Pistoia Basket, Paolo Moretti allenatore del decennio: «Quanti ricordi…»

L’intervista esclusiva a Paolo Moretti, eletto allenatore del decennio 2009-19 del Pistoia Basket: «A Carrea auguro di essere l’allenatore del prossimo»

Paolo Moretti la mette sulla “quantità” e in effetti un quasi settennato in dieci anni è tanta roba, roba da vero Presidente della “Repubblica biancorossa dei canestri”. Ma anche lui, l’allenatore del decennio 2009-19 scelto dai tifosi del Pistoia Basket tramite il nostro sondaggio sul miglior quintetto degli anni ’10 del Duemila, sa che la qualità di quelle stagioni ha superato di gran lunga la quantità. Tanto da cancellare nella memoria i momenti difficili che pur ci sono stati, la crisi del settimo anno che ha interrotto con qualche strascico il matrimonio rimesso insieme qualche mese fa, sui cocci di una stagione praticamente già andata. Tanto da battere l’altro allenatore che per adrenalina servita, Vincenzo Esposito, non è certo stato da meno.

Da Reggio Calabria dove si è rimesso in gioco in una piazza gloriosa franata in Serie C Silver, commenta con gratitudine il riconoscimento simbolico ma importante che il popolo biancorosso gli ha tributato.

Paolo Moretti, allenatore del decennio del Pistoia Basket: che effetto fa battere la concorrenza?

«Mi ha fatto riaffiorare alla mente tanti bei ricordi. Sono molto contento ma non l’ho vissuta come una gara, credo che non ci siano né vincitori, né vinti. A parte Ramagli che è un ottimo allenatore ed è stato sfortunato ad arrivare a Pistoia in una contingenza negativa, a Carrea auguro di essere l’allenatore del prossimo decennio. Penso che sia stata soprattutto una questione di quantità: a Pistoia ho vissuto tante cose belle, dalla prima salvezza, all’emozione di portare Fucka e Galanda, i clamorosi playoff con Brindisi, la promozione, la sfida playoff con Milano nel primo anno di A1 e anche l’ultimo anno. Il nono posto insieme allo scudetto Under 17, nato da un progetto che ha portato ad un’altra finale Under 19 e a vedere tanti ragazzi del vivaio di Pistoia che giocano in giro per l’Italia».

Wanamaker, Hardy, Hicks, Galanda: gran parte del quintetto del decennio lo conosce bene. È d’accordo con la scelta dei tifosi?

«Sì e anche della scelta di Kirk, che ho affrontato da avversario ed è stato dominante. Penso sia stato scelto il valore assoluto dei giocatori, anche alla luce di quello che hanno fatto fuori Pistoia. Gek e Hicks sono arrivati qui dopo una carriera straordinaria, Hardy e Wanamaker hanno fatto strada».

Questi due, il ragazzo del Bronx e il play oggi in Nba, sono due delle scommesse più fruttuose vinte dal Pistoia Basket. Come arrivaste a loro?

«Ogni situazione è diversa, dico solo che quando si fanno delle scelte dietro c’è un lavoro lungo di colloqui, studi, telefonate, pensi a come incastrarlo. Tante cose da valutare, ma l’efficacia delle nostre scelte è sempre stata il concerto dietro e, alla fine, devo dire che tra me e Giulio (Iozzelli, ndr) l’ultima parola è sempre stata concessa a me».

Moretti determinante, se non decisivo nell’arrivo di monumenti del basket italiano come Gregor Fucka e Gek Galanda…

«Sicuramente il mio rapporto umano con loro è stato fondamentale per aprire quelle porte, poi il merito va ai manager e ai sacrifici fatti dalla società per portarli qui. Che loro abbiano trovato in Pistoia quello che gli dicevo, cioè che non si potevano trovare male, è stato ed è sotto gli occhi di tutti».

Nel suo messaggio social di ringraziamento ai tifosi, ha indicato altri nomi di giocatori chiave per la sua esperienza a Pistoia…

«Certo il quintetto di italiani. Come non citare Fiorello Toppo, l’anima dei miei anni a Pistoia. All’inizio, e lo dico tra mille virgolette, è stato anche “sopportato” da me. Perchè è un giocatore talmente atipico che, nonostante le sue doti di generosità e il carisma del lottatore, andava trovato il giusto complemento. E alla fine questo si è trovato al massimo in quella coppia straordinaria formata con Gek Galanda, una coppia che ci dava la possibilità sia in attacco che in difesa di avere tante soluzioni di grande impatto. Gli altri hanno reso un servizio alla maglia speciale. Non dimenticherò mai che Gregor ha chiuso la sua incredibile carriera in una cena con tutti noi a Montecatini, a volte la notte mi sogno ancora quella bomba di Cortese che indirizzò gara5 contro Brescia. Filloy l’ho rivoluto quando non sembrava quel gran giocatore che è oggi e Meini, che non è stato facile portare a Pistoia, ha fatto innamorare tutti».

Ha citato anche altri due pezzi da novanta: Bobby Jones e Ja Juan Johnson. Perchè?

«Uno per quantità, l’altro per qualità meritavano assolutamente una citazione».

Dopo tutto questo e molto altro, com’è rimettersi in gioco in Serie C dove la sua Viola è prima in classifica?

«In estate non ho avuto nessuna proposta né dall’A1, né dalla Legadue e io non volevo stare fermo, volevo continuare a costruire che poi è quello che fa l’allenatore. A fine luglio quando ero sicuro di rimanere al palo, ho trovato la forza, grazie anche alla spinta di un vecchio amico di rimettermi in gioco. Tutti quelli che mi incontrano mi chiedono “perchè?”. E io rispondo che c’è un progetto, sto cominciando a formare la base per riportare la Viola a grandi livelli. Si sono avvicinati tanti sponsor e il trust è cresciuto, dopo il mio arrivo».

Segue il campionato di Serie A1 e Pistoia?

«Certo, direi che il bicchiere è mezzo pieno. A metà campionato, una squadra è dietro, non credo sia banale in una lotta così dura. I competitor sono importanti, il mercato può cambiare le cose e non sarà facile ma Pistoia è lì a giocarsela. Vuol dire che finora si è lavorato bene ma che bisogna stare in trincea». 

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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