La Pistoiese ha ottenuto il ripescaggio in Serie C e ha una seconda chance da non fallire. Necessario per tutti cambiare registro
La Pistoiese è in Serie C, esattamente dove doveva essere, esattamente dove voleva essere. Dal 2 maggio (il giorno della retrocessione sul campo del Gorgonzola) al ripescaggio sono passati 101 giorni. La questione ripescaggi ha messo in luce ed evidenziato le qualità e le peculiarità di una società che, pur con evidenti difetti, ha anche pregi e punti di forza, e proprio grazie a questi è riuscita a riprendersi in un’estate la Lega Pro. Quasi tre mesi e mezzo però sono stati accompagnati anche da incertezze, silenzi e dubbi che hanno avvolto l’Olandesina, lasciandola sospesa in un limbo in cui era quasi impossibile programmare o progettare. Ci sono state le dimissioni del presidente Orazio Ferrari, ci sono state le quote della famiglia Ferrari in vendita ed il sindaco come garante verso potenziali compratori (la Pistoiese non l’ha presa nessuno), ma soprattutto c’è stata un’estate di ricorsi e carte bollate, che solo all’11 agosto è riuscita a dire che la Pistoiese era la sessantesima squadra ad avere diritto di giocare il prossimo campionato di Serie C.
E questa è oggettivamente una vergogna. Lo sarebbe stata anche se ad essere ripescato fosse stato il Fano o qualsiasi altra squadra. Per la Pistoiese, che grazie alla sua accortezza, ai conti in ordine e all’abitudine ad adempiere alle questioni burocratiche con puntiglioso rigore e attenzione ha scalato posizioni e meritato di espiare e rimediare alle colpe sportive della passata stagione, restare fuori sarebbe stata una vera beffa e soprattutto un’ingiustizia. Perché prima dell’Olandesina hanno potuto festeggiare e gioire compagini che negli ultimi anni sono state retrocesse per aver venduto partite e quasi tutte le altre reduci invece da fallimenti, esclusioni e radiazioni, risolvendo tutto con cambi di denominazione, tirando una riga sui debiti e sulle magagne. A riguardo, il presidente Ghirelli ha annunciato che dal prossimo anno, anche in ottica riforma dei campionati, ci sarà lo stop a ripescaggi e riammissioni. Se così non fosse però spetterà a Orazio Ferrari, membro del consiglio di Lega Pro e presidente che ha vissuto sulla sua pelle questa calda estate tra carte bollate e tribunali, battersi perché i criteri e soprattutto i tempi dei ripescaggi cambino e diventino più brevi e premianti per i club veramente meritevoli.
Ritrovare il paradiso della Serie C però presenterà un conto salato alla Pistoiese. È già costato un milione tra fideiussioni e tassa a fondo perduto e il conto non è finito qui. I 300mila del dazio del ripescaggio mancheranno al budget della squadra, ed il mercato iniziato solo all’11 di agosto, con la rosa azzerata, presenterà il conto in campionato. Dal 29 agosto gli arancioni pagheranno anche la preparazione iniziata quasi un mese dopo le altre. Vero, la Pistoiese a queste ultime situazioni è stata costretta da eventi esterni, ma si tratta pur sempre di una sciagurata serie di eventi innescata da un girone di ritorno nella scorsa stagione che definire disastroso è riduttivo.
Di buono c’è che la dirigenza arancione, colpevole della retrocessione in concorso di colpa con allenatori, giocatori e direttore sportivo della passata stagione, almeno ha in qualche modo riparato alla sua parte di errori. Come quando si rompe un vaso e lo si rincolla, le crepe insanabili però restato, ma ora è il momento di scrivere un nuovo futuro. L’estate poteva essere quantomeno impiegata per provare a ricucire certi strappi con tifosi, città e ambiente, di certo andrà fatto adesso, sfruttando lo stadio aperto al pubblico e la possibilità di fare (almeno nel breve periodo) iniziative. Servirà una società che si apra e accolga la gente, Pistoia e i tifosi, perché la frattura esistente va ricomposta, per quanto possibile. Si dovrà rivedere l’Holding Arancione, silente e passiva da quasi un anno, ed ancora con un presidente dimissionario. La questione presidente dovrà essere affrontata anche in casa Pistoiese, perché anche qui le dimissioni sono state pubbliche e sbandierate a maggio, ma ora sull’argomento bisogna ritornare e dire qualcosa, che sia una retromarcia e un ritorno sui propri passi o altro.
Adesso però tutto riparte, tutto ricomincia e l’11 agosto va inteso come un nuovo inizio per l’universo arancione. Questa stagione dovrà servire ad arrivare all’estate con la società ancora sana e la Serie C guadagnata sul campo, poi qualcosa potrebbe accadere. Perché dopo questa estate la società resta in vendita e la volontà della famiglia Ferrari di chiamarsi fuori non è mutata. Come accaduto questa estate è però chiaro che la Pistoiese non è in vendita a tutti e le credenziali e la solidità per mantenerla sono requisiti obbligatori. Andrà anche allestita una squadra che rispecchi le aspettative di una piazza che chiede quantomeno giocatori che sappiano sudare la maglia, battaglieri, che abbiano fame e grinta per giocarsela con tutti, possibilmente regalando qualche gioia in più rispetto alle ultime annate.
Impossibile chiedere a tutti di dimenticare, ma è altrettanto doveroso provare, tutti, a darsi un’altra, seppur timida e prudente, opportunità. Perché in fondo è quella che ha avuto la Pistoiese: una seconda opportunità per rimediare agli errori del recente passato. Nello sport non capita tutti giorni, anzi, è una rarità. Meritarsela e sfruttarla ogni giorno sarà il dovere di tutti. Di chi c’era e continua ad esserci, di chi c’è stato e vuol tornare, ed anche di chi arriverà. Perché una storia centenaria merita il lieto fine. E questa stagione è la seconda e tanto rara opportunità per provarci e riuscire a scrivere.



