Un passato da ultras del gruppo Red Devils, l’imprenditore Francesco Becagli si racconta a tutto tondo tra passione e tifo col Pistoia Basket nel cuore
Legato alla città quasi a tutto tondo, trasversalmente alle sue tante attività di ristorazione e non solo, Francesco Becagli è stato per anni ultras del Pistoia Basket, seguendo fedelmente i colori biancorossi per larga parte della sua vita nel gruppo organizzato dei Red Devils. “La Degna Tana”, birreria e ristorante in Piazza della Sala, è il luogo dove lavora al pubblico e forse quello maggiormente relazionabile al mondo del basket, tanto da aver spesso ospitato presentazioni della squadra, vedi l’incontro di qualche mese fa con Carl Wheatle.
«Mi occupo di società che investono nel mondo della ristorazione. La Degna Tana è il luogo dove lavoro al pubblico ma ho altre attività in cui il mio ruolo è più defilato – ha spiegato Becagli – Nel frattempo lavoro anche vicino al mondo dello sport, sia nel basket, per la precisione al palazzetto, che nel calcio. Credo di essere una figura vicina alla città. Professionalmente legato al mondo della birra, riporto nella vita di tutti i giorni l’aggregazione tipica del birraio. Mi piace stare vicino ai progetti della città, sono presidente del Comitato Cittadino. Il mio legame con Pistoia è molto forte e sentito. La sponsorizzazione nel Pistoia Basket è un contributo delle mie aziende principali: La Degna Tana, la Barberia e la Fortezza. Queste attività hanno la capacità di dare anche dei servizi alla squadra. Sono tre ambienti in cui si respira basket e siamo vicini a quel mondo».
UNA VITA DA TIFOSO
Un mondo, quello del basket, vissuto da Becagli per lungo corso nella curva biancorossa, seguendo con passione la squadra in tutta Italia. Un amore per questo sport nato fin da piccolo, coltivato tra le mura domestiche e sfociato nel tifo organizzato. «Mi piace il basket praticamente da sempre. Fin da piccolino, quando giocavo nel garage di casa – ha raccontato – Sebbene a livello agonistico abbia avuto una breve esperienza di soli 3 mesi, avendo fatto più carriera sportiva nel calcio, sfiderei tutti al tiro. Al basket mi lega una grande passione come tifoso. Il mio movimento ultras, partito dal calcio, si è spostato alla pallacanestro dove avevo grandi amicizie. Con la riapertura della curva, nel 2002 nacquero i Red Devils. Un gruppo magari meno chiacchierato ma autore di una grande ripartenza al tempo, tanto che le nostre figure sono riconosciute ancora oggi. Anche nei momenti più difficili per la squadra ci siamo stati sempre, sono stati 7 anni molto belli. Con il ritorno della squadra in A2, e fu proprio questo il nostro limite, cambiò la concezione del tifo. Noi forse avevamo troppe regole e la Baraonda fu più adatta a quel momento».
Lo scioglimento dei Red Devils nel 2009 non ha però allontanato Becagli dai colori pistoiesi, portandolo a frequentare ancora oggi assiduamente il palazzetto sebbene in altra veste. Il PalaCarrara è ancora la sua casa, così come inalterati restano i sentimenti provati nei confronti della squadra. Il suo cuore ragiona ancora da ultras e il suo desiderio sarebbe quello di continuare la tradizione della curva Pistoia nel tempo, per non disperdere quanto lasciato dai gruppi precedenti. Nonostante un inizio non scoppiettante come presenze. «Il PalaCarrara è e resta un palazzetto caldo. Ci sono cinque generazioni di ultras presenti, la stessa Baraonda è ancora forte anche con i suoi elementi più grandi. Devo ammettere che sono bravi, stanno facendo un percorso non banale in un momento di incertezza societaria. Non solo si stanno mantenendo ma sono entrati anche molti giovani nuovi a riformare il guscio. Mi piacerebbe per questi giovani che si trovassero anche momenti per parlare della storia del tifo a Pistoia. Come quelli che ci sono stati prima hanno tramandato la cultura curvaiola della città, così i nuovi che hanno ricevuto questo testimone vorrei proseguissero questa staffetta in vigore fin dagli anni ’70».
Il palazzetto resta per lui un luogo ardente, in cui basta una semplice scintilla ad infiammare un’intera tifoseria. «Il nostro tifo resta caldo anche se in questo momento lo definirei “depresso” – ha ammesso – Ci sono anni di picco e anni in cui la tensione va ricreata. Siamo stati bravi a non sparire ma adesso va riaccesa la scintilla, per la quale io credo serva anche poco. L’ambiente sa scaldarsi facilmente. La società deve essere capace di coinvolgere ancora di più certe parti della città. La scomparsa di Maltini ha lasciato un vuoto come figura riconosciuta da tutti. Massimo Capecchi forse tiene alla squadra ancora di più, ma la società, pur facendo benissimo in questi anni, dovrebbe a mio avviso cercare di riavvicinare ancora di più la gente al mondo del basket».
VOGLIA DI PROMOZIONE
Idee chiare e pensieri netti, Becagli non ha dubbi nemmeno sulla stagione in corso. Pistoia, prima in classifica nel Girone Rosso di A2, non deve avere altro obiettivo che non riguardi una promozione diretta ed un tanto atteso ritorno nella massima categoria del basket nazionale. Un nucleo di persone prima che giocatori, fortemente legate tra di loro, la cui coesione si riflette in partita ancor più che del lato tecnico. «Dobbiamo andare su. Punto. Questa categoria non ci appartiene – ha affermato – Soltanto dando continuità alla squadra, confermandone gran parte del gruppo, è stata messa in piedi una squadra molto forte. È possibile che con un paio di innesti di livello, con un roster del genere ci si possa salvare anche in A1. Vero che è un’altra categoria ma il gruppo fa tutta la differenza. A mio avviso in passato abbiamo avuto squadre peggiori in A1 con le quali siamo riusciti a ottenere la salvezza. La squadra è forte da un punto di vista umano oltre che tecnico. In un gruppo così coeso riescono ad emergere tutti e i più bravi trascinano anche quelli meno bravi. Funziona così anche sul posto di lavoro, come può accadere in una birreria ad esempio. Gianluca Della Rosa sta facendo di tutto per rafforzare questo legame ed in campo si vede. Li vedi uscire insieme in centro, scherzare e agire da squadra anche fuori dal campo. Non si avvertono disguidi anche in momenti più complicati della partita, i ragazzi sanno mantenere un’alta concentrazione anche nelle situazioni peggiori. Copeland è arrivato da poco ma si è integrato subito bene. Se riesce a mantenere una certa continuità, lui e Varnado sono una coppia potenzialmente da quasi 50 punti».
Un grande spessore umano del gruppo derivante dal meticoloso lavoro portato avanti da Nicola Brienza e il suo staff, cui uno dei maggiori riconoscimenti riguarda proprio la creazione di un nucleo solido. «Come dicono tanti allenatori di basket, le partite le vinci difendendo prima di tutto. Ovviamente poi devi buttarla dentro ma la difesa è la base. Non entro nel lato tecnico, ma posso dire che la mia idea è che Nicola Brienza stia dando polso all’ambiente. Dice le cose giuste al momento giusto, gestisce lo spogliatoio capendo i caratteri di ognuno. Ci sono stati grandi allenatori che non sono riusciti a dare questa amalgama. Un’unione così la trovi con un allenatore in coerenza con la squadra. La vera forza di Pistoia adesso è questa».
IL GEMELLAGGIO CON CENTO
La capolista Pistoia, reduce da sei vittorie in fila, si presenterà a Cento per il big match della 10a giornata di A2. Al PalaBenedetto sarà una sfida dal sapore particolare, soprattutto per il passato che lega le due piazze, le cui tifoserie sono state legate da un sentito gemellaggio proprio ai tempi dei Red Devils di cui Becagli faceva parte. Pur ricordando l’amicizia tra le due tifoserie e la difficoltà della gara, per Pistoia è una ghiotta possibilità di proseguire la striscia positiva e mettere un altro mattoncino verso l’agognata promozione.
«La partita di Cento sarà durissima. La piazza è sempre stata rognosa, hanno un passato importante tra A2 e B – ha detto – Un ambiente caldo e non grandissimo, tanto che con poche persone si alza e di parecchio il livello del tifo. In più noi abbiamo avuto un gemellaggio storico con Cento e a volte laddove ci sono buoni rapporti all’esterno il rischio è di sottovalutare la gara. Un’amicizia tale che da ultras dico che se devo lasciare due punti per strada li lascio più volentieri a Cento che altrove. Pistoia ovviamente non deve aver paura di nessuno. Due giornate fa a Udine si è vinto largamente, dunque puoi andare a Cento e sbancare il palazzetto. Andando avanti sappiamo che potrà arrivare il momento del crollo dopo queste sei vittorie di fila. Speriamo sia il più in là possibile ma sono convinto che questo gruppo in caso di scivolone saprà riprendere il proprio cammino da dove l’aveva interrotto. A mio avviso abbiamo tutte le carte in regola per salire di categoria».



