Pistoiese e Aglianese, (ness)una poltrona per due?

La Pistoiese ha stadio e piazza, l’Aglianese dirigenza e titolo sportivo. Eppure verosimilmente la provincia di Pistoia resterà senza calcio professionistico. E intanto il sindaco Tomasi non ha mai chiamato il patron Giusti: perché?

Chi ha il pane non ha i denti, e chi ha i denti non ha il pane. Così il calcio nella provincia di Pistoia danza pericolosamente tra professionisti e dilettanti, rischiando di rimanere senza Serie C. La fotografia attuale di Pistoiese e Aglianese, del resto, dice questo e senza nuovi sviluppi entrambe dovranno accontentarsi della Serie D. La Pistoiese, terza nella graduatoria delle riammissioni e sesta in quella dei ripescaggi non ha praticamente speranze di rivedere la C, l’Aglianese, invece, sarebbe prima per i ripescaggi e prima delle aventi diritto a sostituire il Gozzano nel caso in cui i piemontesi non si iscrivessero in C dopo aver vinto il loro girone, ma la grana impianti sembra non permettere nessun sogno di gloria.

Pane e denti dicevamo, ed è proprio così: ad ognuna manca quello che ha l’altra e viceversa. La Pistoiese ha storia, tradizione, una tifoseria numerosa e appassionata, un budget già pronto per la Serie C e uno stadio a norma per il terzo campionato professionistico italiano. Ma non ha un presidente, ha una frattura insanabile tra la dirigenza attuale e la tifoseria e soprattutto non ha speranze di giocare la C il prossimo anno. l’Aglianese invece ha ancora fortissime speranze di guadagnarsi a gioco fermo la Serie C, ha un presidente capace e in grado di fare calcio che ha già dichiarato di essere eventualmente pronto anche a pagare il costo del ripescaggio pur di salire, ed ha anche una dirigenza che ha dimostrato nell’ultima stagione le proprie qualità. Ma ha una piazza e un tifo numericamente molto limitato e soprattutto non ha uno stadio a norma in cui poter disputare il calcio dei professionisti.

Così, salvo eventuali cavilli o sviluppi, i sogni di C dell’Aglianese rischiano di sgretolarsi davanti ad elementi vincolanti come l’impianto di gioco non adeguabile in poche settimane agli standard del professionismo (per le ripescate non sono previste deroghe in questo senso e non è possibile indicare un altro impianto di riferimento oltre al proprio), mentre quelli arancioni appaiono già destinati ad una D in cui gli attori protagonisti saranno quasi certamente gli stessi che l’hanno condannata alla retrocessione nei dilettanti.

Nonostante l’idea lanciata dal nostro giornale di provare a coinvolgere Gabriele Giusti nel progetto arancione essendo la sua figura e il suo entourage perfetti per rivitalizzare e guidare il sogno arancione, idea che per altro ha riscosso enorme successo in città, il sindaco di Pistoia, Alessandro Tomasi, alla sera di martedì 30 giugno ancora non aveva mai contattato il presidente del sodalizio neroverde. Considerando che il sindaco si è fatto garante in questi mesi, appare abbastanza inspiegabile che davanti a mesi di immobilismo e di personaggi con poca credibilità e affidabilità non abbia ancora provato a percorrere una delle pochissime vie sensate per uscire dall’immobilismo e dal clima avvelenato che circonda i colori arancioni. Ma senza la scintilla iniziale non sapremo mai se questa intuizione può diventare un fuoco capace di riaccendere l’entusiasmo e di regalare un futuro più intrigante al calcio del nostro territorio.

Tra lo stadio Melani e il Bellucci ci sono poco più di dieci chilometri, ma in mezzo due universi che in questo momento non potrebbero essere più antitetici. La domanda, d’obbligo almeno per chi guarda queste due realtà da fuori, è una sola: c’è un modo, una possibilità per fare in modo che ognuna abbia quello che di meglio l’altra può offrire? Da questa risposta, tutt’altro che semplice, passa probabilmente il futuro prossimo del calcio di alto livello nella nostra provincia. Il tempo però scorre inesorabile e questa domanda ha senso, ha vita, soltanto per un’altra settimana o poco più. Lasciare che tutto scorra portandosi dietro questo dubbio sarebbe un enorme peccato di arroganza che oggettivamente Pistoia e la sua provincia non può permettersi in questo 2021.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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