La GTG abbatte Piacenza e vola ai piani alti della classifica, ma la risposta del tifo è tutt’altro che da categoria superiore
Una domenica pomeriggio, quella vissuta contro Piacenza, piena zeppa di tanta pallacanestro divertente e caratterizzata da un filo di amarezza per la risposta della piazza. Con ordine, partiamo dal basket giocato. Meravigliosi ragazzi, una squadra da spellarsi le mani. Qualcuno si domanda, legittimamente e comprensibilmente, se questa scoppola rifilata agli ospiti sia merito nostro o demerito degli avversari, che certamente sono incappati in una giornata decisamente negativa. Personalmente mi schiero tra quelli che vorrebbero costruire già adesso un monumento per coach Brienza, per la difesa arcigna ed organizzata come un orologio svizzero, per il fatto che la squadra ha segnato 56 punti prima che Johnson, con una tripla, raggiungesse per primo la doppia cifra, per una rotazione sicura a dieci uomini, tutti capaci di non tradire le attese. Chapeau. Tutti in piedi per Carlone Wheatle e la sua ciliegina sulla torta, uno schiaccione da treno in corsa degno dei migliori Usa visti a Pistoia, a coronamento dell’ennesima prestazione super su entrambi i lati del campo. MVP per acclamazione, ancora una volta. Pippo is on fire e non si ferma più, Sacca trova 10 punti senza sbagliare nemmeno un canestro, Jazz Johnson finalmente fa pace col ferro dalla lunga, tirando con uno strepitoso 57%. Più in generale, 18 punti concessi agli avversari nei primi due quarti, 103 di valutazione generale di squadra, un massimo vantaggio che ha raggiunto i 42 punti e ben 14 punti scaturiti dal contropiede. Bravi.
La domanda – e qui si va sulle dolenti note – è se la piazza si meriti tutto questo. Ci meritiamo questi ragazzi, la capacità di Sambugaro di costruire questa squadra, la voglia di Tesi e Caso di frugarsi in tasca? Premessa tanto doverosa quanto banale, nessuno sta chiamando in causa chi non ha il green pass – quella scelta presuppone altre valutazioni, irrilevanti in questa sede – o tutti quelli a cui, visto il periodo, pesi spendere anche per un biglietto in curva. Ci mancherebbe altro. Qui si chiamano in causa i filosofi della palla a spicchi, gli apprendisti populisti che lamentano che “il tifoso merita rispetto”, quelli cui è stato rubato un sogno con l’autoretrocessione, quelli che Capecchi non ha il physique du role. E ancora, quelli che Peluffo è un golfista e non un purista della palla a spicchi, quelli che reputano che gli aderenti al Consorzio siano buoni solo per andare a cena, quelli che a Pistoia ci sono soldi e se non si trova uno sponsor ricco un motivo ci sarà, quelli che se la famiglia Carrara ha fatto un passo indietro bisogna farsi una domanda, quelli che Laudicino non va bene, Miss Pistoia basket non andava bene, dolcetto o scherzetto non va bene, il compleanno dei bambini al PalaCarrara non va bene, il nuovo staff marketing non va bene, quelli che la famiglia Della Rosa si allarga troppo, quelli che in sala stampa non si fanno le domande giuste e quelli che la mascotte è talmente brutta che non si guarda.
Diciamo la verità, sulla mascotte mi associo, sul resto decisamente no. Gente che si lamenta e parrebbe avere tutte le risposte per trovare lo sponsor giusto, ma stranamente non ne ha mai portato uno in sede. Alla gente che afferma che con l’autoretrocessione ci è stato rubato un sogno e pretende di esser presa sul serio, verrebbe da chiedere se pensavano – prima o poi – di vincere lo scudetto. Son sincero, da ragazzo ho sognato di passare una notte di fuoco con Naomi Campbell, ma quando mi son reso conto che non sarebbe stato possibile non è che mi sia ritirato in monastero. Fidatevi di me, si può godere anche in A2. Ma poi, via, nel 99% dei casi eravate quelli che gridavano allo scandalo quando nelle prime sei giornate di campionato non se ne vinceva una e all’epoca vi domandavate cosa ci stessimo a fare in A1. Insomma, vi piace o no questo giochino? Il resto son discorsi se li porta via il vento. Mi si ricorda la “brutta storia” della mancata restituzione dei soldi per le partite non viste nella stagione dello scoppio della pandemia. L’argomento, per me, è scivoloso perché la stampa non paga il pass, quindi secondo qualche genio non saremmo legittimati a dire la nostra sul punto. Io mi limito banalmente a ricordare che l’abbonamento è sempre stato tra i meno cari nella massima serie e prevedeva 4 partite gratis e, pertanto, ci vuole un bel po’ di coraggio a lamentarsi. Si punta continuamente il dito contro la società, chiedendoci come sia stato possibile ritrovarsi con un buco di bilancio così grande. Si fanno le pulci a qualsiasi operazione marketing, sostenendo che queste avrebbero avuto senso solo nelle stagioni di Moretti ed Esposito – come se fosse colpa di Laudicino se, all’epoca, non era nei quadri – mentre oggi si reputano tutte sbagliate e tutte fuori tempo massimo. Pura follia.
Innanzitutto sarebbe più logico rendere grazie a tutti quei consorziati che, nonostante la pandemia e l’autoretrocessione, sono ancora presenti, ma capisco che molti fenomeni non ne avrebbero perso nemmeno uno per strada. In secondo luogo bisognerebbe sforzarsi di capire che la semina del marketing ha senso se si ha pazienza e se si ha visione di lungo periodo. Davvero vi sembra tutto sbagliato? In estate vi siete strappati i capelli per la cessione di Lorenzo Querci, perché non era vero – dicevate – che puntavamo sui giovani. Oggi Della Rosa, Riismaa e Del Chiaro giocano più di dieci minuti di media, con alta probabilità prima della fine del girone di andata anche Milos Divac sarà perfettamente inserito nella rotazione con minuti importanti, ma questo sembra non avere importanza. E vabbè. Abbiamo scelto l’autoretrocessione per un buco di bilancio spaventoso, mentre pochi mesi dopo Roma, che non ha avuto altrettanto coraggio, è sparita dal basket che conta, eppure in errore saremmo sempre e solo noi. A me paiono barzellette. La questione, in sintesi, è molto semplice. Al netto delle posizioni filosofiche e di principio, ne avete voglia di basket o no? A vedere le presenze domenica scorsa sembrerebbe di no.
Mi domando, dunque, ma se è vero – ed è vero – che è in ponte un progetto che porterà quasi a dimezzare il buco di bilancio entro la prossima stagione, ma a questi matti che si frugano, che garantiscono, che ci mettono la faccia, chi glielo fa fare? La piazza? Pistoia? Il miglior tifo d’Italia? Tutti fenomeni a salire a Milano per gara 5, tutti fenomeni quando si sentiva l’orgoglio di appartenenza durante la sciarpata, e poi? Dove siete finiti? Davvero non si torna al palazzetto perché col distanziamento imposto dal governo ci vogliono tutti come a teatro? Ho sentito anche questa perla al termine della partita contro Cantù. In altre parole, davvero non è accettabile una fase fisiologica discendente, che tra l’altro presuppone la serie A2 ed una prospettiva di ritornare competitivi in pochi anni? Io non voglio crederci. Allora, ragazzi, bisogna tornare a palazzo prima che a qualcuno venga in mente che non vale più la pena. Perché poi, quando ci resta solo il buon Bottegone di coach Milani, con tutto il rispetto del caso, allora sì che dispiace davvero. Io, che sono uno dei pochi che la serie C2 l’ho vista sul serio, mi tengo stretta la mia squadra, sicuro che presto torneremo nella massima serie. Tutti assieme.


