Pistoiese, un fallimento che pesa e un futuro da riprogrammare

I tanti errori e la frattura con la piazza segnano la fine dell’era Ferrari. Adesso c’è da investire concretamente sul futuro della Pistoiese

L’incubo è diventato realtà: la Pistoiese è retrocessa sul campo in Serie D, senza nemmeno passare dai play-out. A Gorgonzola si è consumato l’epilogo drammatico di una stagione disastrosa, in cui niente è andato con il verso giusto e in cui la dirigenza arancione ci ha messo anche molto del suo, fallendo clamorosamente tutti i possibili correttivi in un’annata partita con il piede sbagliato e terminata senza la forza e i mezzi per evitarne l’epilogo fatale.

La società può e deve capire tutti gli errori commessi dall’aprile 2020 ad oggi. Ed è altrettanto doveroso che tutte le parti e le componenti facciano un esame di coscienza su questi sette anni tra i professionisti in cui si è quasi sempre festeggiato la salvezza e in cui soltanto una volta si è potuto gioire per la qualificazione ai playoff. Ma, soprattutto, è fondamentale capire cosa va salvato e cosa va ripensato in una struttura organizzativa, dirigenziale e gestionale che dalla festa di Piancastagnaio alla sconfitta fatale di Gorgonzola ha creato una frattura netta e ormai insanabile con la pancia degli appassionati, intaccando anche la propria immagine agli occhi di una città che quei colori arancioni li ama ancora ma a cui non riesce più ad appassionarsi in maniera genuina e viscerale.

La spaccatura tra la piazza e i Ferrari non aveva più margini per ricomporsi e continuare a insistere andando avanti, pur con tutta la buona volontà e le migliori intenzioni, avrebbe voluto dire portare a livelli ancor più insanabili e non conciliabili le distanze. La decisione di fare un passo indietro da parte del presidente Orazio Ferrari è un gesto lodevole quando doveroso dopo questa annata. Una scelta che ieri ha messo lui davanti alle proprie responsabilità, ma che da oggi mette tutti gli altri attori interessati ed interessabili davanti alle proprie.

Dall’estate ad ora le occasioni per rimediare a questa stagione fallimentare ci sono state. Ma la famiglia Ferrari e il direttore sportivo Dolci hanno sbagliato tutte le scelte chiave. Valutazioni di tecnici e giocatori, da luglio a gennaio, polverizzando e rinnegando le decisioni prese mesi prima, o addirittura settimane prima, come dimostra il masochistico mercato di gennaio in cui, dall’addio a Gucci al mancato arrivo di un vero bomber, dalla cessione in prestito di Camilleri e Cesarini nelle ultime ore di calciomercato l’arrivo degli svincolati Momenté e Lo Faso, ogni toppa è stata più dannosa del buco creato precedentemente.

L’errore più grande adesso sarebbe quello di sprecare, ancora una volta, il tanto tempo a disposizione. Anche e soprattutto perché tra le cose di campo e quelle dirigenziali si annunciano mesi molto tribolati e foschi. Siamo a inizio maggio ed è doveroso che per giugno la strada per il futuro sia già netta e delineata, almeno nelle persone e nei programmi. Ora che non c’è più da pensare al calcio giocato c’è da ripensare come deve essere fatto il calcio a Pistoia. E c’è da farlo considerando che il futuro è da riprogrammare, salvo ripescaggi, tra i dilettanti, in un campionato che si annuncia già mostruosamente difficile. La Pistoiese, le cui speranze di ritrovare la C a tavolino comunque esistono, ad ora deve immaginarsi in una Serie D che vale quasi come una vecchia C2: Lucchese, Livorno, Prato, Siena, Arezzo, senza dimenticare l’Aglianese nel caso in cui non dovesse centrare la promozione in questa stagione, e poi le tante altre realtà che tra i dilettanti ci giocano da anni e sono ormai strutturate e attrezzate per questa categoria.

Sulla categoria però c’è il rischio di rimanere in bilico fino a dopo Ferragosto, perché generalmente i criteri di ripescaggio vengono pubblicati ad inizio agosto e poi c’è da aspettare i termini delle iscrizioni per capire quante e se ci saranno le ripescate. Ad ora un posto vacante c’è già, ed è quello del Trapani che non ha iniziato il campionato, se dovessero valere i criteri degli anni passati, ed in particolare quello che taglia fuori chi già ha usufruito di un ripescaggio negli ultimi cinque anni, la Pistoiese sarebbe in pole position per rivedere la Serie C.

Poi c’è da capire cosa voglia fare da grande la Holding Arancione. Ci sarà, inevitabilmente, una resa dei conti interna tra le anime con pensieri differenti che in questi mesi hanno magari sopportato e accettato a denti stretti la deriva di un progetto che aveva come fulcro centrale la partecipazione ad un campionato professionistico e che è miseramente fallito alla prova del campo nell’annata più importante di tutte. Servirà fare chiarezza, stavolta in maniera definitiva, sui ruoli, i compiti e le responsabilità, scegliendo persone adeguate e mettendole in condizione di lavorare al meglio. La Holding Arancione ad oggi è senza una guida ufficiale perché l’ex presidente Andrea Bonechi si è dimesso a dicembre e il nome del suo successore, ammesso che già ci sia, non è ancora stato annunciato esternamente.

Il presidente Orazio Ferrari, provato significativamente dall’ultima stagione sia per tutto quanto accaduto sul campo come anche per quanto successo fuori, ha fatto il primo passo, chiamandosi fuori. Adesso al tavolo resta la Holding Arancione e il sindaco Tomasi come garante per la città e i tifosi. Ora chi vuol farsi avanti deve palesarsi e proporsi, ammesso che ci sia qualcuno interessato, pronto a subentrare e soprattutto in grado di farlo, aspetto quest’ultimo non affatto secondario. Perché di Serafino, giusto per fare il nome di un personaggio che la scorsa estate aveva chiesto informazioni sulla Pistoiese salvo poi buttarsi sulla Sambenedettese che ha portato ad un probabile fallimento in una sola stagione, ce ne sono tanti nel mondo del pallone italiano.

Arriva la bella stagione ed è il momento di ridare brillantezza all’arancione. Gli errori ci sono stati e ne hanno fatti tanti, in molti. Non basterà tirare una riga e ripartire, perché altrimenti vorrebbe dire non aver capito e imparato niente dagli errori. A mio parere l’unica strada per ridare il calcio professionistico alla Pistoiese e per riportare la gente al fianco di questa squadra è un cambiamento reale, che riporti entusiasmo, idee e progetti per il futuro.

Servirà ricreare legami, rinsaldare l’appartenenza e far tornare la gente a palpitare per questi colori. Per farlo deve essere messo sul piatto un progetto concreto, chiaro, con facce e nomi nuovi, ma che siano spendibili e credibili. Consapevoli, tutti, che questa stagione non si cancellerà con un colpo di spugna e che le cicatrici di una retrocessione sul campo con ventitré sconfitte resteranno a lungo sul volto di questa dirigenza, di questi giocatori, di questi allenatori e soprattutto nel cuore dei suoi tifosi.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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