La storia dei festeggiamenti della Pistoiese in serie A organizzati dal “Club Arancione I Fedelissimi”
Due striscioni di venti metri scendevano in verticale dall’ultimo piano del palazzo all’angolo di piazza San Francesco. Su di loro i nomi dei protagonisti. Poi, quattro lettere in legno, così tanto imponenti che riuscirono a rappresentare nel migliore dei modi quella grande impresa. Quell’ impresa che rimarrà custodita nel cuore di ogni tifoso arancione. Dal basso la lettera D, poi la C, la B, fino ad arrivare in alto, toccando l’Olimpo del calcio, la A.
Quell’ inverosimile scalata, quella promessa mantenuta, quel sogno che il presidente Marcello Melani “Il Faraone” regalò alla città di Pistoia. Molti lo consideravano, almeno all’inizio, un visionario ma i fatti fecero ricredere tutti, portando a termine quella promessa che ebbe solo un’ unica macchia, quella di un insignificante ritardo di un anno. Insieme ai soci dei Fedelissimi, a contribuire alla creazione di quelle lettere in legno appese sui balconi di quel palazzo e agli striscioni che scendevano dalle finestre, c’erano anche Marco Nesti e sua moglie Franca Vannucci, ai quali abbiamo chiesto di raccontarci quel momento.
«Abbiamo lavorato tantissimi giorni per organizzare questo evento con il Club Arancione I Fedelissimi. Con il consiglio – ha raccontato Marco Nesti – decidemmo di costruire quattro lettere in legno che rappresentassero la scalata verso la serie A. Lettere che furono messe sui terrazzi del palazzo in angolo di piazza San Francesco. Il miglior modo per metaforizzare una scalata senza precedenti per Pistoia. Quel 1 giugno 1980? Un’emozione incredibile. Il pareggio con il Lecce, quello zero a zero che ci regalò quel meraviglioso sogno. Festeggiammo fino a tarda notte, piazza Mazzini era stracolma di tifosi, caroselli di auto, gente che si abbracciava, rideva e piangeva di gioia, un momento che non dimenticherò mai».
A creare quelli striscioni invece la moglie Franca Vannucci: «Lavorai giorno e notte per cucirli. Scendevano dalle finestre dell’ultimo piano per venti metri. Tornassi indietro lo rifarei senza pensarci un istante. La città era unita, c’era un entusiasmo incredibile e tutti fremevano in attesa di poter raggiungere quello che anni prima poteva sembrare un sogno ma che presto divenne realtà».



