Pistoia, parla Moore: «Mi sento già parte della città. Ringrazio i tifosi»

Protagonista della rubrica settimanale “5 domande a…” di LBA, Charlie Moore ha parlato di sé e del momento di Pistoia

Ai canali di LBA per la rubrica settimanale “5 a domande a…” Charlie Moore, playmaker di Estra Pistoia, ha parlato del momento dei biancorossi reduci dalla vittoria casalinga contro Sassari.

Il nativo di Chicago ha parlato della sua famiglia ed in particolare il suo avvicinamento al basket. Di seguito l’intervista integrale rilasciata ai canali della Legabasket.

L’INTERVISTA A CHARLIE MOORE

Vittoria sudata nel ‘lunch match’ contro il Banco di Sardegna Sassari, ora l’Estra Pistoia è sei punti sopra la zona calda ma solamente due dietro le prime otto. Come valuti questo primo quarto di stagione e quali sensazioni sta provando la squadra?

Ogni settimana cerchiamo di migliorarci come squadra e impariamo a conoscerci meglio. Non abbiamo disputato una pre-season positiva perché siamo stati colpiti da tanti infortuni: Derek [Ogbeide, ndr], Jordon [Varnado, ndr], io stesso ero alle prese con qualche acciacco, per questo motivo l’inizio è stato difficile non potendo quasi mai allenarci o giocare insieme. Nella sfida contro l’Openjobmetis Varese – escluso Jordon ancora out – siamo scesi in campo per la prima volta tutti insieme; successivamente abbiamo lavorato sodo, siamo riusciti a guarire ed entrare in ritmo e i risultati si stanno vedendo finalmente. Siamo sempre concentrati sulla gara successiva, siamo focalizzati sulla prossima vittoria e lo stiamo facendo da squadra. L’organizzazione poi è fantastica, il coach sa come farci lavorare e come farci tirare fuori il meglio: lui crede in noi, ha sempre una mentalità positiva e ci chiede solo di giocare a pallacanestro con una mentalità vincente.

Sei primo per falli subiti, quarto per punti segnati e assist, quinto per valutazione. Probabilmente sono solo numeri, ma guardandoli non sembrano quelli di un debuttante. Qual è stato dunque il tuo approccio al nostro campionato?

Con tutta onestà il mio approccio è fare qualsiasi cosa pur di aiutare la squadra a vincere, non sono troppo legato alle statistiche o a riempire il tabellino per raggiungere qualche obiettivo personale. Lavoro duro in allenamento, piuttosto cerco di essere la ruota motrice che spinge i compagni ad arrivare alla vittoria e Pistoia a raggiungere le posizioni più alte della classifica. Fa tutto parte della mia mentalità: raggiungere un obiettivo comune e cercare di rendere tutti il più soddisfatti possibile, me compreso. Quando entro in campo lo faccio solo con lo scopo di vincere per me e per tutti quanti là fuori. I tifosi sembrano piuttosto felici della squadra, specialmente dopo le due vittorie consecutive al PalaCarrara.

Quanto è grande il supporto dei tifosi durante le partite? Ti senti già parte della città?

Sì, mi sento già parte della città e il merito è dei tifosi. Loro sono sempre lì a palazzo, non importa che piova o nevichi o quale sia l’orario: domenica abbiamo giocato a mezzogiorno e il palazzetto era pieno, a loro interessava solamente fare il tifo per noi. Portano energia e danno energie a noi nei momenti più difficili della partita; noi prendiamo quel tipo di energia, la mettiamo sul parquet per far capire loro quanto apprezziamo il supporto. Sono davvero una grande tifoseria, apprezzo molto il loro aiuto e li rispetto perché ci seguirebbero ovunque.

Sappiamo che hai cominciato molto presto con la pallacanestro: a 3 anni, tuo papà ti ha messo una palla in mano e ti ha insegnato a palleggiare. Sappiamo quanto sia importante il rapporto tra te e tuo papà, perciò i tuoi genitori quanto hanno influenzato la tua crescita come giocatore e come essere umano?

I miei genitori hanno avuto una grandissima influenza su di me. Ho voluto giocare a basket, perché sapevo che avrebbe reso tanto felice mio padre; ogni volta che vedo il sorriso sui loro visi, ogni volta che mi dicono quanto sono orgogliosi di me e di ciò che faccio, mi fanno a loro volta sorridere e mi fanno stare davvero bene. Quando ero bambino papà mi parlava quando guardavamo le partite e mi insegnava tutto ciò che sapeva riguardo la pallacanestro; io ascoltavo e tutt’oggi seguo i consigli che mi dà lui, perché sapere di poter contare ancora su di lui e sapere quanto lui tenga a me è stupendo. Anche mia madre ovviamente è la mia più grande fan, così come mia nonna ed è veramente una bellissima sensazione avere tutto il supporto della propria famiglia. Realizzare di poter contare su di loro in questi giorni è una benedizione e sono veramente grato per questa opportunità.

Nel tuo cammino per diventare un professionista ti hanno paragonato al primissimo Derrick Rose e al Chris Paul del college. Hai però un giocatore in particolare che ti ha ispirato di più nella tua strada verso il professionismo?

Dovessi dire il nome di un giocatore che mi ha ispirato nel mio percorso verso il professionismo, qualcuno di cui guardavo davvero ogni partita e che studiavo nei particolari, mi verrebbe in mente Tyler Ulis. Lui è nato a Southfield nel Michigan, ma ha frequentato la Marian Catholic di Chicago Heights non lontano a dove sono nato io; ha avuto una carriera giovanile pazzesca, ha giocato due anni di altissimo livello a University of Kentucky, per questo io ero davvero un suo grandissimo fan. Quello che sento però è di essere sempre stato qualcuno volenteroso di dimostrare agli altri non che si sbagliano nel dare giudizi prematuri, ma nel dimostrare che posso fare qualsiasi cosa mi venga chiesta e raggiungere i livelli più alti possibili. Questo succede quando ti spingi al limite ogni giorno e lavori duro per farcela; impari a conoscere il gioco, lo studi e guardi i filmati per capire cosa migliorare; inoltre anche il lavoro sul proprio corpo è importante, conoscerlo fino in fondo e fare tutto il possibile per essere la versione migliore di se stessi.

Redazione PtSport
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La redazione di Pistoia Sport è composta da un manipolo di valorosi giornalisti e giornaliste che provano a raccontarvi le vicende della Pistoia sportiva e non solo con lo stesso amore con cui le nonne parlano dei nipoti dalla parrucchiera.

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