il fisioterapista Natali – è fondamentale perchè permette di capire cosa rischiare e cosa non rischiare come carichi di lavoro, quando un giocatore era più affaticato o era pronto per esser consegnato allo staff tecnico».
«Penso che nella nostra situazione – chiude Bruni – questo investimento sia importante, perché in generale non si deve puntare a far bene, ma a fare un po’ meglio degli altri. In un contesto di roster non profondo, come il nostro a Pistoia, sapevamo il peso di una defezione e per questo abbiamo cercato di fare questo passo in più, reso possibile dalla collaborazione tra tutti i membri dello staff e dei giocatori. I giocatori sono stati davvero molto disponibili. Per questo se a livello personale e sportivo, la vittoria contro Reggio Emilia è stata per me una serata indimenticabile, a livello lavorativo, sono stato molto gratificato dall’impegno che i ragazzi hanno continuato a mettere anche quando abbiamo dovuto lavorare da remoto».


