Pistoiese, il disastro è servito. Ora chiarezza sul futuro

Dai mancati risultati, alla poca trasparenza nelle trattative per il passaggio di proprietà. E poi le chiacchere che avvelenano l’ambiente

Sei vittorie e venticinque sconfitte sono un numero mostruoso, che già da solo basta e avanza a tratteggiare la drammaticità, sportivamente parlando, del 2021 della Pistoiese. L’abitudine a perdere della piazza è ormai consolidata a tal punto che una stagione del genere non fa quasi rumore, passa come inosservata, nell’apatia generale che ormai circonda la squadra arancione. La scollatura con il territorio è enorme, la frattura con l’attuale proprietà è insanabile e il disinteresse del pubblico, in drastica picchiata in termini di presenze, anche ben prima che la pandemia scoraggiasse i più a sedersi sulle tribune del Melani, certifica il fallimento dell’attuale progetto sportivo.

Così, i 250 tifosi presenti allo stadio nell’ultima gara dell’anno solare, condito da numeri drammatici a livello sportivo, da una retrocessione sul campo e da un centenario passato sotto silenzio, testimoniano il fondo ormai toccato. Un punto zero, da cui bisogna ripartire, provando a risolvere i tanti problemi che attanagliano l’Olandesina. I mali della Pistoiese, o per meglio dire quelli dell’ambiente arancione, sono tanti. In primis quelli di una società che è chiamata ad un quanto mai necessario e inevitabile passaggio di proprietà. perché nel campionato di Serie C sono già tante le squadre che lo hanno fatto e a Pistoia questo è divenuto un passaggio vincolante per tutto e tutti.

In questi ultimi anni ci sono stati abboccamenti, personaggi di dubbia affidabilità, avventurieri, speculatori, ma anche altre cordate, più concrete, con cui però non si è mai riusciti ad arrivare fino alla fine. Gruppi americani, cordate romane e altro, sempre però senza riuscire a portare in fondo il passaggio. Il dubbio che la volontà di non arrivare al risultato finale fosse a fondamento di entrambe le parti oggi sorge, ed è quantomeno legittimo. Perché oltre il lecito di non voler mettere la squadra arancione in mano a soggetti non in grado di garantirle la sopravvivenza nei professionisti, è però arrivato il momento di chiarire, numeri, cifre e condizioni messe nero su bianco, quali sono i vincoli e le forze richieste per poter concretizzare una volta per tutte il passaggio di proprietà degli arancioni.

Anche perché dopo il ripescaggio e l’enorme esborso estivo per rimediare a pallone fermo ai disastri di una stagione fallimentare ha inciso e molto sulle casse arancioni, che adesso non sono più così “a posto” come giustamente e orgogliosamente sbandierato dai vertici dell’Olandesina in passato. Di certo c’è che su questi argomenti, complice una volontà ferrea delle società di mantenere, almeno a livello pubblico, il massimo riserbo, si sono sprecate chiacchere e chiacchericci.

La poca trasparenza in merito a trattative passate ha generato voci, mezze verità e anche tanti discorsi da bar, che alla fine hanno contribuito ad avvelenare ulteriormente il clima intorno alla Pistoiese, allontanando ancor di più la gente dalla squadra. In tutto questo ha una complicità anche la società, intesa nella sua interezza ed Holding compresa, che tra cose dette a denti stretti, confidenze elargite di volta in volta a figure storiche dell’ambiente e volontà di tenere sotto controllo indiscrezioni ha alimentato e dato nuova benzina per far ardere voci e teorie che partendo da piccole verità spesso sono poi cresciute di bocca in bocca. In questo contesto ci sguazzano anche quei “tifosi” che, in passato come tutt’oggi, si dilettano proprio a creare e alimentare voci, con l’obiettivo di alimentare ancor di più la tensione e acuire le divisioni che già regnano sovrane nell’ambiente orange.

Infine, c’è anche chi, ormai abitualmente, per perseguire i propri interessi e indirizzare l’ambiente nella direzione sperata passa letteralmente le notizie ad una parte della stampa, confezionandole già con tanto di foto scelta e scattata ad hoc. In un ambiente schiacciato dalla situazione e dalle circostanze attuali c’è anche chi sta lavorando da molto vicino per concretizzare un eventuale passaggio. Si tratta di Sergio Iorio, imprenditore e adesso manager di alto profilo, attivo nel campo del comparto chimico e non solo. Legato a Pistoia per averci vissuto e averla frequentata in gioventù, adesso vive e lavora in Liguria, ma negli ultimi mesi ha fatto spesso la sua comparsa sulle tribune del Melani e soprattutto ha partecipato anche a diverse trasferte, tra cui quella di Imola, al fianco dello stato maggiore arancione e di alcuni esponenti della Holding.

A lui, per il momento a titolo personale, fa capo l’iniezione di energia che permetterà alla Pistoiese di poter operare attivamente nel mercato di gennaio. Risorse economiche per rinforzare la squadra e allestire una rosa che possa riscattare il deludente girone d’andata e centrare l’obiettivo della salvezza. Un investimento però che non dovrebbe restare fine a sé stesso, ma piuttosto propedeutico e vincolato ad un passaggio di proprietà a stagione conclusa, soprattutto se la categoria della prossima stagione restasse ancora la Serie C.

Iorio, però, non si sta muovendo da solo. Da una parte c’è anche una frangia della Holding Arancione che lo spinge e lo acclama, intravedendo in lui quella figura in grado in incarnare la novità per i colori arancioni e al tempo stesso la pistoiesità che in molti si augurano per garantire un futuro più radicato per l’Olandesina. L’augurio è che stavolta sia davvero quella buona, quella in cui arrivare al dunque. A prescindere dall’esito, l’auspicio è che a riguardo ci sia comunque una comunicazione chiara, schietta e tempestiva, così da non alimentare ancora il solito circolo vizioso già visto e ascoltato in questi anni.

Un quadro generale, tutto quello sopra descritto, che spiega, se non per la totalità almeno per buona parte, perché la Pistoiese sia arrivata a collezionare un altro record negativo, come quello del ruolino di marcia disastroso di questo 2021. Il resto, per sottrazione, va imputato a chi scende in campo e a chi li prepara quotidianamente. E a riguardo è bene ricordare che i giocatori arancioni in questo 2021 sono stati 55, mentre gli allenatori 4, senza tralasciare 2 direttori sportivi e tutto contorno di staff tecnici, consulenti e suggeritori in sede di mercato. Tutti, seppur in maniera e modi diversi, responsabili del ruolino di marcia tanto disastroso in questo 2021.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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