Pistoia Basket, lo spunto tattico: una GTG a metà soccombe a Cento

La GTG Pistoia Basket dura venti minuti, poi nel terzo quarto si sfalda e crolla. Cento ne approfitta e gestisce per il 63-75 finale

CRISI D’IDENTITÀ?

Qual è la vera GTG Pistoia Basket? Viene spontaneo chiedersi. La squadra intraprendente e combattiva del primo tempo o quella rinunciataria e arrendevole del terzo quarto? Per il momento l’enigma pirandelliano rimane insoluto, fatto sta che per la Pistoia vista ieri sera, poggio e buca non fa pari ma per l’esattezza -12. A fine gara la bilancia pende a favore di Cento 63-75. Non è la prima volta della stagione in cui la GTG Pistoia Basket, al rientro dall’intervallo, si prodiga nell’arte dell’harakiri e dell’auto-sabotaggio. Una cattiva abitudine, che rischia di fare da cartina di tornasole dello stato di insicurezza e panico dei bianco-rossi. Ma mai prima del match del PalaTerme contro gli emiliani si era evidenziato un tale divario di prestazione nella cornice di un solo incontro.

UNA GTG TROPPO UMORALE

A preoccupare, più che altro, è la facilità con cui la squadra perde fiducia in sé stessa. Basta un mini-break degli avversari, un fischio non condiviso o una palla persa che subito l’abisso risucchia la GTG Pistoia Basket nello sconforto e nella frustrazione. Contro Cento la scena si ripete e, nella terza frazione, le spallate degli emiliani trovano troppo morbido. Lo spirito di reazione latita e gli sguardi si abbassano. Una situazione sicuramente figlia di un avvio stagionale infelice e sfortunato. In un periodo del genere, rientra probabilmente nel naturale corso degli eventi che i giocatori siano un po’ più umorali e timorosi, soprattutto i più giovani. Ma il valore di un gruppo, staff tecnico compreso, si calibra proprio nella capacità di scavare dentro sé stessi per trovare quello che manca.

Più precisamente, non quello che manca sempre e del tutto, ma ciò che viene fuori troppo poco e troppo di rado. Una colpa in più, se vogliamo. Perché, nonostante la sconfitta, non possiamo far finta di non aver visto la Pistoia grintosa di Scafati. E a maggior ragione, non possiamo far finta di non aver visto la Pistoia dei primi due quarti di ieri sera. Nessuno colpevolizza la squadra per la ridotta qualità offensiva, il talento realizzativo di Derrick Marks è raro e pertanto difficilmente rimpiazzabile. Ma gli alibi, che meritatamente coach Carrea ha sempre voluto accantonare, terminano quando le manchevolezze sconfinano nell’ambito del carattere e dell’attitudine competitiva.

DIFESA

Nel primo tempo i padroni di casa coprono bene il pitturato, arginano gli 1 vs 1 degli avversari ed eseguono i cambi difensivi con diligenza. I mismatch che si creano sui blocchi vengono affrontati con coraggio e sfacciataggine, lo dimostra Della Rosa che tiene con tenacia in difesa sul post. Poi però il livello si abbassa vertiginosamente. Troppo lo spazio concesso a Sherrod per i suoi slalom in area, con il centro ex Napoli che si aggiudica il duello con Deshawn Sims. Cento appena può alza il ritmo con il proprio marchio di fabbrica, il “Run and Gun“. Il miglior interprete del copione è Fallucca, tiratore mortifero dall’arco che la difesa avrebbe dovuto marcare più a specchio, complicandone le ricezioni. La GTG Pistoia Basket è fiacca e distratta a rientrare e soffre la verve in transizione degli ospiti. Spesso si dimentica di tagliare fuori le maglie rosse, che nei momenti clou fanno la voce grossa a rimbalzo offensivo accentrando sempre di più nelle proprie mani l’inerzia della gara. Un sussulto di pressing nell’ultimo quarto non basta per tornare in partita.

ATTACCO

Risalta all’occhio la poca convinzione nelle conclusioni piazzate dalla lunga distanza. In parte lo testimonia il 4/16 (25%) da tre, ma non solo. Ad essere ancor più significativo è come la squadra giunga al tiro da fuori. Salvo rare eccezioni, Pistoia ci prova da tre punti solo come ultima spiaggia. Quando non si trovano altre soluzioni, chi si ritrova con la patata bollente nelle mani la scaglia verso il ferro. Se usate in queste modo, le triple non possono andare a bersaglio. Dentro l’arco le spaziature sono risicate, visto che le difese avversarie (non solo Cento, come afferma Carrea nel post-gara) si preoccupano innanzitutto di ostacolare in avvicinamento Sims e Poletti. Non a caso i lunghi continuano ad avere difficoltà sotto le plance, costretti alla guerra ogni domenica. I big-men titolari giocano 1 vs 1 troppo statici e prevedibili, finendo spesso per forzare.

Mentre Riisma rimane più in ombra rispetto alle precedenti prestazioni, gli unici a sfrecciare verso il ferro sono i soliti Saccaggi e Wheatle. Quest’ultimo continua ad essere un fattore quando da 4 attacca il difensore in velocità, tanto che sarebbe quasi da insistere con giochi a lui dedicati. Non trovando nel catch and shoot il suo cavallo di battaglia, l’anglo-italiano rimane un po’ sprecato quando finisce relegato negli angoli. “Sacca” invece si mette in mostra in penetrazione e in pick and roll da manuale, quando crea separazione col difensore per l’arresto e tiro. A volte tiene troppo la palla in mano, ma è sempre tra gli ultimi a mollare. Serve un attacco che diventi più sistema e riduca le singole scorribande. Le iniziative individuali sono sicuramente fondamentali, ma lo sono ancora di più nella misura in cui vengono calate in una macchina offensiva che le valorizzi.

METTERCI LA FACCIA

L’allenatore si è preso le proprie responsabilità, lo ha fatto nella conferenza stampa post-gara. Ma non solo, ha chiesto di farlo anche ai suoi ragazzi. In effetti, ripartire da una presa di coscienza comune è sempre una buona idea. Guardare in faccia la realtà. Lo sforzo emotivo-agonistico prodotto finora non è bastato, ne serve tanto altro. Di solito nei momenti bui ci si affida alle cosìddette figure leader. Se i giocatori si fidano del coach, argomento per adesso fuori discussione, ovviamente la guida in panchina è quella principale. Di conseguenza, qualche sana e sempreverde dose di collera potrebbe aiutare, soprattutto se arrivasse da parte di un tipo come Michele Carrea, che dà l’impressione di non perdere mai il proprio aplomb.

Certo, prestando al contempo molta attenzione a non girare il coltello nella piaga. Per gli atleti, sentire la fiducia dell’autorità tecnica riveste un’importanza capitale. E poi serve qualche riferimento in campo. In questo senso, Saccaggi è l’uomo che parla più di tutti e con tutti. Raccoglie i compagni, li motiva, cerca di mantenerli uniti. Se a lui facessero più eco gli esperti Poletti e Sims, oltre a capitan Della Rosa, i giovani avrebbero meno probabilità di sentirsi disorientati. Le due facce del Pistoia Basket devono confluire in una sola, quella migliore possibile. Per farlo, stringere vicendevolmente le maglie e gli animi, l’obiettivo maestro di una GTG fin qui troppo brutta per essere vera.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

1 commento

  1. Parole, solo parole: eleganti, belle, messe al punto giusto, ma sono parole. A casa mia la responsabilità è una cosa seria e bisogna dimostrare con i fatti, ciò che sei. Non si attraversa la Mauritania senza scorte di acqua. Auguri!

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