Pistoia e Varese, tutte le spine nel rapporto tra club e piazza

Tra le rispettive proprietà americane e i tifosi non mancano gli attriti. Così Baraonda e Arditi, con motivazioni diverse, hanno iniziato lo sciopero

Ciò che sta accadendo nelle ultime ore a Pistoia e a Varese è senza dubbio qualcosa di molto più complesso di ciò che si potrebbe ridurre a uno scontro tra piazze sportive e relative tifoserie. Nel giro di ventiquattr’ore, infatti, la Baraonda Biancorossa e gli Arditi hanno comunicato tramite le proprie pagine la loro decisione di non presenziare fino a nuovo ordine nei rispettivi palazzetti durante le gare. Due gruppi storici, noti per il loro grande attaccamento ai colori, che si sono di fatto posti definitivamente in contrasto con le dirigenze dei loro club, dopo non poche avvisaglie e non poche critiche espresse nei mesi precedenti.

Il parallelismo di per sé, aldilà delle non poche differenze, si presta a mettere in luce un rapporto non semplice, quasi nell’immediato, tra una piazza sportiva storica e una proprietà straniera subentrata dopo anni di gestione cosiddetta indigena. E soprattutto ad emergere sono i dissidi e il malcontento espresso nei confronti delle due rispettive figure a capo delle società. Da una parte Ron Rowan e dall’altra Luis Scola. Due ex giocatori amati e benvoluti dalla piazza, su cui è avvenuto un importante cambio di prospettiva una volta che entrambi hanno iniziato a ricoprire la più alta carica all’interno dei loro club.

Nella visione dei più, Rowan e Scola rappresentano l’uomo solo al comando, da cui passano le decisioni e le strategie interne a due società che hanno visto i loro ingressi come una operazione necessaria, e non solo sufficiente, per dare ai rispettivi club maggior stabilità nel presente e migliori investimenti nel futuro. Il tutto attraverso una visione diversa, in fatto di mentalità, da come molti club di appartenenza italiana hanno lavorato e che, salvo rare eccezioni, si ritrova anche in altre piazze sia di basket così come in ambito calcistico (gli esempi del Milan, piuttosto che della Roma, sono abbastanza lampanti per stare ad alti livelli). Risultati sportivi e altre questioni hanno però presto fatto vacillare la fiducia dei tifosi rispetto alla bontà dei progetti. Insomma, un “trust the process” che è presto caduto sotto la forza delle critiche.

VARESE, AMMUTINAMENTO CONTRO IL “GENERAL”

Partendo dal blasonato club lombardo, la rivoluzione che ha permesso all’ex fuoriclasse argentino di detenere in pratica il 90% delle quote è stato il primo passo verso un rilancio della Pallacanestro Varese. Scola è di fatto proprietario in quanto le percentuali sono divise tra quelle a titolo personale e quelle in mano alla Varese Sport and Entertainment, subentrata a febbraio 2024 e di cui fa comunque parte. Il restante 10% è rimasto diviso tra il consorzio “Varese nel cuore” (da cui VSE ha acquisito il 44%) e il trust “Il basket siamo noi”.

L’obiettivo era, con l’ingresso della società USA, sgravare il club da tutte le questioni economiche extra-campo (ad esempio gestione del palazzetto) e attrarre nuovi investitori. Il tutto permettendo anche entrate extra dall’uso del PalaMasnago per eventi anche non sportivi. A giugno, invece, l’ingresso di PV Ignis, società detenuta in maggioranza dal gigante della finanza Stefano Bonfiglio e al cui interno c’è sempre El General con una quota simbolica: con questo ulteriore passaggio Ignis ha acquisito circa l’11% di quote proprio dall’ex campione olimpico. L’organigramma di Varese vede di fatto Antonio Bulgheroni nella carica di presidente, mentre Scola ricopre il ruolo di amministratore delegato (dal 21 settembre 2021). Nel ruolo di general manager, infine, si alternano ad oggi le figure, in aree diverse, di Zachary Sogolow e Maksim Horowitz.

Un importante movimento di nomi e di operazioni volte a rafforzare la Pallacanestro Varese e rilanciare le ambizioni di un club che negli ultimi anni ha faticato non poco nel massimo campionato italiano. Prima, durante e dopo, stagioni sportive che non hanno mostrato passi in avanti negli obiettivi, con l’unica eccezione del palpitante 22/23 dove la penalizzazione di 16 punti comminata il 13 aprile 2023 costrinse i biancorossi lombardi ad un tour de force per evitare la retrocessione dopo aver stazionato a lungo in zona playoff.

Dal momento in cui Scola si è praticamente imposto come unico proprietario, Varese ha sempre vissuto annate in zona di bassa classifica. In più al General non è stata perdonata nelle ultime due stagioni la vendita a campionato in corso di Olivier Hanlan prima e di Nico Mannion poi. In quest’ultimo caso le fondamenta sportive del 24/25 erano proprio state basate sulla permanenza del Red Mamba. Da uomo solo al comando e con risultati sportivi che non corrispondevano alle ambizioni di rilancio spesso dichiarate, lo strappo con la tifoseria si è consumato definitivamente. Il comunicato degli Arditi, oltre a citarlo direttamente, parla anche di “uno stile americano” in cui i tifosi non si riconoscono, oltre che di una mancanza di umiltà e di autocritica da parte della dirigenza varesina. Ma prima ancora, dopo l’ultima sconfitta con Cremona, all’esterno dell’Itelyum Arena erano comparsi due striscioni recanti parole e toni senza dubbio ancora meno concilianti, tanto da sconfinare nella minaccia.

PISTOIA, NON CI SIAMO MAI TANTO AMATI

Molto più semplice spiegare quanto accaduto a Pistoia nel momento del closing (datato 4 aprile 2024) con gli investitori americani capeggiati dall’ex Olimpia Ron Rowan. La East Coast Sport Group Italia ha rilevato le quote di maggioranza del club che fino a quel momento appartenevano al Consorzio Pistoia Basket City (il 67% che poi è diventato 85% con un aumento di capitale). Anche in questo caso il Marine si è ritrovato nella posizione di unico uomo al comando e punto di riferimento della holding che detiene insieme ai soci Steven Raso (adesso membro del cda insieme all’altro uomo di fiducia di Rowan Joseph Mark David e visto diverse volte a Pistoia), Mark Czachowski e Greg McDonald (mai presenti in Toscana). Lasciata passare la stagione 23/24 con gli onori dei playoff raggiunti da neopromossa, a Pistoia si è presto capito che i cambiamenti sarebbero stati diversi.

Concentratosi in modo pressoché totale sulla parte sportiva, da Rowan sono passate le prime decisioni non apprezzate dal pubblico pistoiese: non confermare coach Nicola Brienza e inserire in squadra il figlio Maverick sono sicuramente quelle più pesanti. In panchina, dopo essersi rassegnato all’idea di non poter ingaggiare il suo allenatore di fiducia David Bobalik, arriva il debuttante Dante Calabria. I dissidi che presto si creeranno tra presidente e coach, con tanto di Rowan che di fatto ne svolge le mansioni durante la gara casalinga con Venezia (20 ottobre), sono un altro punto di rottura con la tifoseria, che si esprime nuovamente invocando il rispetto dei ruoli.

Col patron biancorosso che, terminato il rapporto con Calabria, sembra fare un definitivo passo indietro affidando la squadra prima a Tommaso Della Rosa e poi a Zare Markovski, arrivano però le notizie di un sopralluogo al Mandela Forum che contribuiscono a ravvivare la tensione. La società biancorossa chiarisce che la visita all’impianto fiorentino ha fini esclusivamente extra-sportivi, ma i rapporti tra club e Baraonda appaiono quanto mai compromessi. E l’acme si raggiunge l’11 dicembre con il comunicato della tifoseria organizzata che annuncia la decisione di non presenziare più alle partite dell’Estra Pistoia. Il motivo è però inedito: si parla di accuse gravi fatte ad alcuni membri del gruppo e a cui “una parte della nostra dirigenza non solo sia rimasta indifferente ma anzi abbia dato adito a tali accuse”, facendo altrettanto capire che non ci sono legami con le critiche rivolte alla proprietà americana o ai risultati sportivi finora (non) arrivati sul campo. Atteggiamenti che, se non corretti, comporteranno l’assenza permanente della Baraonda, dice sempre la nota.

Una situazione dunque ostica da dirimere e da risolvere, già al primo anno di questa nuova dirigenza. E che, prendendo alla lettera il comunicato dei tifosi, non riguarda solo e soltanto il presidente Rowan ma i vertici del club in toto. Il vento del cambiamento, con l’ingresso anche di realtà non pistoiesi all’interno della società biancorossa e in collaborazione con essa, ha fatto emergere le difficoltà strategiche ed economiche di una realtà storicamente attaccata alla provincia e spinta dal senso di appartenenza. Il passaggio di proprietà ha dato più solidità alla società, spesso costretta ad importanti sacrifici per mantenersi ad alti livelli. Ma il processo di crescita prospettato non ha finora convinto gran parte dell’ambiente, il quale rimane guardingo e teso verso le prossime mosse (sportive e non).

PISTOIA E VARESE, PROVE DI DISGELO?

Abbiamo visto come a Pistoia e a Varese la fiducia sembra iniziare a puntare verso il segno negativo. Dalla società toscana è infine giunta una nota ufficiale: il fulcro del messaggio parla della volontà di ricucire, attraverso un confronto diretto, il rapporto con la Baraonda Biancorossa. Ma, al contrario di quanto affermato da quest’ultima, il Pistoia Basket si è detto completamente estraneo ai fatti che hanno originato la decisione di non presenziare più al PalaCarrara. Una mano tesa, dunque, ma anche una secca smentita di ciò che il gruppo organizzato di tifosi aveva invece dato per assodato. Si vedrà se ciò sarà sufficiente, nel breve periodo, per convincere la Baraonda ad un passo indietro.

Così come sarà da vedere la contro-reazione degli Arditi alle parole di Luis Scola, il quale in un’intervista rilasciata alla stampa non ha probabilmente contribuito a placare del tutto gli animi. Pur ammettendo il momento di difficoltà della squadra e la scarsa qualità del suo gioco, il proprietario di Varese ha tuttavia dichiarato che il sentimento avverso sviluppatosi nei suoi confronti e nella sua dirigenza non rappresenta la maggioranza della gente di Varese. Di fatto minimizzando il pensiero esposto dalla frangia storica della tifoseria lombarda e, probabilmente, non facendo un passo in avanti nel recupero del rapporto.

Ecco il passaggio che probabilmente farà più discutere: «Siamo consapevoli che Varese sia una piazza dove c’è tantissima passione e questo è bello; accettiamo tutti i punti di vista, tutte le opinioni e tutte le critiche, purché rimangano nel limite del rispetto; limite che questa settimana è stato oltrepassato in netto contrasto con quelli che sono i nostri valori che, umilmente, riteniamo siano gli stessi della maggioranza dei tifosi biancorossi. I posti che rimarranno vuoti al palazzetto li occuperemo invitando i ragazzi delle società minibasket del territorio che sicuramente saranno felici di venire a Masnago».

Il weekend intanto incombe ed entrambe le vicende passeranno ancora una volta dai risultati della domenica, con l’Estra che sarà ospite di Scafati e l’Openjobmetis riceverà l’Olimpia Milano. Una sospensione prima di rigiocare la partita della conciliazione o di ciò che può assomigliarle. Ma ciò che emerge da questo ulteriore capitolo delle due querelle è che per il ritorno alla normalità, più che un passo in avanti, ne servirà uno indietro. Chi lo compirà, a Pistoia come a Varese, non è ancora dato saperlo.

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