Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta del Gruppo Cuori Arancioni. Il Consiglio Direttivo: «La famiglia Ferrari si adoperi per tentare di recuperare la categoria»
Apprendiamo senza stupore alcuno, la notizia delle dimissioni del presidente Orazio Ferrari. Il Gruppo Cuori Arancioni accoglie con favore questo sperato sviluppo, dando per scontato che seguano (o che sottintendano) anche le imprescindibili dimissioni del Direttore Generale Marco Ferrari, certamente corresponsabile, seppur rimasto quasi sempre nell’ombra (e costantemente dietro la siepe della gradinata durante le partite casalinghe).
Da parte nostra è maturata una forte diffidenza nei confronti dell’operato della famiglia Ferrari, che trova origine, oltre che nei deludenti risultati sportivi, nell’atteggiamento di palese indifferenza nei nostri confronti (tranne che nei casi in cui il nostro coinvolgimento risultasse a loro funzionale).
Nel tempo il presidente e chi per lui hanno sempre chiesto ai tifosi di stare vicino alla squadra, in quanto il momento dei processi sarebbe arrivato alla fine del campionato. Quel momento adesso è arrivato.
Ci dispiace doverci ripetere, ma in primis ogni stagione sportiva è stata contrassegnata dallo smantellamento della rosa dell’anno precedente (e non è certo che la conferma dei panchinari possa rappresentare, come qualcuno ci voleva convincere, il mantenimento dell’ossatura dell’anno precedente!), senza neppure confermare i giocatori che nei vari campionati si sono particolarmente distinti (anche in questo caso, mai per scelta della società! In ogni circostanza c’è sempre stata qualche altra giustificazione: le ambizioni dei giocatori, le loro scelte personali, le scelte tecniche degli innumerevoli allenatori che si sono succeduti sulla nostra panchina nonché del DS di turno).
In ogni stagione sportiva si è cercato di tirare sempre più la corda rispetto alla precedente, anche in virtù di situazioni contingenti che consentivano alla società di avere la ragionevole certezza che la salvezza sarebbe stata comunque raggiunta (leggasi disgrazie altrui).
Risulta a questo proposito lampante la sciagurata campagna svolta nel mercato di riparazione di gennaio, dove sono stati scientificamente ceduti tre fra i giocatori con i contratti maggiormente onerosi, sostituiti da giocatori per la maggior parte di livello palesemente inferiore o con svincolati anche di lungo corso.
Ma stavolta l’indebolimento della rosa “al risparmio” non ha portato gli stessi risultati acciuffati per il rotto della cuffia negli anni precedenti: come si dice, a forza di giocare col fuoco si finisce per bruciarsi.
Lo stile della casa è sempre stato contraddistinto da una costante: lo “scaricabarile”. C’è sempre stato un malcapitato di turno: il Direttore Sportivo, l’allenatore, a volte il giocatore, mai la messa in discussione delle proprie capacità comunicative, di ascolto e soprattutto delle tempistiche quasi mai azzeccate.
Come non ricordare, ultimo in ordine di tempo, quello posto in essere nell’ultima surreale conferenza stampa 2020, quando senza mezzi termini sono stati incolpati della costruzione della squadra e del fatto che, tanto per cambiare, a luglio, al giorno del ritiro eravamo con i giocatori contati, l’allora allenatore Frustalupi ed il DS Dolci?
I dodici allenatori succeduti in sette stagioni tra i professionisti hanno sempre rappresentato il capro espiatorio preferito, salvo poi fare le fortune altrove di altre società (due su tutti: Cristiano Lucarelli e Massimiliano Alvini).
Non vorremmo mai che sia gli allenatori che i vari DS abbiano dovuto sottostare a precise direttive riguardanti l’allestimento della rosa e il numero delle quote da far scendere in campo, in ossequio al perseguimento del primario obiettivo che ha rappresentato da sempre il cavallo di battaglia: “i conti in ordine”. Cogliamo anche stavolta, come sempre, l’occasione per ringraziare di questo, ma ci teniamo a ribadire che dovrebbe rappresentare la normalità di un’azienda.
I tifosi sarebbero stati lieti di coniugare questi brillanti risultati economico-finanziari con dei campionati con un minimo di programmazione ed ambizione, ma quest’anno ci saremmo perfino accontentati, seppur per l’anno del centenario, di almeno una semplice stagione sportiva decorosa.
Altro che alzare l’asticella! Probabilmente, impegnati con tutte le loro forze nel perseguimento dei conti in ordine, non si sono accorti che, stagione dopo stagione, la frattura fra la società e la tifoseria è diventata sempre più marcata, sono state perse intere generazioni di giovani tifosi, anche se abbiamo il sospetto che questo non fosse di loro particolare interesse.
Anzi, l’unica cosa che sono sempre stati pronti a chiedere era unità e compattezza, quasi come se gli sciagurati campionati che abbiamo dovuto sorbirci fossero in parte anche responsabilità di un ambiente negativo alimentato dai tifosi stessi.
Passando al settore giovanile, sono anni che questo non produce giocatori di livello, salvo rarissime eccezioni: l’impressione è che dunque il settore giovanile abbia rappresentato solo una fonte di introiti, senza anche in questo caso alcuna ambizione particolare. Così facendo, il blasone, già ormai da tempo compromesso, ha perso appeal anche nei giovani.
Tutti i sospetti sopra elencati (ma ce ne sarebbero altri che per brevità ci vediamo costretti a tralasciare) risultano ormai anacronistici alla luce della retrocessione, essendosi tramutati in certezze.
A questo punto non ci resta che chiedere alla famiglia Ferrari, prima di passare la mano, di adoperarsi per espletare tutti gli adempimenti necessari e possibili per tentare di recuperare la categoria (leggasi iscrizione al prossimo campionato e domanda di ripescaggio): dal momento che ad oggi la tifoseria e la città intera non hanno ricevuto le scuse per lo scempio sportivo perpetrato e il discredito davanti agli occhi di mezza Italia, considereremmo queste mosse un risarcimento minimo che la famiglia Ferrari ci deve.
Nel caso in cui non si finalizzi l’auspicabile passaggio ad una nuova proprietà, e rientrino le dimissioni dell’attuale dirigenza, riteniamo comunque inopportuno un qualsivoglia incarico dirigenziale o societario al D.G. Marco Ferrari, anche nell’ipotesi di una nuova gestione.
Infine, un appello a tutte le persone che hanno a cuore la Pistoiese. Cerchiamo di mettere da parte l’amarezza, lo scoramento e la ritrosia che abbiamo accumulato in questi mesi. Sollecitiamo a gran voce un passo in avanti della Holding, dell’imprenditoria, delle istituzioni locali e provinciali. Restiamo uniti per il rilancio del calcio Pistoiese perché come rammenta un vecchio adagio, adesso più che mai di attualità: i presidenti, le società e i giocatori passano ma la passione per la Pistoiese resta e resterà.
Forza Arancioni Sempre!
Il Consiglio Direttivo Gruppo Cuori Arancioni
Pistoia lì, 05 Maggio 2021



