«Pistoia spero che per lui sia un’occasione di riscatto e un trampolino di lancio» così Sacripanti sul nuovo coach della GTG
Passerà agli annali la missione compiuta da Pino Sacripanti e i ragazzi della Gevi Napoli. Il coach canturino ha riportato Napoli in A1 dopo 13 anni con una stagione sempre in vetta alla classifica, una Coppa Italia in bacheca e una cavalcata poderosa infilando dopo Pistoia (inchinatasi alla fine alla squadra che ha vinto il campionato), Ferrara e Udine nei playoff.
Pino Sacripanti che oltretutto è arrivato al cuore dei tifosi biancorossi con parole al miele per una piazza di cui è sempre stato un “carissimo” nemico in sfide indimenticabili, è anche il padre “cestistico” di Nicola Brienza. «Li ho tirati su tutti e ora ci fanno concorrenza – scherza il più esperto dei tecnici della storica scuola canturina -. Io l’ho preso piccolino da giocatore ed insieme abbiamo vinto due scudetti a Cantù nella categoria che allora si chiamava Allievi e oggi è l’Under 17. Poi nell’anno da juniores ha avuto un infortunio importante. A me dispiaceva un casino vedere un ragazzo animato da tanta passione che non poteva più giocare e allora gli proposi, di venire con noi in panchina. Era la stessa cosa che venne fatta a me alla sua età, ma io non mi ero fatto male, ero proprio “sfigato”».
«Non sono social – ha evidenziato Pino Sacripanti che si definisce un coach vecchia maniera – non faccio piroette durante le conferenze stampa per essere comunicativo. Se Brienza ha fatto questo lavoro, è merito o colpa mia – sorride il tecnico di Napoli – io lo presi subito come assistente quando passai in prima squadra, poi lui a Cantù è stato vice anche di altri importanti allenatori come Dalmonte e Trinchieri. Prima era “sacripantiano” come allenatore, ma da ragazzo intelligente qual è ha preso il meglio da tutti. Pistoia spero che per lui sia un’occasione di riscatto e un trampolino di lancio».
Dopo tanti anni da vice alle spalle, Brienza cerca la consacrazione come capo allenatore dopo l’esonero di gennaio che ha interrotto l’esperienza a Trento: «Nicola è un grande studioso di pallacanestro – prosegue Sacripanti – ha una sua forte identità, un suo modo di far giocare le squadre, ovunque va cerca di mettere in pratica le sue idee. Pistoia può rappresentare un ottimo banco di prova per la sua carriera di capo allenatore, una piazza genuina dove ti devi saper calare con elasticità. Come succede ovunque. Quando andai a Pesaro, per la prima volta fuori Cantù pensai che non cambiasse niente. Non era così. In questo io vedo uno scontro generazionale con i giovani allenatori: io ripeto a tutti loro, che sono molto preparati, bravi con l’informatica, che poi ci vuole il pragmatismo del campo. C’è la teoria e c’è la realtà».
Una delle caratteristiche di Sacripanti è sapersi calare nelle situazioni: «Avevo detto al mio agente che in A2 non sarei mai sceso se non per Cantù o per una grande città come Napoli, un posto in cui perdersi, lasciarsi affascinare come da una bella donna. E’ stata una scommessa coraggiosa, a volte durante questo anno complicato la rimpiangevo ma ora c’è un’intera città che ci segue. Siamo riusciti ad andar su in un anno e non perché fossimo i più forti, ma sicuramente perché siamo stati i più bravi dimostrando impegno, serietà e dedizione. Non ci siamo mai nascosti e abbiamo lottato con l’orgoglio di voler raggiungere il risultato, pronti all’A1 a cui ci avvicineremo con grande umiltà».


