Pistoiese, Valiani: «Un silenzio che fa riflettere. E occhio alla tempistica»

«È la delusione più grande della mia carriera» così il capitano della Pistoiese a un mese dalla retrocessione in Serie D degli arancioni

«Mi ci è voluto un po’ di tempo per mettere insieme tutto ciò che è accaduto» sono queste le prime parole di Francesco Valiani, che a un mese dalla retrocessione della Pistoiese in D è tornato a parlare nella conferenza stampa organizzata questo pomeriggio al Nursery Campus del main sponsor arancione Vannino Vannucci. «La botta della retrocessione dopo il fischio finale di Gorgonzola è stata forte – ha proseguito il capitano arancione – per me come per gli altri. Perché un lumicino fino all’ultima partita c’era e fino a che non succede il peggio, sportivamente parlando, ci speri sempre. Ho vissuto altre retrocessioni, come quella di Siena, ma sono situazioni diverse, non paragonabili a questa».

«È la delusione più grande della mia carriera anche perché in estate si delineava tutt’altra cosa come capitano della squadra della mia città nell’anno del centenario – ha spiegato -. Non ho parlato subito dopo la retrocessione perché non avevo la lucidità mentale per mettermi davanti alle domande. Ho pensato a me, non mi sentivo lucido per affrontare una cosa del genere nonostante abbia 40 anni e ne abbia viste tante. Dovevo staccare completamente, è stato un periodo tosto ma nella mia testa c’è sempre stata la voglia e l’idea di non concludere in silenzio. I giorni subito successivi a Gorgonzola sono stati talmente pesanti che mi sono arrabbiato ancora di più. Per questo dico che non voglio smettere».

Il capitano della Pistoiese non ha escluso di poter continuare a calcare i campi di calcio e il suo desiderio sarebbe quello di poter dare ancora il suo contributo in maglia arancione. «Non c’è niente di definitivo – ha affermato Valiani – ma voglio ridare qualcosa alla Pistoiese, perché non posso pensare di lasciare Pistoia e la passione per questi colori in questa maniera. Naturalmente prima di tutto bisognerà vedere se la società avrà bisogno di me. Mi piacerebbe che domani ci svegliassimo con un quadro serio e ben definito. Vorrei continuare a giocare e la voglia è di finire qui, ma chi ci sarà mi deve dimostrare con i fatti la progettualità, sempre se mi vorranno».

Riguardo alle cause della retrocessione, il capitano non ha dubbi. «Sarò un po’ duro e impopolare, ma nel girone di ritorno avevamo perso tanto senza rendercene conto. Forse la Lucchese era peggio di noi, mentre il Livorno aveva ritrovato una quadra. Ho sempre pensato e non l’ho mai nascosto alla società che era importante confermare più giocatori dello scorso anno. Ad inizio stagione abbiamo avuto diversi problemi e ci ha rimesso Frustalupi. Poi, con l’arrivo di Riolfo c’è stata una resurrezione ma quando abbiamo pensato di essere fuori dai guai, con una classifica a fine gennaio discreta, abbiamo esagerato ed è scattato il tranello».

«Vincere contro la capolista Como ci ha ingannato e probabilmente ci ha fatto pensare che potevamo salvarci facilmente. In più – ha proseguito Valiani – le partenze a gennaio di Gucci, Camilleri e Cesarini ci hanno fatto perdere certezze. Ma di questo non è tutta colpa della società, perché alcuni giocatori non avevano empatia con Riolfo che aveva dei gusti a livello tecnico tattico diversi e di conseguenza loro si sono sentiti meno apprezzati. Poi a gennaio suppongo non siano arrivati i giocatori che voleva. Sugli attaccanti aveva altre idee, ma poi il mercato non ha dato quello che voleva».

Un solo grande rimpianto quello di Francesco Valiani: «La colpa che mi tiro addosso – ha evidenziato il capitano – è che forse sin dai primi giorni dovevo battere i pugni con il direttore per avere una squadra competitiva. Avevo speso parole con tutti e ho fatto una figuretta. Mi sono caricato di tante cose volontariamente, con un senso di responsabilità. Qualcuno si aspettava le mie scuse: la disamina l’ho fatta e posso dire che ho dato tutto me stesso, cercando di dare più lustro possibile a questa stagione e al centenario e sinceramente ci sono stato male. Per chiedere scusa devi fare le cose con superficialità e senza amor proprio, invece io ci metto la faccia e di scuse non mi sento di doverne a nessuno».

«Come vedo il futuro della Pistoiese? La proprietà è stata chiara, vorrebbe lasciare passando la mano ed è anche quello che mi hanno confermato. Il sindaco Tomasi sono sicuro che ha preso a cuore la vicenda e sono sicuro farà di tutto per arrivare ad una soluzione. Vannino Vannucci si sta dedicando alla situazione a cuore aperto e devo dire che quello che fa lui, altri sponsor in C non lo fanno. Stanno cercando un’alternativa ma il silenzio di questi mesi fa riflettere. In questo momento non c’è nessuno in Pistoia e provincia che vuole prendersi la briga di fare il presidente di questa società. Sicuramente prendere qualche avventuriero da fuori è rischioso anche se non so i nomi e non posso giudicare. Come costruire un futuro? La cosa che mi spaventa è la tempistica. Per pianificare non è tardi ma nemmeno presto, quindi c’è bisogno di muoversi e qualcuno deve avere il coraggio di fare un passo. Al momento mi sembra che la cosa che spaventi di più sia occupare la carica di presidente».

«La manifestazione di sabato – ha commentato Valiani in riferimento al sit-in organizzato dai tifosi arancioni – è stato un evento di colore straordinario. Non ho partecipato, non perché fossi contrario, ma sapevo che sarebbe sfociata in una contestazione verso la proprietà. Anche a me certe cose non sono andate a genio, ma quando ho contestato l’ho fatto direttamente con Marco, Orazio e il direttore sportivo Dolci. In questo mese tanti hanno parlato, alcuni anche a sproposito, ma uno deve pensare anche al piatto dove ha mangiato. Ho anche un’integrità morale visto che da due anni prendo uno stipendio dalla Pistoiese e lo ricevo dai Ferrari. Tornare a Pistoia mi ha insegnato una cosa, ma alla fine è così dappertutto. Ho notato che c’è tanta attenzione all’opinione pubblica, quella più becera dei social. Se prendiamo i nostri tifosi, i ragazzi della Curva, la maggioranza non la pensa così. Gli utras arancioni dentro hanno davvero tanta voglia di costruire».

Emiliano Nesti
Emiliano Nesti
Da sempre pretoriano della tribuna del “Melani”, ama il calcio e crede ancora che una palla a scacchi bianchi e neri possa dettare i versi della poesia d’amore più bella del mondo. Anima blucerchiata e al tempo stesso profondo conoscitore di tutto ciò che ruota intorno all’Olandesina, è a Pistoia Sport dal 2019 dove si diverte un mondo insieme a tanti giovani penne del giornalismo pistoiese.

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