Pistoia Basket in trasferta a Brescia per l’undicesimo turno. L’obiettivo è quello di giocare una partita solida di gambe e di testa. Ma ancora una volta la fortuna non è dalla parte della OriOra
«Stavolta ci troviamo di fronte due muri». Michele Carrea ripropone la metafora del “muro” per presentare la trasferta che vedrà impegnato il Pistoia Basket domenica 8 dicembre alle 12 al PalaLeonessa di Brescia.«Il primo è la qualità di Brescia, che per ora in casa ha perso solo contro la Virtus Bologna. Il secondo è la nostra incapacità di performare in trasferta». E proprio questo sé il punto focale, perché un’altra “Brindisi” non sarebbe accettabile.
«Quel che è successo nelle ultime trasferte – spiega il coach della OriOra – è dovuto a un approccio negativo e a limiti strutturali, cioè di esperienza e qualitativi. L’entità del problema ci è sembrata talmente enorme che non siamo riusciti ad andare oltre. Sbaglia chi crede che andiamo in gita, abbiamo sofferto molto dopo quella partita. Adesso è arrivato il momento di svoltare: vi assicuro che se non iniziamo a vincere anche in trasferta non ci salveremo!».
«Aggiungo che per qualche “congiuntura astrale” abbiamo sempre giocato fuori casa con problemi di organico». E la gara sul parquet di una rivale storica non sarà da meno visto che Brandt non prenderà parte alla sfida. L’australiano è partito per Brescia, ma un problema alla schiena accusato in settimana lo dovrebbe costringere al forfait.
Se Carrea sarà costretto a schierare il quintetto basso che tanto bene ha fatto contro Venezia, l’assenza di Brandt apre scenari preoccupanti nel pitturato. «Di Brescia non mi spaventa la taglia -risponde – quanto la profondità del roster. C’è una differenza abissale tra i roster di chi fa l’Europa e chi non la fa. Come se fossimo due campionati diversi, in Legadue la forbice c’è, ma è più ristretta. In meno di una settimana, poi, hanno sostituito un giocatore infortunato (Silins per Horton, ndr). Non devi leggere la partita, ma un romanzo».
«Senza Brandt – conclude – saremo costretti a prenderci più rischi. Servirà più coraggio, più durezza, più disciplina. Giocare una partita tattica sarebbe controproducente: dobbiamo prendere fiducia da ciò che sappiamo fare meglio e rimanere concentrati su noi stessi, senza uscire mai dalla partita».



