Pistoia Basket: Lucchesi lascia, «ma il cuore è biancorosso»

Il braccio destro di Maltinti e Capecchi, Ivo Lucchesi, lascia l’incarico di vicepresidente: «La nuova dirigenza è competente e ama la città, saprà camminare con le proprie gambe»

Ivo Lucchesi non è più vicepresidente del Pistoia Basket, una carica che in tempi recenti si era spartito con Alberto Peluffo. Storico dirigente biancorosso, ma vicino alla società anche in epoca Olimpia, Lucchesi lascia con la promessa di rimanere al fianco della squadra e della società e soprattutto con la consapevolezza che adesso la “nuova” dirigenza può camminare con le proprie gambe. Il saluto di Ivo – pedina fondamentale (anche) per la gestione degli sponsor – è l’ultima tappa di un rinnovamento societario iniziato con la decisione di Roberto Maltinti di lasciare la carica di presidente, a cui ha fatto seguito, in estate, anche l’uscita di Giulio Iozzelli.

«Non ho preso questa decisione a cuor leggero – così ha iniziato Lucchesi dopo i commossi ringraziamenti di Massimo Capecchi -. L’ho maturata tempo fa e chi mi è stato vicino lo sapeva. Il periodo che va da maggio a settembre è quello in cui la società lavora di più e l’avrei messa in difficoltà ad andarmene prima».

Ha poi spiegato le motivazioni dietro la sua decisione. «Questo lavoro è diventato troppo stressante e troppo faticoso, vista anche la mia età. Le energie diminuiscono e mi pare arrivato il momento giusto per farmi da parte. Ma non alzo certo bandiera bianca: il mio cuore è biancorosso e mi vedrete spesso in questo palazzetto. La società si è riorganizzata – ha continuato – ci sono persone serie, che amano lo sport e la città e che hanno delle competenze. Adesso possono camminare con le loro gambe».

Lucchesi è stato il braccio destro di Maltinti per anni – «un rapporto fraterno» – un legame di arricchimento reciproco e di condivisione di momenti belli, soprattutto, e meno belli. E di decisioni, anche dolorose. «Roberto ci manca tanto. La sua capacità di tenere tutti uniti era fondamentale. Per questo ho soprattutto ricordi belli: dalle situazioni brutte riuscivamo sempre ad uscire lavorando tutti insieme». «Ogni venerdì – ha raccontato – Roberto portava i giocatori italiani a cena fuori. Era un rito. A volte incontravamo nello stesso posto anche qualche americano, lo salutavamo, ma non si sedeva con noi perché sapeva di questa “tradizione”». Una maniera di fare gruppo che si è riversata, per anni, anche sui risultati in campo: «Un giocatore che si trova bene rende 6 anche se è da 5. E viceversa». Ivo ha lasciato la sua carica con un ultimo aneddoto, che fa ben capire quanto conti a Pistoia la dimensione umana. «Poco tempo fa Laquintana ha fatto una bella partita con Milano e allora l’ho chiamato. Gli ha fatto tanto piacere, ha detto che se Roberto fosse stato vivo di sicuro l’avrebbe chiamato».

A margine della conferenza, il presidente Capecchi ha parlato del momento della squadra. «Per il secondo anno partiamo 0-6. Non è facile, anche se ho visto dei miglioramenti e sono fiducioso. Vi assicuro che la squadra slegata che ha affrontato Roma non la rivedremo più». I due, poi, si sono uniti nel chiamare a raccolta Pistoia: «La società può anche operare bene, però c’è bisogno che la città in tutte le sue articolazioni, dalle istituzioni al pubblico, ci segua. Solo in questo modo avremo la certezza che stiamo lavorando per una buona causa».

Matteo Lignelli
Matteo Lignelli
Giornalista pubblicista e laureato in Lingue e Letterature Straniere all'Università di Bologna. Scrive per Pistoia Sport, Giornale di Pistoia e Corriere Fiorentino

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