Pistoiese, non è questione di crisi. Ripartire da zero non paga

Una riflessione “di cuore” sul momento della Pistoiese e sugli errori che in questa città sembrano ripetersi ciclicamente come una spirale

Crisi? Sarebbe da dire più il risultato di una non programmazione. Vincere una serie D non è facile di per sé, figuriamoci se ci viene messo del proprio. L’impresa sfiorata nella scorsa stagione, frutto soprattutto di un attaccamento alla maglia di un gruppo di ragazzi eccezionali, non è bastato a correggere i legittimi errori commessi in fase di costruzione di una rosa più volte rabberciata. Per carità, gli errori di valutazione ci stanno, ma perchè non proseguire con un’ossatura che poteva permettere di riprendere la nuova stagione con più certezze? Giocare in una piazza blasonata come quella di Pistoia, di fronte ad una storia e ad una maglia che ha un peso specifico notevole come quella arancione, non è sicuramente facile. Abituarsi alle pressioni di una piazza che chiede a gran voce una promozione, dove si ha sempre l’obbligo di vincere e dove si gioca di fronte a 1000/1500 spettatori, richiede non solo qualità e tecnica ma anche e soprattutto carattere.

Carattere che acquisisci giocando, partita dopo partita, ma che costringe un club che ambisce esclusivamente alla promozione, ad attendere la crescita di ogni singolo giocatore. Questo non certo per mettere in discussione e togliere niente alla rosa attuale, composta di gran lunga da ottimi giocatori e da ragazzi di indubbia serietà umana. Quello che manca è una programmazione anche se oggi, per chi non può aspettare, programmare è sempre un’impresa ardua. Non parliamo solo della Pistoiese ma l’esempio viene dai tanti altri club blasonati che da anni tentano di uscire dalle sabbie mobili di una categoria ostica come quella della serie D. Ma ne vale veramente la pena ricominciare da zero (o quasi)? Ripartire da una rosa già amalgamata, da un tecnico che aveva in mano un gruppo incredibile di giocatori e di uomini dentro e fuori dal rettangolo verde, era probabilmente l’unica certezza che poteva esserci per partire con una buona percentuale di vittoria in tasca.

Non è solo questione di rimpiangere i vari Caponi, Viscomi, Barzotti o gli under, già collaudati e pronti per proseguire un percorso con la maglia arancione. Si può rimpiangere invece il dover ripartire ogni anno da zero e ascoltare le conseute frasi come: «C’è bisogno di tempo, il gruppo sta crescendo» e via dicendo. Frasi legittime perchè fisiologicamente è così, ma nel mentre gli altri mettono in saccoccia punti pesantissimi che, come l’anno scorso, hanno inciso e come nella classifica finale. Entrare nei meriti o meno di come un tecnico gestisce la formazione o come la società interviene sul mercato non spetta certamente a nessuno, tranne che agli addetti ai lavori, perchè nel calcio ci sono decine, forse centinaia, di dinamiche all’interno di uno spogliatoio che solo chi è dentro può conoscere. Possiamo metterci qua e analizzare la partita contro il Forlì, contestare e fare due chiacchere da bar dicendo ognuno la sua: «Giocherei con due punte, con tre, con il trequartista, con il 3-5-2 o il 4-3-3..» ma rimarrebbero solo dei numeri e non porterebbero a niente.

Piuttosto c’è da onorare una maglia, quella arancione, che rappresenta la città di Pistoia, e quello che indubbiamente fa ogni giorno e ad ogni partita lo zoccolo duro di tifosi che non fanno mai mancare il loro apporto ma che sicuramente meritano molto di più. Servono chiarezza, spiegazioni e rassicurazioni, invece di decisioni che potrebbero minare la già poca tranquillità dell’ambiente. Perchè? I dubbi, o il cosiddetto limbo, sono le uniche cose che in questo momento di difficoltà non servono a niente. In questo caso i nodi sono stati sciolti dalla Pistoiese in poco meno di due ore, con la decisione di esonerare mister Consonni. Una presa di posizione che nel calcio moderno non appare certo come una sorpresa ma che probabilmente non farà luce sui veri problemi dell’Olandesina. Il campionato è ancora lungo e non vogliamo mettere una croce sulla stagione della Pistoiese, sempre in tempo a riprendersi e a fare la sua parte nel Girone D di Serie D. Se così non fosse, c’è assolutamente bisogno di pensare ad un’altra strategia, cominciando a fare calcio e programmare.

Emiliano Nesti
Emiliano Nesti
Da sempre pretoriano della tribuna del “Melani”, ama il calcio e crede ancora che una palla a scacchi bianchi e neri possa dettare i versi della poesia d’amore più bella del mondo. Anima blucerchiata e al tempo stesso profondo conoscitore di tutto ciò che ruota intorno all’Olandesina, è a Pistoia Sport dal 2019 dove si diverte un mondo insieme a tanti giovani penne del giornalismo pistoiese.

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