L’infortunio ha complicato la stagione di Tyrus McGee al Pistoia Basket, tra dolore al polso e passaggi a vuoto. Ma nel momento clou ha dato tutto quello che aveva
Dal ritorno in Serie A, non aveva mai giocato al Pistoia Basket un americano con lo scudetto italiano cucito sul petto. Non solo, i giocatori USA con esperienza pregressa nel nostro paese si contano sulle dita di una mano.
In estate questa speciale statistica è stata azzerata, visto che la The Flexx ha puntato forte su Tyrus McGee. Ammirato (solo a metà) da avversario nei quarti dei playoff in maglia Reyer Venezia, lo avevamo visto poco tempo dopo vincere la Legabasket a fianco dell’ex capitano Ariel Filloy. Per poi ritrovarlo al PalaCarrara. Non esisteva, il 9 di agosto, un pistoiese che non fosse al settimo cielo. Anche perché Czyz non si era ancora rotto e il pacchetto italiani era il miglior… bla bla bla.
Bypassiamo le montagne russe e arriviamo al 22 aprile 2018. Il Pistoia Basket ha ottenuto, nonostante il ko a Trento, la salvezza matematica. Nel mare di incertezze in cui navigano i dirigenti biancorossi, aver ottenuto – sul campo – la permanenza in Serie A è uno scoglio a cui appigliarsi. Anche la stagione di Tyrus McGee ha avuto i suoi alti e i suoi bassi e forse alla fine di questo articolo non sarà ancora chiaro se il suo acquisto sia stato azzeccato o meno. In relazione, ovviamente, alla cifra spesa per portarlo in Toscana.
I punti cardine dell’analisi sono tre. La sua miglior stagione dal punto di vista numerico (uno) è stata allo stesso tempo la più tribolata dal punto di vista fisico (due). Si noti che, di solito, avviene il contrario. Il giocatore si è sacrificato per la causa e ha risposto bene quando contava (tre).
Analizzando quest’ultimo dettaglio, dobbiamo ricordare che è stato MVP della 23° giornata. Non una a caso, ma la gara casalinga contro Venezia. Dente avvelenato o meno, battere la capolista ha fatto volare Pistoia nella corsa salvezza. Due punti quando le rivali ci davano per spacciati e l’adrenalina ancora in corpo per mettere sotto anche Torino una settimana più tardi. Contro la Reyer McGee è stato letteralmente incontenibile (29 punti con 30 di valutazione ), segnandone 17 (+6 assist) anche con Torino e nella debacle di Pesaro (+10 rimbalzi). Due vittorie che hanno messo una grossa ipoteca sulla causa salvezza e in cui la guardia americana è stata imprescindibile.
MAGGIOR RESPONSABILITÀ
L’ultimo anno di Ncaa, con la casacca di Iowa State, è scivolato via con un minutaggio medio di 24′. Prima dell’approdo a Pistoia, in Italia non aveva mai giocato così tanto. Ma nemmeno aveva mai avuto un ruolo da titolare (neanche al college). Arrivato in Serie A con la nomina di miglior sesto uomo della stagione Ncaa 2012-13, così lo hanno utilizzato a Capo d’Orlando, Cremona e Venezia. In Sicilia giocava 21′ a partita, l’anno dopo 22’5” e in laguna 20’2”. A Pistoia ha giocato il suo primo anno da senior in quintetto rimanendo sul parquet, di media, 27’5″. Un numero inficiato dai problemi fisici patiti da settembre a oggi.
Questi hanno gettato più di un’ombra sulla sua stagione. Il 22 di ottobre Vincenzo Esposito presenta la gara interna contro Avellino e dichiara: «McGee ha svolto il 20% degli allenamenti». Esplode il caso: l’atleta aveva riportato in precampionato una frattura allo scafoide della mano sinistra e giocare senza tutore a Cremona (decisione arbitrale) non migliorò la situazione. Seguirà l’operazione e lo stop di cinque partite, dalla 5° alla 9° di andata, con rientro a sorpresa contro Pesaro.
Il ritorno è scintillante ma già dalla settimana successiva si capisce che non è al top. Ed è normale che non lo sia quando a metà dicembre affronta Sassari. Non devono ingannare i numeri perché nonostante qualche guizzo che rimpolpa le statistiche manca un leader e mancherà per diverso tempo. A Bologna è fermato dagli arbitri, contro Milano si vede un lampo da quattro triple, ma a un mese dal rientro (anticipato) appare ancora fuori dagli schemi. E psicologicamente è affranto dalla morte dello zio.
Prosegue poi la sua stagione tra alti e bassi, finché con Varese non segna per la prima volta venti punti. La gara vale ne vale quattro, McGee sembra essere quello vero e infatti la sua valutazione (15), fino a quel momento, è la più alta dopo quella dell’esordio a Capo d’Orlando.
SPECIALITÀ DELLA CASA: TIRO DA TRE
Il tiro da tre è la sua specialità. Nel 2012-13, insieme alla finale Ncaa e al titolo di miglior sesto uomo è stato anche il più preciso del torneo dai 6.75m. Quest’anno (fino alla 27esima giornata, lo ricordiamo) ha tirato dall’arco con il 39.6% (il 16esimo del campionato). In Italia ha fatto meglio solo con Cremona. Anche se in 33 partite si è preso 120 tiri e a Pistoia 140 in 22.
Ma la grande differenza sta nel fatto che veniva usato come specialista. Con i biancorossi ha avuto un ruolo ben diverso. Un dato su tutti lo dimostra, l’ effective field goal percentage. In questo calcolo un tiro da 3 realizzato pesa 1,5 volte in più di un canestro da 2 punti. L’eFG% di Tyrus McGee al Pistoia Basket è del 56.5%, inferiore a quello con cui ha chiuso a Capo (58.4%) e Cremona (65.4%). Questo perché è aumentato il suo apporto da due e ai liberi e la sua capacità di giocare con i compagni. A Cremona, dove ha chiuso con effective field goal percentage e true shooting percentage più alte, ha chiuso con 55 assist in 33 partite. Con la The Flexx ne ha fatti 48 giocando 11 match in meno. E mancano ancora tre gare.
Se escludiamo per un attimo i numeri della stagione alla Reyer Venezia, dove era circondato da campioni, diventa importante analizzare il numero di azioni offensive concluse. A Capo d’Orlando aveva utilizzato il 25.86% dei possessi di squadra, a Cremona il 26.50% giocando rispettivamente 6’5” e 5′ in meno di quanto fatto a Pistoia. Dove su 100 possessi ne conclude 24. Questo dovrà dipendere dal polso dolorante, ma anche dalla sua volontà di indossare il vestito che Esposito ha cucito per lui.
COSA I NUMERI NON DICONO
Anzi, una cosa la dicono. Delle 27 partite che ha impiegato la The Flexx per raggiungere la salvezza diretta, McGee ne ha saltate 5 e con Avellino ha giocato 15 minuti. Questo è quello su cui battono i suoi detrattori e qui purtroppo la questione diventa soggettiva. Tra chi dice che con un’altra scelta in sede di mercato non si sarebbe di fronte al peggior piazzamento dal ritorno in Serie A e chi controbatte dicendo che nel momento del bisogno ha risposto bene.
Sono vere entrambe le frasi. Con il fantasma di Tyrus in squadra per diverso tempo e con l’affaire Gordon quando l’affaire Czyz bruciava ancora, tutto faceva pensare a un mercato estivo sbagliato dall’inizio alla fine. Poi però McGee è rientrato e nella salvezza c’è stato tanto del suo.
“Era l’ora” direte voi, “non era scontato” si può controbattere. Soprattutto dopo che è venuto a galla il suo infortunio. A quel punto molte cose hanno avuto una spiegazione e le prestazioni opache si sono trasformate in sacrifici. Ha rischiato molto, questo va detto, ed è stato un professionista vero. Un forte colpo alla mano prima o dopo l’operazione, avrebbe compromesso la sua carriera. Come più volte ha spiegato Esposito. In partita o semplicemente in allenamento. A Cremona, giocando la terza di andata senza tutore o quando ha anticipato il rientro.
Adesso sotto con Bologna, Milano e Brescia. Tre gare, due in casa, per chiudere al meglio l’annata sportiva. Tre gare in cui servirà sicuramente un Tyrus McGee in forma smagliante: se starà bene, anche lui vorrà togliersi delle soddisfazioni. Ma la fase della stagione è delicata, perché per quanto Esposito smentisca ormai Pistoia non ha più niente da chiedere. Per questo, per avere numeri “reali”, abbiamo anticipato questo articolo. Mancano tre gare, dicevamo, per far sì che ognuno decida da che parte stare. Poi tutti al mare, con Un anno di basket redatto da Pistoia Sport da gustare sotto l’ombrellone.



