La Pistoiese non vince ma convince, trascinata da un interessante gruppo di giovani. E adesso la strada verso i playoff non sembra impraticabile
Doveva essere un trittico complicato, quello appena concluso, ma la Pistoiese ne è uscita indenne. Cinque punti conquistati – di cui quattro fuori casa -, prestazioni convincenti per tutti e una crescita della squadra che sembra avere sempre risorse a cui attingere nonostante le assenze che costellano questa stagione da agosto.
Nella sfida di sabato sera contro la Carrarese, avversaria di livello superiore e con qualità importanti, gli arancioni hanno fatto una figurona, ottenendo un solo punto sul campo ma convincendo pienamente pubblico e addetti ai lavori con una prestazione di carattere e di maturità.
Nel rettangolo verde non si sono viste stanchezza e nemmeno la fatica di una settimana con pochissimi allenamenti e tanti chilometri macinati sul pullman per andare e tornare da Gozzano e da Gorgonzola.
La risposta piena di un gruppo che non molla e che si tiene attaccato ad un sogno, quello dei playoff, che ha bisogno di essere alimentato adesso con qualche vittoria di sostanza per poter ipotecare magari già inizio marzo una salvezza che rimane il primo obiettivo stagionale, ma con un pizzico di fortuna non l’unico.
LA GESTIONE DEL GRUPPO. La partita con la Carrarese, ancora una volta, ha messo in luce la forza di un gruppo e la bravura di mister Pancaro a tenere tutti sulle corde e a tirare fuori il meglio da tutti.
Stavolta ha sorpreso con Mazzarani a sinistra, dove ad eccezione di un episodio sfortunato, ha offerto una prova di grande sostanza nonostante fosse su una corsia sconosciuta per lui. Idem per Morachioli, un ragazzo che fino alla pausa non era nei radar e he adesso, in questo 2020, sembra aver finalmente trovato un suo spazio e anche un ruolo in campo, con la sua qualità e la sua corsa, dimostrando di poter essere una variabile importante e anche fuori dagli schemi, con la sua voglia di apparire e di fare positiva anche se un po’ arruffona.
Con il suo modo di fare ha trovato spesso risposte interne alla rosa a infortuni e squalifiche, trovando sempre enorme disponibilità e spirito di adattamento dai suoi ragazzi. Come un esperto alchimista, da inizio stagione mister Pippo Pancaro sta mixando i suoi elementi, usandoli tutti, chi più e chi meno, per trovare un equilibrio che forse avrà avuto il rovescio di produrre troppi pareggi, ma che al tempo stesso ha dato una solidità e un’omogeneità a questa Pistoiese tale che cambiando gli interpreti la qualità del prodotto non scade mai e di squadre in grado di metterla completamente sotto dal punto di vista del gioco l’olandesina ad oggi non ne ha trovate.
GLI OCCHI DELLA TIGRE. Una squadra in salute la riconosci anche da come reagisce alle difficoltà. In questo la Pistoiese ha dato dimostrazione di forza per come è rientrata in campo dopo la pausa negli spogliatoi di metà partita.
Un gol nato da un episodio dopo quarantacinque minuti buoni poteva minare le certezze di chi poggia la propria solidità su fondamenta di sabbia. Non così per la Pistoiese, che già negli ultimi minuti della prima frazione aveva tirato fuori denti e muscoli per ringhiare contro gli avversari. Una rabbia e una grinta che ha contagiato anche Pancaro, solitamente molto più compassato e trattenuto in panchina.
Non è un caso quindi che il pareggio sia arrivato velocemente: era nell’aria ed era quasi “chiamato” dai ragazzi in campo e dal tifo sugli spalti. Del resto lo stadio “Melani”, complice il clima da derby, la classifica della squadra e un pizzico di ritrovato entusiasmo tra i tifosi arancioni trasmetteva emozioni e sensazioni che dovrebbero sempre fare da colonna sonora di fondo in queste categorie.
GIOVANI E PISTOIESI. La partita con la Carrarese ha mostrato anche una Pistoiese che come al solito ha messo in mostra le sue qualità, il tutto con un undici titolare in cui l’esperienza di alcuni elementi è ampiamente bilanciata dalla giovanissima età degli altri.
Un mix che funziona e che permette a ragazzi giovanissimi come Morachioli, Capellini, Ferrarini, Bordin e Mazzarani di sentirsi a loro agio in un campionato ruvido come quello di C.
In più, nota di merito, anche stavolta abbiamo assistito a quella ciclicità della storia arancione che permette di stare sul campo pilastri con una storia granitica come Valiani e giovani con un futuro da scrivere come Tempesti, entrambi emblemi di una “pistoiesità” che questa squadra deve necessariamente continuare a difendere.



