Domenica 6 ottobre la gara tra Pistoia Basket e De’ Longhi Treviso al PalaVerde, storico tempio del basket tornato nella massima serie nazionale
Ritorno a Benetton palace, venti anni dopo: solo per questo, la trasferta del Pistoia Basket a Treviso non può essere una gara qualsiasi. Perchè se l’importanza dei primi due punti in palio per l’OriOra (come per la matricola di casa), ricorda quanto sia importante il presente, giocare al PalaVerde è sempre fare un tuffo nella storia sportiva di questo paese. Figuriamoci se Pistoia ci torna dopo venti anni, precisamente dal 27 gennaio 1999 quando la Benetton di Obradovic schiaffeggiò per 79-66 la Mabo ormai avviata alla retrocessione e alla scomparsa con la vendita del titolo.
Anni d’oro quelli per la Treviso del basket ma non solo visto che, per trent’anni dagli anni ’80 al 2012, la capitale del prosecco è stata una delle cittadelle dello sport più efficenti e vincenti non solo d’Italia ma d’Europa. Un ciclo d’oro quello legato ai colori (il vecchio biancoverde oggi trasformato dalla nuova società trevigiana in biancoblù) ma soprattutto ai soldi della famiglia Benetton, oggi fuori da tutto se non dagli impianti sportivi di una città cresciuta a misura di atleta. “Stare a Treviso è come stare in grande campus di un college” disse qualche anno fa Raphael Gaspardo, rendendo bene l’idea di come gli atleti di famiglia Benetton (basket, pallavolo e rugby) fossero coccolati tra la Ghirada e il PalaVerde. La prima, casa delle giovanili di basket e volley immersa in un grande parco compreso di esercizi commerciali, biblioteca e sale convegni, il secondo il grande palazzetto posto nel verde di Carità di Villorba. Costruito nel 1982 dai Benetton per le loro squadre e tuttora gestito da società legate al gruppo, il PalaVerde ha 5350 posti a sedere, andati sold-out due settimane fa per il grande ritorno di Treviso (targata oggi De’ Longhi) nella massima serie in una sfida evocativa di altri fasti contro Milano.
Il PalaVerde è stato e rimane uno tra i primi impianti privati d’Italia, che ha fatto parlare dei Benetton anche oltre lo sport visto che la famiglia dei magnati del tessuto ormai molti anni fa si distinse per la concessione – prima di molti enti pubblici – dell’impianto alla numerosa comunità musulmana del Nord Est l’impianto per la festa di fine Ramadan.
Certo le ambizioni sportive della città di Treviso sono cambiate con l’uscita dallo sport dei Benetton, ma la vocazione è inalterata. Quest’anno il PalaVerde torna ad ospitare due campionati di Serie A, con il ritorno nella massima serie della De’ Longhi di Menetti che si affianca alle campionesse d’Italia di volley dell’Imoco Conegliano ospitate nella città capoluogo. Certo non saranno i fasti del passato, quelli in cui canestri, schiacciate e mete “unite nei colori Benetton” portavano a Treviso coppe e campioni, fotografati nelle provocatorie campagne pubblicitarie firmate Oliviero Toscani. Ma Treviso resta comunque una piazza che in sette anni (nel 2012 l’uscita di scena dei Benetton e la ripartenza dalla C Silver), è riuscita a tornare sottocanestro, dalla polvere alla massima serie. Che lustrano quella fila di maglie e trofei issati sopra la curva sud e ricordano che lì ci è passato davvero il meglio della palla a spicchi. Da Massimo Iacopini a Riccardo Pittis, da Roberto Marconato a Massimo Bulleri fino al lancio di Andrea Bargnani e Alessandro Gentile in campo italiano, per non parlare di stelle mondiali come Toni Kukoc, Zeljko ReBraca, Henry Williams ma sono solo alcuni campioni di quell’album di figurine che è la Treviso dei canestri.


