Il punto di vista di coach Ramagli, attualmente a Verona, sullo scontro al vertice tra le sue due ex squadre Pistoia e Udine (e non solo)
C’è grande attesa per la partita di cartello di scena domenica al PalaCarrara. Pistoia ospiterà la corazzata Udine per superarla in classifica e salire al comando solitario del girone verde. La contesa, ulteriormente impreziosita dalla posta in palio, sarebbe già affascinante di per sé. Cesare Pancotto, Beppe Valerio, l’attuale capitano dell’Apu Michele Antonutti, non mancano i volti che uniscono suggestivamente le due piazze. Come il coach livornese Alessandro Ramagli, a Pistoia per la sfortunata parentesi nella massima serie nel 2018/19 e poi nel capoluogo friulano l’anno successivo in A2.
Nella sua bacheca quattro promozioni in A1, palcoscenico frequentato in tutto per otto stagioni e mezzo. Il classe ’64 è tornato l’anno scorso a Verona, già guidata dal 2012 al 2015, ottenendo subito ottimi risultati conditi dal premio di miglior allenatore dell’anno di serie A2. Attualmente la sua Scaligera è terza nel girone rosso (ma sarebbe seconda senza la penalizzazione di tre punti subita dal club gialloblù) con cinque vittorie di fila all’attivo. Discreti meriti vanno al suo pigmalione, che continua a forgiare talenti come ha già fatto con nomi divenuti di prim’ordine nella pallacanestro tricolore. Melli, Polonara e Pajola solo per citarne alcuni.
«Essendo già stato qua tre anni in precedenza – spiega Ramagli – conosco molto bene l’ambiente. Lo scorso anno sono arrivato per chiudere il ciclo con una squadra che aveva fatto bene ma che aveva forse esaurito la sua spinta. Quest’anno abbiamo ringiovanito il roster, mantenendo uno zoccolo duro di giocatori – tra cui l’ex Pistoia Basket Guido Rosselli – a cui abbiamo aggiunto ragazzi emergenti. Come succede alle squadre nuove ci son stati un po’ di alti e bassi. Ma in generale stiamo facendo una buona stagione – afferma soddisfatto ma coi piedi per terra – in linea con gli obiettivi e la volontà di costruire un gruppo non soltanto per l’immediato ma anche per gli anni a venire».
SULLA GTG E SUL BIG MATCH CONTRO UDINE
L’occasione è ghiotta per sapere che impressione faccia dall’esterno questa GTG. «L’A2 pone sempre una serie di favorite e una sorpresa. Onestamente vedere Pistoia lassù in cima è una sorpresa – ammette l’ex allenatore biancorosso – perché si pensava che Udine, Cantù, Torino e Treviglio fossero le quattro superpotenze del girone verde. Vederle in questo momento quasi tutte scalzate dà l’idea di quanto Pistoia abbia fatto e stia facendo davvero tanto bene nel ruolo di outsider di lusso». Il big match di domenica sarà uno stress test importante per entrambe le compagini.
«Continuo a pensare che il roster di Udine sia costruito per vincere. Sarà una gara in cui l’Apu metterà sul piatto della bilancia tutte le proprie qualità. Le due squadre un po’ si somigliano – analizza Ramagli – hanno entrambe grande impatto difensivo e un ottimo pacchetto di playmaking. La coppia Cappelletti-Giuri probabilmente è un lusso per la categoria, però anche Saccaggi e Della Rosa stanno facendo molto bene. Poi Udine ha due centri (Walters e Pellegrino, nda) difficilmente arginabili dal punto di vista dell’ingombro, mentre Pistoia vanta due ali (Wheatle e Utomi, nda) che per intercambiabilità fisica e tecnica rappresentano un quid in più. Se devo fare una fotografia – aggiunge il tecnico – dico le due cabine di regia, le ali di Pistoia e i lunghi di Udine».
Dall’autorevole voce dell’allenatore labronico arrivano inoltre parole al miele per i due colleghi Brienza e Boniciolli. «Le loro squadre parlano per loro, mentre per evidenti ragioni anagrafiche le loro carriere sono diverse – premette -. Matteo è un allenatore esperto che ha vinto tantissimo, guidato squadre straordinarie e fatto anche l’Eurolega. Dall’altra parte Nicola è un ragazzo giovane ma con esperienze già significative. Mi sembrano due califfi della categoria. Chiaramente l’uno con un livello di esperienza che auguro all’altro di poter eguagliare».
IL CONFRONTO TRA LE DUE PIAZZE
Oltre al parquet, la suggestione del confronto contagia anche le due piazze, province di grande tradizione cestistica. «A Pistoia ho trovato un ambiente che stava un po’ decadendo come livello di passione. Probabilmente perché la sofferenza di quella stagione ma anche di quella precedente e poi successiva davano l’idea che rimanere in A1 fosse uno sforzo sempre più difficile da sostenere. Dall’altra parte a Udine ho vissuto una fase di crescita, in una società che veniva dalla B con un presidente vulcanico e pronto ad investire». Dal recente passato delle sue esperienze fino a risalire al presente. «Ormai Udine si è stabilizzata come squadra di vertice, rimanendo tuttavia una città molto salottiera. Mentre mi sembra che Pistoia abbia ritrovato la dimensione di grande entusiasmo, tutti sappiamo quanto possa essere luogo di basket e tifoseria passionale in grado di trascinare».
UNO SGUARDO ALLE NON LONTANE F8 DI COPPA ITALIA
Non lontane nel calendario le Final Eight di Coppa Italia, previste per il weekend dall’11 al 13 marzo. Ad essersi qualificate Pistoia, Udine e anche la Verona di coach Ramagli. «La definirei una manifestazione utile oltre che un evento importante della LNP. Perché vede confrontarsi le squadre candidate ad andare più avanti nei playoff. Fare le final eight – aggiunge uno dei più illustri veterani della panchina cadetta – significa giocare subito partite molto competitive. Misurarsi coi più forti ti dà dei punti di riferimento e degli spunti che il tran tran delle partite di girone non offrono spesso. Utile per le squadre che vogliono capire qual è il livello di competizione, la durezza dei contatti, la qualità dei roster. È accattivante».



