Il dilemma amletico del Pistoia Basket, tigre furente con Cantù e gattino inerme contro Brindisi. All’orizzonte tre gare risolutive
Trascorse le prime dieci giornate di campionato, tutti si chiedono lecitamente quale sia la vera faccia del Pistoia Basket. Quale sia la sua identità caratteriale, più che tecnica, e quindi quale possa essere il suo ruolo in campionato.
Dove ha ormai da anni dismesso quel bellissimo vestito della Cenerentola che cerca in tutti i modi di intrufolarsi al ballo, come quando ad accompagnarla sulle scale reali erano ora Paolo Moretti (nel suo settennato e non nell’opaca appendice), ora Vincenzo Esposito. Ma dove non vuole nemmeno rimettersi quelli della pecora nera cucitisi addosso la scorsa stagione.
Non lo vuole nessuno: non lo vuole l’ambizioso, preparato e schietto Michele Carrea, non lo vogliono i ragazzi che almeno fino ad una settimana fa erano sembrati pronti a far vedere che non sono in questo campionato per caso e non lo vuole la piazza naturalmente.
Eppure ad un terzo del cammino della sua vita nel campionato di A1, l’OriOra di Michele Carrea non ha ancora fatto capire che squadra è. É la squadra che si avventa su ogni pallone con gli occhi della tigre e mostra le unghie come contro Cantù? O quella che – come un gatto sornione – apre ogni tanto le palpebre senza opporre resistenza a ciò che succede intorno sia pur nel pieno della tempesta di punti scatenata da Brindisi?
Da questa risposta, come ha detto Luca Silvestrin, doppio ex della prossima sfida in via Fermi tra Pistoia e Venezia, passa gran parte di questo campionato. E giocoforza del futuro di Pistoia come unica basket city toscana, che necessita un rilancio come ben spiegato dal direttore di Pistoia Sport Federico Guidi.
Un rilancio naturalmente fuori dal campo al quale chi di dovere (la società) deve lavorare. Qualcosa si è mosso, ma non può essere sufficiente anche perché nessun rilancio nello sport può prescindere dall’entusiasmo. Che non ha a che fare solo con i risultati sportivi e solo con le vittorie, ma sicuramente con le emozioni che vengono dal campo.
Campo che come sempre sarà il banco di prova, per capire la risposta all’amletica domanda sull’OriOra tigre o gatto. Un banco di prova difficile per la squadra di Carrea che dopo esser stata sballottata dall’ottovolante azionato da Frank Vitucci, dovrà dare un segno di riscossa nel prossimo trittico di fuoco che inizia contro i campioni d’Italia di Venezia, prosegue in quella che sembra esser già una casa perfetta per il genio cestistico del Diablo a Brescia e poi contro Cremona del ct azzurro Sacchetti. Dopo ci sarà la sfida sotto l’Albero contro Pesaro, ma per dismettere i panni della pecora nera e ambire a quelli molto più divertenti del guastafeste, sarà troppo tardi.
A proposito della sempre suggestiva sfida alla Reyer, squadra che negli ultimi tre anni ha soffiato lo scudetto ai favoriti d’obbligo, società (una delle più antiche d’Italia) con una storia romantica e passionale tanto da avere tanti tifosi anche lontano dalla Laguna nonostante una bacheca meno forbita delle big della nostra retina.
Sfidare i campioni d’Italia, affrontare fuoriclasse come Daye o Bramos, ritrovare un figlio adottivo come Filloy che anche grazie a Pistoia è passato da anatroccolo a cigno del basket azzurro, non può che essere una sfida stimolante per chi andrà in campo in maglia biancorossa. E per una piazza che non può che essere orgogliosa di sfidare i campioni d’Italia.



