Pistoia ritrova sé stessa battendo in volata una fiera Torino. Il cerchio di Magro, da metterci la faccia a Chieti al punto del riscatto biancorosso
Per intuire il significato del ritorno al successo di Pistoia con Torino basterebbe il sorrisone di Daniele Magro. Un sorriso vero, spontaneo, punta dell’iceberg di un processo interiore e collettivo cominciato a Chieti dieci giorni fa. L’uscita al primo turno di Coppa Italia con Ravenna ha deluso le aspettative di tutti. Non tanto per il risultato, quanto più per la prestazione indolente e irriconoscibile contro un’avversaria decimata ma doppiamente motivata. A fine gara la faccia ce l’aveva messa il gigante padovano. Visibilmente ferito e con voce rotta, il giocatore più esperto della GTG non aveva nascosto le responsabilità della squadra. Un gesto semplice, sincero, autentico, che ancora una volta dimostra un particolare attaccamento alla maglia. Nello sport a volte si aprono cerchi di cui il destino s’innamora, tanto da favorirne la chiusura.
Perché il punto del 70-69 finale che condanna Torino e scatena la festa biancorossa, realizzato in extremis a cronometro fermo e quasi azzerato, arriva dallo stesso che c’aveva messo la faccia a Chieti. Eccola qui, un’altra tessera che arricchisce il mosaico d’antologia e di emozioni firmato GTG, in cui ogni singola trama si spiega soltanto se osservata nel disegno d’insieme. Si chiude il cerchio per Magro e per Pistoia, di nuovo vittoriosa dopo due ko seppur dalle cause e dagli effetti differenti. La Reale Mutua di coach Casalone deve accontentarsi dei complimenti, più che meritati per la gara condotta quasi fino alla fine. Ed è una Torino che, nemmeno a farlo apposta, sembra custodire un po’ di quei demoni incarnati da Ravenna ai quarti delle F8. Di nuovo i ragazzi di coach Brienza se la devono vedere con avversari che per via dei ranghi ridotti, privi di tre elementi di cui due del quintetto (l’ex Landi e il play Trey Davis), interpretano una pallacanestro gagliarda e pungente.
Difesa a zona 2-3 per proteggere l’area togliendo ritmo alla manovra pistoiese e di là scioltezza e fluidità nel trovare conclusioni nella prima transizione. Questi i capisaldi torinesi al PalaCarrara. Al posto di Tilghman e Simioni ci sono l’altro ex Alibegovic (che non ne fa 42 ma comunque 25) e Scott, troppo lungo per Utomi e troppo rapido per Magro e Del Chiaro. Il resto lo fa il carattere sabaudo, fiero e preciso nel rispettare il piano gara ben congegnato. Oltre al gap di centimetri a favore dei gialloblù, 198,3 cm di media a fronte dei 195,7 negli effettivi di Pistoia, assieme alla fame e al taglia fuori tra i fattori del dominio ospite a rimbalzo (33-50). Ma al posto di stare a guardare e darsi per vinti, i biancorossi stavolta non si lasciano intimidire e in un modo o nell’altro restano costantemente aggrappati al match. Anche quando lo scarto si aggrava, salendo più a volte in doppia cifra, arriva sempre provvidenziale la giocata che scuote.
Che sia uno strappo di Saccaggi, una tripla dell’adamantino Riismaa, un furto e contropiede di Wheatle, la reazione non manca mai. Ed è quello che consente poi il colpaccio al fotofinish, propiziato da un ultimo quarto da soli 7 punti subiti che validano la regola dei 70 (o meno). In quanto a soluzioni offensive, alcune sono fresche ed efficaci, vedi i tagli flash e back door contro la zona, altre troppo statiche e improduttive, vedi gli isolamenti di Utomi. Che le scelte possano essere più lucide emerge anche dal bilancio realizzativo. Il 41% da due (14/34) e il 31% da tre (9/29) sfociano nel 36% dal campo, non il peggior dato stagionale ma comunque medio-basso. Numeri che però non possono fotografare la voglia di riscatto di Della Rosa & co. Quella non si calcola, si sente e si vive. E allora, prima che Torino, Pistoia supera la peggior versione di sé stessa. Quando si apre un cerchio bisogna avere la volontà di chiuderlo. Affinché questi cerchi, concatenandosi, formino una catena che indichi e illumini la strada.


