Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Mirco Poli in risposta all’articolo «Pistoiese, quella volontà di essere sempre contro» di Saverio Melegari
di Mirco Poli
Premetto che la mia è prima di tutto una lettera d’amore, amore incondizionato verso la mia squadra del cuore, la città che rappresenta e le tradizioni che si sono tramandate di padre in figlio. Lo stesso Pier Pasolini diceva che «solo nella tradizione è il mio amore» e questo si è tradotto nella consuetudine di famiglia che come mio padre mi ha portato alla Pistoiese sin dalla prima infanzia, cosicché io ho continuato con i miei due figli. E mi piace anche evidenziare, al riguardo, che non sono uno di quelli che io definisco “doppiosciarpista”, non ho squadre del cuore anche in Serie A, tanto meno pseudo secondo squadre in altre serie.
In merito all’articolo apparso sul sito Pistoia Sport in data 16/12 u.s. a firma del signor Saverio Melegari mi preme sottolineare alcune cose. Inizio, per correttezza, anche se questa precisazione mi porterà contro molto antipatie, dall’unico passo dell’articolo che mi trova d’accordo, ovvero che sono talmente tifoso, appassionato, desideroso di vedere la mia squadra, che spiacerebbe molto averla nuovamente nei campionati dilettanti, per non dire quasi amatoriali, anche con chicchessia presidente, o addirittura una città senza calcio. Perché come è vero che il calcio è triste senza tifosi, così lo è una città senza il calcio. Dico questo perché ho visto troppe volte, sin dalla prima nel lontano giugno 1988, la Pistoiese non iscriversi ai campionati e ripartire dalle succitate categorie, senza ovviamente voler denigrare squadre e relativi tifosi che vi militano.
Ma passiamo oltre, ed andiamo ad analizzare i contenuti che personalmente non mi trovano alquanto d’accordo. Nell’articolo ci sono due affermazioni che si contraddicono. Prima si afferma che la “base” (ovvero i tifosi) è convinta che nella Holding Arancione ci fossero chissà quali milioni di euro alle spalle e che non si sono tirati fuori per fare squadre da vivacchiare a metà classifica in Serie C. Poi si afferma che se con la famiglia Braccialini la scatola era vuota o quasi, e c’era poco da spartire, se adesso arrivasse qualcuno ad aprire il forziere, di monete d’oro ne troverebbe diverse e subito pronte all’uso, magari per sparire dopo qualche mese.
Al riguardo, in un articolo sul quotidiano La Nazione del 06/12/2017, il presidente della Holding Andrea Bonechi, che comunque mi dispiace citare vista la situazione non facile che sicuramente starà vivendo, afferma che «con una base patrimoniale più solida la Pistoiese godrà innanzitutto di tranquillità amministrativa e rispetterà per anni tutti i requisiti richiesti. Questo significa prima di tutto che la società sarà più appetibile per chi, eventualmente, vorrà fare investimenti seri e magari provare a fare qualcosa di importante. In secondo luogo significa che, chiuso l’aumento di capitale, ci si potrà concentrare esclusivamente sul campo e non è poco».
Atteso quanto riportato nell’ultima frase faccio una piccola analisi statistica relativamente alle gestione tecnica della Famiglia Ferrari da quando siamo tornati in Lega Pro, ovvero tra i professionisti. Sono cinque campionati e mezzo (l’anno scorso ne abbiamo giocato circa la metà causa sospensione Covid 19) in cui abbiamo giocato un totale di 211 partite, di cui vinte 55 pareggiate 77, perse 79, abbiamo fatto 217 gol per subirne 256. Abbiamo visto nove allenatori, di cui solo uno ha terminato l’intera stagione (Indiani 2017-18), qualche direttore sportivo, di cui uno andato via ancor prima di iniziare la stagione e centinaia di giocatori, senza mai riuscire a creare una intelaiatura di base con giocatori di proprietà, tantomeno quest’anno, quello del centenario, dove abbiamo iniziato la stagione con sei sette giocatori in rosa, escluso quelli delle giovanili.
I conti in ordine mi trovano d’accordo, ma la gestione tecnica non è mai stata in ordine, tant’è che si pecca sicuramente viste le statistiche prima menzionate. Per fare un esempio concreto, la Lazio ha i conti in ordine, e nonostante le corazzate milionarie con cui si confronta, i risultati sono ottimi, la programmazione pure, atteso che l’allenatore, il direttore sportivo e conseguentemente la base della squadra sono stabili nel tempo.
Il “contro” che si addita, è un contro d’amore che vorremmo fosse corrisposto da chi gestisce la “nostra” amata, facendo si che la gente che non è tifosa come me possa sentirla anche un po’ sua. E per cortesia non facciamo i conti sulla presenza dei tifosi, perché la colpa non è la loro, che presenziano ovunque e comunque, ma di chi non è presente e che sicuramente non è allontanato dal Marcello Melani da una contestazione (giusta o sbagliata che sia) rimasta sempre nei canoni.
A proposito, vorrei inoltre ricordare che lo stadio di via delle Olimpiadi, una volta “Comunale”, adesso si chiama Marcello Melani, e che nessuno, nonostante faccia da sponsor, che sicuramente qualche volta avrà sanato piccole situazioni economiche inderogabili, possa decidere di chiamarlo ed etichettarlo con striscioni vari a suo nome ovvero “Vannucci Stadium”. Il compianto Roberto Maltinti potrebbe insegnare e avere tramandato qualcosa eppure non era un mecenate, ma oltre a non voler umilmente imparare sul suo saper stare da tifoso/presidente con i tifosi, non lo si è voluto nemmeno omaggiare al suo funerale, tant’è vero che l’U.S. Pistoiese 1921 non ha presenziato ufficialmente, come la prassi avrebbe voluto, ma solo con qualche rappresentante.
Faccio, infine, presente che abbiamo iniziato l’anno del centenario senza le amate maglie arancioni, venute fuori d’improvviso a campionato iniziato, prive di ogni riferimento “vintage” ad una gloriosa società che compie cento anni, ma copiando fedelmente quelle del 1980-81 (anno della serie A). Per non parlare dello stemma, lungi da somigliare ai due micchi a difesa dello scudo, ma più somigliante a due felini con i denti aguzzi ben in mostra. Non me ne vogliate, Pistoiese ti amo.



