Le sorti della Pistoiese restano ancora indefinite e il mattone sembra affascinare più dell’arancione. Adesso però è arrivato il momento delle risposte e chi tiene davvero alle sorti dell’Olandesina deve fare un passo avanti
A due settimane esatte dal primo e fondamentale cancello della nuova stagione la Pistoiese è ancora alla ricerca di una nuova fisionomia per uscire dallo stallo in cui è piombata il giorno dopo la retrocessione di Gorgonzola. I colloqui del sindaco Alessandro Tomasi, garante dell’eventuale passaggio di proprietà e primo controllore di nuovi e potenziali acquirenti, procedono, ed anche questo martedì arriveranno nuovi imprenditori ad affacciarsi per capire la realtà dei conti arancioni, le richieste della proprietà e della Holding.
Sin qui, fatti salvi avventurieri e speculatori, chi ha realmente manifestato una potenziale intenzione di prendersi la Pistoiese ha sempre messo sul piatto il mattone. Costruire, edificare, investire con un nuovo impianto, con una cittadella sportiva. Insomma, dare a fondo perduto nel calcio da un lato ma rientrarci da un’altra parte. Giusto, legittimo, nel pieno senso di investimenti imprenditoriali, ma dall’altra parte appare evidente come più che la Pistoiese interessi la tutela e dei propri investimenti e del proprio business. In tempi come questi non c’è da buttar via niente, specie se chi investe viene da fuori. Piuttosto sorprende di più che a fare questi ragionamenti sia anche chi fa parte del territorio e del tessuto economico della città e della provincia, chi dunque al colore arancione dovrebbe essere quantomeno affezionato se non addirittura sentimentalmente legato.
Comunque sia, cordate del mattone o meno, per la Pistoiese andrà trovata una soluzione al più tardi di qui a due settimane. Lunedì 28 giugno, infatti, servirà mettere firme a documenti, presentare l’iscrizione alla Serie D e quindi far partire la barca della prossima stagione. E andrà fatto rompendo fragorosamente quel silenzio tombale che da più di un mese ammanta la Pistoiese. Perché il tempo dello stallo sta scadendo e adesso bisogna andare davvero a vedere le carte. Il calcio non aspetta i tentennamenti e le paturnie di Pistoia. In tanti sin qui si sono battuti, a più riprese, quasi sempre però privatamente, il petto, dichiarando amore e profondo interesse per l’Olandesina. Salvo poi rimanere, sempre in silenzio e nell’ombra, a guardare e giudicare, senza mai mettersi davvero in gioco in prima persona.
C’è qualcuno che vuole realmente e concretamente la Pistoiese? C’è qualcuno tra Holding Arancione, figure legate direttamente o indirettamente al mondo arancione o imprenditori illuminati del territorio che è pronto a prendersi il fardello della presidenza del club orange? La famiglia Ferrari, se davvero non ci saranno sviluppi positivi e se quindi si ritroverà con il cerino in mano tra due settimane, iscriverà la squadra o la lascerà in balia del suo destino? Domande lecite, sempre le stesse da settimane, a cui più che con le parole, i protagonisti diretti e indiretti dovranno adesso rispondere con i fatti. La stagione ha dato i suoi verdetti, c’è stato tempo per le contestazioni, per le parole e per le analisi. Si è detto tanto, qualcuno francamente ha scritto anche esageratamente troppo. Tralasciando poi i soliti professori, spesso addirittura nascosti dietro un fake, che sui social hanno la soluzione pronta per tutto e giudizi universali su chiunque, in questo mese e mezzo la faccia e le parole in pubblico le hanno messe solo il sindaco Tomasi e gli ultras della Pistoiese: loro si sono esposti personalmente, tutti gli altri invece mancano ancora all’appello. Ora però è tempo di tirare una riga e scrivere il futuro. Perché una piazza litigiosa, polemica e arrabbiata non è quello che deve trovare chiunque arriverà, se mai arriverà, a prendersi in carico l’onore di guidare la Pistoiese nel prossimo futuro. Le chiacchere, tutte, adesso stanno a zero. Contano solo i fatti e chi ha il coraggio di farli.




