Lo schermo difensivo della Pistoiese funziona, ma l’attacco? Finora nessun imprenditore serio si è fatto avanti per l’acquisto della società
Funziona come ha sempre funzionato lo schermo difensivo della Pistoiese da avventori, speculatori e personaggi non in grado di dimostrare la propria solidità economica o la solvibilità degli investimenti promessi.
Anche in questo momento in cui la famiglia Ferrari ha fatto un passo indietro, il sodalizio arancione ha i suoi ministri attivi nei propri ruoli.
Alla difesa in questo periodo di transizione c’è il sindaco Alessandro Tomasi, che ci sta mettendo la faccia, incontrando e soppesando le proposte o i possibili interessi di chi si presenta o si informa per l’acquisto della società. Al dicastero della finanza arancione è anche adesso attivo il presidente dimissionario della Holding Arancione, Andrea Bonechi, che nell’ultimo decennio ha sempre tenuto sotto stretta sorveglianza i conti e i bilanci dell’Olandesina, preoccupandosi di garantire che fossero sempre in regola. Il suo lavoro continua anche adesso, come negli anni passati, anche nel tenere a distanza tutti quei soggetti, molti dei quali senza reali garanzie e forza per alimentare la squadra arancione, che prima o adesso stanno arrivando a bussare al portone della Pistoiese.
Se la difesa per ora tiene, proprio come accaduto in campionato in questa stagione è l’attacco a non girare. Perché ad oggi, con ormai una manciata di settimane a disposizione per dare una nuova proprietà e un nuovo progetto all’Olandesina, di nomi, gruppi o piani credibili non se ne vedono. Ed è questo che ad ora manca a Pistoia: la capacità di essere attraente e convincente verso l’esterno, a tal punto da riuscire a mettersi a sedere al tavolo con chi realmente abbia la forza economica e gli stimoli necessari per rilanciare le sorti degli arancioni.
Tra le poche cose emerse in questo mese e mezzo di assordante silenzio ci sono sicuramente la volontà di un main sponsor di continuare a investire sulla squadra e il supporto di una Holding Arancione che con la ventina di soci di minoranza è fermamente decisa a continuare nel progetto. I conti, come ripetuto a gran voce e come anche il sindaco avrà potuto verificare in queste settimane, vengono presentati come perfetti. E la Serie D tutta in salsa toscana con grandi derby è ad oggi un approdo da non disdegnare visto che la posizione nelle eventuali griglie di riammissione e di ripescaggio non permette di sognare.
E allora cosa manca per convincere qualche imprenditore serio e lungimirante a presentarsi e prendere la Pistoiese? Cosa frena o scoraggia chi potrebbe ma non se la sente di fare questo passo? La riflessione da fare ora è questa, perché oltre a difendere tutto quello che di sano e buono ancora c’è, serve anche segnare il gol più importante di questa stagione sciagurata; ovvero quello che vale il futuro.
Fra l’altro, ed è giusto segnalarlo a questo punto, se da fuori si fanno nomi di imprenditori (più o meno seri) interessati alla Pistoiese, c’è da registrare il silenzio assoluto di chi vive il territorio: associazione dei vivaisti, associazioni di categoria, industriali, lobby, sindacati (non dimentichiamoci che la Pistoiese ha dei dipendenti a libro paga e, in caso di cessazione dell’attività, diventerebbero disoccupati con tutto quello che ne deriva, nda). Nessuno che abbia voluto dire la sua o presentare qualche proposta ed anche su questi aspetti pensiamo sia opportuno fare le giuste riflessioni e considerazioni: se i conti societari sono quelli, qui non si prende una società indebitata fino al collo e ad un passo dal crac, come spesso succede in queste situazioni, ma una realtà già consolidata, con crediti vantati nei confronti della Federazione ed una struttura avviata da anni. È evidente, quindi, che c’è altro che manca. Ed è su questo che bisogna agire adesso.



