La Pistoiese continua a faticare in attacco: contro il Prato nemmeno un tiro in porta. Da salvare solamente l’aspetto difensivo
Osservandone 90 minuti dal vivo, mister Mariotti ha probabilmente azzeccato la descrizione della Pistoiese, definendo quest’ultima come una squadra che prima di tutto pensa a difendersi, consapevole che prima o poi il gol arriverà. L’Olandesina “allegriana”, però, fino ad oggi non solo non ha entusiasmato a livello di gioco, ma ha faticato a sbloccare la partita in presenza di avversari altrettanto bravi a chiudersi dietro. Un Prato in un momento storico assai delicato, infatti, è riuscito ad imporsi per lunghi tratti, facendosi vedere maggiormente propositivo rispetto agli arancioni nel derby del Lungobisenzio.
L’attacco è apparso nuovamente in difficoltà. Il gioco offensivo della Pistoiese si sviluppa principalmente attraverso i lanci lunghi a scavalcare il centrocampo, con l’obiettivo di sfruttare i centimetri delle punte. Troppo spesso, però, queste ultime non riescono a dialogare fra loro e gestire il possesso in maniera prolungata, finendo col favorire i difensori avversari. Giocare spalle alla porta può essere un’idea fruttuosa, ma evidentemente non in tutte le partite è replicabile con i medesimi risultati. Tolto il velenoso tiro di Cardella ad inizio ripresa, con annessa illusione ottica del gol, di occasioni create dagli uomini offensivi di Giacomarro non se ne ricordano. Segnale indicativo di quanto, fin da inizio campionato, gli arancioni siano difettosi soprattutto davanti. Il problema, ovviamente, non è dovuto solo agli attaccanti ma anche al modo in cui i palloni arrivano agli attaccanti.
Il centrocampo non ha ancora trovato una propria fisionomia, con tanti (troppi) uomini cambiati di partita in partita e ruoli poco chiari. Nel precampionato Giacomarro aveva puntato su Tanasa, accantonato dopo tre gare ufficiali, mentre Caponi è stato rispolverato nelle ultime due uscite senza aver mai giocato da titolare nel primo mese di partite. Nel mezzo poi è arrivato anche Lauria, visto solo a Lentigione e ancora oggetto misterioso. A loro si aggiunge un Grilli impiegato in tante posizioni diverse ma senza mai poter avere continuità e che, per quanto visto anche a Prato, meriterebbe maggiore spazio. E poi c’è Greselin, inspiegabilmente sostituito al 55′ nel momento in cui era l’unico ad aver creato qualcosa nelle file arancioni.
Lo stesso Giacomarro è apparso in confusione e i quattro cambi effettuati ad inizio ripresa denotano come ci fossero stati degli errori nell’undici iniziale. A ragioni di natura tecnico-tattica se ne aggiungono altre caratteriali e di approccio alla partita. Al Lungobisenzio la Pistoiese è apparsa impaurita, soggiogata dal giro palla di un Prato rivitalizzato ma che era comunque reduce da una serie pesantemente negativa. A guardare la gara invece sembrava proprio che fosse la Pistoiese a navigare nei bassifondi della classifica. Nella prima frazione di gioco soprattutto all’Olandesina è mancato tutto, dall’agonismo alla cattiveria, con i lanieri sempre in anticipo sulle seconde palle e maggiormente in palla a livello fisico e mentale.
A salvarsi, invece, la fase difensiva. Curiosamente, quando gli arancioni difendono sembrano essere a proprio agio più che con il pallone tra i piedi. La Pistoiese è infatti uscita dal “Lungobisenzio” con un altro clean sheet, il quinto consecutivo. Per un attacco che fatica ad ingranare, dunque, c’è una difesa che non smette di far bene, pur cambiando alcuni dei propri interpreti. Contro il Prato, infatti, a scendere in campo dal primo minuto è stato Mazzei, a discapito di Donida, subentrato successivamente nella ripresa. Ancora salvifico Cecchini, prodigioso in almeno un paio di situazioni tra primo e secondo tempo. Da quando quest’ultimo si è preso la titolarità contro il Progresso, la Pistoiese ha chiuso la serranda iniziando il proprio periodo – tutt’ora in corso – di imbattibiltà.



