Al pomeriggio dedicato al leggendario Ingegner Chiti hanno partecipato la rivista Autosprint e l’ex dt della Ferrari Enrico Cardile
Chi è appassionato di automobile, ed in particolar modo di Ferrari ed Alfa Romeo, non può non ricordare Carlo Chiti. L’ingegnere, nato a Pistoia il 29 dicembre di cent’anni fa, ha segnato la storia delle corse in Italia e nel mondo con le sue idee ed innovazioni, sia a livello motoristico che telaistico, per mezzo secolo. Dal 1953, quando entrò nel reparto corse dell’Alfa, al 1994, quando perì a nemmeno settant’anni compiuti.
I TITOLI CON FERRARI ED ALFA E L’AVVENTURA CON LA MOTORI MODERNI
Nella sua carriera Chiti ha firmato tante innovazioni che si sono rivelate vincenti. Nel 1958, alla prima stagione completa in Ferrari, disegnò la 246 con cui Mike Hawthorn vinse il titolo piloti F1. Un’auto che segnò la storia poiché fu la prima Rossa a montare i freni a disco. Nel 1961 fece ancor meglio: ottenne il consenso da Enzo Ferrari, da sempre federe alla sua visione “Il carro davanti ai buoi”, di progettare la prima monoposto col Cavallino spinta da un motore posteriore. Nacque così la 156 F1, la prima Ferrari a cogliere la doppietta Piloti – Costruttori grazie a Phil Hill, primo statunitense a vincere un Mondiale, ed al compianto Wolfgang Von Trips (perito nel brutto incidente di Monza).
Dopo aver lasciato il Cavallino a fine 1961, lasciandolo nelle mani del suo allievo Mauro “Furia” Forghieri, l’ingegner Chiti diede vita prima all’ATS (Automobili Turismo e Sport) e poi all’Auto Delta, le quali convogliarono nel nuovo reparto corse dell’Alfa Romeo nel 1966. Col Quadrifoglio arrivarono nuove soddisfazioni nel Mondiale Marche 1975 e nel Campionato Sport Prototipi due anni dopo, mentre in F1, da motorista della Brabham di Bernie Ecclestone, arrivò una vittoria nel GP di Svezia 1978 con Niki Lauda al volante.

Lasciata di nuovo l’Alfa nel 1985, Chiti tornò in proprio fondando a Novara, insieme all’imprenditore Piero Mancini, la Motori Moderni. Sotto tale marchio videro la luce i propulsori sovralimentati forniti alla giovane scuderia Minardi dal 1985 al 1987. Col ritorno all’aspirato nel 1990, l’ingegnere, sotto l’egida della Subaru, realizzò dei nuovi V12 per il team Coloni. Fu il suo ultimo grande progetto in F1 prima del 7 luglio 1994, quando scomparve a Milano lasciando la moglie Lina ed i due figli Arturo e Olga.
L’EVENTO DI SABATO 30 NOVEMBRE
Per celebrare il Centenario della nascita del grande ingegnere, la città di Pistoia, con la collaborazione dell’Ordine degli Ingegneri e dell’ACI di Pistoia, rappresentate dai loro Presidenti Tommaso Giusti ed Antonio Breschi, ha organizzato il convegno “Carlo Chiti: una mente aperta a 100 anni dalla nascita” nella Sala Maggiore del Palazzo Comunale.
Nell’occasione il Presidente del Consiglio Comunale Emanuele Gelli e l’Assessore alla Cultura Benedetta Menichelli hanno consegnato ad Arturo Chiti la pergamena che attesta la cittadinanza benemerita assegnata al padre, approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale lo scorso 25 novembre. Inoltre, è stato presentato il bozzetto dell’opera raffigurante l’ingegnere che verrà installata nel corso del 2025 nel piazzale Largo Carlo Chiti alla Collina.
AUTOSPRINT COORDINATRICE DELL’EVENTO
Il pomeriggio è poi proseguito con una serie di conferenze coordinata dalla rinomata rivista settimanale Autosprint, rappresentata dal suo direttore Andrea Cordovani e dalla sua firma storica Mario Donnini. Fra gli ospiti d’eccezione Bruno Giacomelli, pilota di F1 con l’Alfa negli anni ’80, ed Enrico Cardile, direttore tecnico della Scuderia Ferrari sino alla scorsa estate ed in procinto di passare al team Aston Martin dove lavorerà col leggendario Adrian Newey.
«Era doveroso che Autosprint fosse qui – ha esordito il Direttore Cordovani -. Nel panorama italiano, e non solo, delle quattro ruote l’ingegnere Carlo Chiti è stato una delle figure più rispettate ed amate, grazie alla sua smisurata inventiva ed al suo carattere da toscano doc. Non dimentichiamoci che, oltre alle sue idee ed al suo lavoro, ha pure formato grandi nomi come Forghieri stesso e Giampaolo Dallara, due figure che tutto il mondo c’invidia».
CARDILE E L’ESEMPIO DI CHITI
«Per me l’ingegnere – racconta Cardile – è sempre stato una grande fonte d’ispirazione. Ha portato tante idee e tante innovazioni sia in campo motoristico, come la stessa Ferrari 156 F1, che in quello aerodinamico, come gli spoiler anteriori nei prototipi dell’Alfa. Inoltre ha avuto una versatilità che al giorno d’oggi è irripetibile: ha potuto progettare qualsiasi tipo di auto e motore, svariando dalla F1 ai prototipi passando per il rally e persino la motonautica».
«Sono certo – ha proseguito l’ex dt della Ferrari – che avrebbe saputo innovare anche oggi, dove i progetti si fanno quasi più con le simulazioni in CAD ed in galleria del vento, piuttosto che con i test in pista. La sfida ai suoi tempi era trovare soluzioni all’avanguardia in una libertà pressoché totale, mentre la nostra di adesso è trovare miglioramenti, anche solo di un decimo, con delle maglie di regolamento molto ristrette. Spesso nel nostro campo ci vuole un’ispirazione, e posso dire che l’ingegnere Chiti sarà sempre fra i primi ad essere ricordato».



