Carl Wheatle, cestista britannico del Pistoia Basket, così in conferenza: «Gruppo buono con mix di giovani ed esperti. Le difficoltà ci daranno forza»
Dalle telecamere del TGR agli studi di TVL nel giro di pochi giorni. Stiamo parlando di Carl Wheatle, cestista di origini britanniche del Pistoia Basket 2000, che questa mattina ha parlato alla stampa. Carl è, insieme a Della Rosa, uno dei riconfermati del roster dello scorso anno. Per lui inizia la seconda stagione a Pistoia e la quinta sotto la guida di coach Carrea, per il quale Wheatle ha speso parole al miele. Oltre agli argomenti di campo Carl ha voluto esprimere tutta la sua vicinanza al movimento del “Black Lives Matter” dicendo la sua anche sulla nazione in cui vive da ormai sette anni: «In Italia il razzismo c’è ma è più nascosto rispetto ad altre nazioni perché ci sono meno ragazzi di colore».
In apertura Carl Wheatle ha parlato di sé e del suo ambientamento a Pistoia. «Sono qua da due anni e apprezzo moltissimo la città di Pistoia. Purtroppo adesso non passeggiare in centro ma spero di poter tornare a farlo il prima possibile. Parlando del campo invece so che questa stagione sarà fondamentale per me. Avrò un ruolo da leader all’interno del campo e dovrò aiutare il gruppo ad ottenere il massimo sempre». Chi invece ha pochi dubbi sulle qualità di Carl, è coach Carrea: «Siamo al quinto anno insieme e sa cosa aspettarsi da me. In difesa posso coprire più ruoli e offrire una buona intensità. Sto lavorando tanto anche per aiutare la squadra in attacco. Questa stagione sarà fondamentale per me».
A livello di gruppo, il Pistoia Basket, sembra essere messo bene. «Siamo un mix di giovani ed esperti e questo non può che aiutarci – spiega Wheatle. Il nostro roster ci dà possibilità di schierare quintetti più piccoli e rapidi oppure moduli con giocatori più fisici che possono giocare meglio sotto canestro. Dovremo sfruttare al meglio la grinta dei giovani, hanno fame e voglia di fare bene». Un precampionato così però, non ha certo aiutato. «È stato il pre-season più strano e più lungo di sempre. Queste quarantene e questi protocolli ci privano della sicurezza nel programmazione del lavoro e questo è un problema. Nelle gare di Supercoppa abbiamo dimostrato però che questa non sarà una scusa per mollare, anzi. Finché ci faranno giocare saremo uniti e lotteremo insieme».
In chiusura Carl Wheatle, che ha sì origini britanniche ma è di formazione italiana, si è soffermato a parlare del movimento “Black Lives Matter”. Al quale lui stesso ha aderito in prima persona in una marcia durante l’estate a Londra. «Il movimento del Black Lives Matter è importantissimo. Ho tantissimi amici negli Stati Uniti e in Inghilterra che hanno subito attacchi razzisti e quindi ho deciso di scendere in piazza accanto a loro. Può essere l’inizio di un percorso ma la strada è ancora lunga. Certe volte si ha la sensazione che ogni passo avanti se ne faccia due indietro. Basti pensare che in Inghilterra quando avevo 11 anni mi hanno fermato degli agenti solo perché, essendo più alto della media, potevo essere pericoloso. Certi giocatori rifiutano alcune destinazioni non per il livello del basket ma per la paura di un determinato luogo».
E la situazione in Italia, secondo Wheatle, non è migliore ma è soltanto più nascosta. «Il razzismo credo sia presente anche in Italia. Si percepisce meno semplicemente perché ci sono meno ragazzi di colore rispetto all’Inghilterra o all’America. L’esempio lampante sono gli insulti razzisti che arrivano dagli spalti durante le partite. Si tratta di una minoranza di persone ma questo denota comunque la presenza di razzismo. Tra Serie A e A2 sono tanti i cestisti di colore, le Leghe quindi dovrebbero muoversi e intervenire su questo problema».



