Ripercorriamo la carriera del difensore Gianni Di Simone, che domenica ha tagliato le 700 presenze nei dilettanti: «Voglio salutare vincendo i playoff»
Tagliare un traguardo come 700 presenze nei dilettanti non è cosa da tutti. Gianni Di Simone, classe 1981 centrale difensivo mancino come il suo idolo Marco Materazzi, ha fatto cifra tonda domenica scorsa con la maglia del Pistoia Nord nel 2-2 contro il Chiesanuova, ventiseiesimo turno del Girone F di Seconda Categoria. Una data da ricordare seppur senza il lieto epilogo per il pareggio biancoblu a tempo quasi scaduto. «Una punta di amaro in un’occasione indimenticabile», confessa Di Simone che già mette le mani avanti su eventuali nuovi record. «Spero di arrivare a 707, o 706 se scattasse la forbice, perché vorrà dire che siamo in finale interregionale per la promozione. Dopodiché smetterò: sto già allenando i Giovanissimi del Pistoia Nord. Da calciatore ormai ho dato tutto».
LE TAPPE DI UNA STORIA ULTRA TRENTENNALE
Di Simone dà i primi calci al pallone a Capostrada, passando poi alcuni mesi nelle giovanili della Fiorentina e quindi della Pistoiese, dove gioca per tre mesi. La prima vera svolta della carriera arriva col passaggio all’Antares Montale, dove in pratica salta la Juniores e gioca subito in Eccellenza. «Ero già ben strutturato fisicamente nonostante avessi sedici anni. Perciò, visto che avevano un buco in Prima Squadra, m’inserirono in rosa ed esordii quasi subito a Cecina. Me lo ricordo benissimo quel momento: c’erano quasi dieci mila persone ed a metà ripresa entrai. Un’emozione indescrivibile: mi sentivo un pesce fuor d’acqua».

A Montale Gianni passa un’altra stagione sempre in Eccellenza, per poi approdare a Montevarchi in cui gioca per un’annata nella vecchia Serie C2. Quindi arriva la chance a Savona in D, seguita da una breve esperienza nella primavera del Pescara e da un prestito nel Catania in Serie C1. Dopodiché il ritorno in provincia col Monsummano, con cui Di Simone gioca in Prima ed in Promozione, Montecalvoli (con triplo salto dalla Prima all’Eccellenza) ed Appennino Pistoiese con una nuova apparizione in Promozione. Ormai prossimo alle 30 primavere, Gianni gioca tre stagioni a San Piero a Sieve dove ritocca nell’ultimo anno l’Eccellenza, quindi un’annata a Montecatini in Promozione e due a Porcari.
L’INCONTRO CON MISTER ERMINI
La seconda grande svolta arriva nel 2014 con l’approdo al CF 2001 in Prima, nel quale conosce il mister per cui giocherà il resto della carriera: Filippo Ermini. «Mi son trovato subito bene con lui, tuttavia non pensavo di avviare una collaborazione così duratura! Nei due anni a Casale ho capito che per il mister ero quasi un figlio ed allora mi sono detto che da lì in poi avrei giocato solo per lui». Arrivano così le stagioni a Viaccia, Candeglia e Prato 2000 disputate fra Prima e Promozione.

Nel 2018 l’avvento dei Giovani Rossoneri, giunti a toccare la Prima Categoria nel disgraziato 2020-21, la stagione fantasma per la pandemia, e quindi, con la dipartita di Cristiano Anzilotti da Mollungo, la nascita del Pistoia Nord. Ripartire daccapo, in Terza dopo quell’epilogo così improvviso, è stata l’ultima grande sfida. «Quando Ermini dice che l’anno scorso è stata una delle sue annate più difficili c’è solo da credergli. Per il gruppo ex Rossoneri non è stato affatto semplice resettare tutto e compiere il doppio salto all’indietro. Mi vengono ancora i brividi quando ripenso all’esordio in Coppa a Cerbaia dove perdemmo 4-2. Capimmo che pure in Terza c’era un’organizzazione meticolosa e che senza una concentrazione massima rischiavamo delle imbarcate vergognose».
IL PRESENTE AL PISTOIA NORD
Il debutto da incubo fece bene al nuovo sodalizio, che poi dominò il campionato con una striscia di sedici vittorie e due pareggi conquistando subito la Promozione. Anche nell’attuale Seconda il Pistoia Nord era partito con ambizione alte, ma la super stagione del Prato Social Club, in testa a quattro incontri dalla fine con 9 punti di vantaggio sullo stesso Pistoia Nord e sul San Niccolò, ha impedito di pensare al bersaglio grande.
«Se lo sono strameritati, però noi, che abbiamo realizzato 4 punti contro di loro, abbiamo passato troppe fasi sottotono. Già solo aver gettato via 4 punti con Cintolese e Chiesanuova in casa per un pari in pieno recupero ha fatto la differenza. Aggiungiamoci poi la gara d’andata, sempre a Pistoia Ovest, con la Galcianese che perdemmo 1-0 dopo aver sprecato almeno quattro chance sullo 0-0 e possiamo dire che li potevamo quantomeno impensierire. Inoltre, gli infortuni degli esterni Nieri e Biagioni, che in un attacco a tre sono pedine fondamentali, ci sono costati tanto: modificare l’assetto in avanti non è stato facile. Il PSC è indubbio che meriti il titolo, tuttavia noi, senza quei cali di concentrazione, potevamo tenere aperta la lotta almeno sino alle ultime due giornate».
DI SIMONE GUARDA GIÀ AI PLAYOFF
La promozione comunque, dalla porta di servizio degli spareggi interregionali dopo i playoff, è ancora possibile. «Sono una lotteria perché è come fossero un capitolo a sé. Si giocano a fine stagione con tanti calciatori logori e magari non al meglio fisicamente e oltretutto con i primi caldi che sono sempre un fattore. Dovremo superarci e magari tentare di saltare il primo turno con lo scatto della forbice. In questo senso la partita col Montalbano Cecina, che è una delle squadre che più mi ha impressionato quest’anno, sarà fondamentale e dovremo prepararla al meglio. Puntavamo al titolo, non ci nascondiamo, ma per meriti altrui e demeriti nostri i nostri obiettivi adesso sono questi».
LE ULTIME USCITE DI CAPITAN DI SIMONE
Un finale di stagione che per Di Simone sarà assai importante poiché, dopo aver compiuto 42 anni lo stesso scorso febbraio, è arrivato il momento di appendere gli scarpini al chiodo. «Ho dato tutto e francamente non pensavo nemmeno di raccogliere così tanto. Dopo oltre vent’anni di carriera ed undici campionati vinti sento che sia giunto il momento di dire basta, anche perché ho già iniziato ad allenare, con i Giovanissimi del Pistoia Nord. Voglio concentrarmi su questo nuovo capitolo che mi sta dando tante soddisfazioni. I ragazzi poi sono fantastici: quasi tutte le domeniche vengono a vederci con tamburi e tifo da torcida brasiliana. Hanno già preparato qualcosa di speciale per queste mie ultime partite e temo che mi vedranno piangere come una fontana».

Il 23 nelle distinte, suo tratto distintivo, avrà dunque vita breve. «All’inizio era quasi imbarazzante rispondere agli arbitri ed ai dirigenti avversari che storcevano il naso quando vedevano il 6 cancellato. Tuttora la scena si ripete qualche volta. Però ormai la maggior parte ha capito e rispetta la scelta. È un numero speciale sia per il mio idolo Materazzi, che ho incontrato ad Appiano Gentile e con cui ho scattato una foto che campeggia a grandezza naturale in camera mia, sia per mio figlio Mattia, nato il 23 febbraio. Ho giocato tutta la fase conclusiva della mia vita da calciatore con quel numero e con esso scenderò in campo per l’ultima volta, che spero termini con una festa finale per la promozione a metà maggio».



