Time out con Francesco Nesi, esterno e trascinatore di un Dany Basket Quarrata che vince, convince e sogna in grande
Volto di spicco, noto e riconoscibile delle minors locali. Anzi, date le somiglianze col gemello e compagno di squadra Matteo, non sempre così riconoscibile. Francesco Nesi, esterno 31enne del Dany Basket Quarrata, la Serie C la conosce come le sue tasche. Esploso a Montale, dove in sei stagioni ha vissuto da protagonista la scalata dalla D alla C Gold, è passato da Lucca un anno per poi sposare il progetto quarratino in C Silver già dalla scorsa stagione. E per ora il matrimonio va a gonfie vele. Primo posto nel girone unico di C Silver a marzo 2020 prima dello scoppio della pandemia, primo posto oggi a marzo 2021 nel girone A.
Al momento infatti i biancoblu volano in solitaria a punteggio pieno nel proprio mini-raggruppamento, con sei vittorie su sei partite. Persino le temibili senesi Mens Sana (una volta) e (Costone due volte) si sono dovute arrendere di fronte al collettivo agli ordini di coach Beppe Valerio. Un organico di assoluta qualità per la categoria, con ottimi elementi tra cui, per dirne proprio uno a caso, un Fiorello Toppo in forma stratosferica. Francesco Nesi è tra gli insostituibili del gruppo per esperienza, impatto e competitività. Per lui sono 10 tondi i punti messi a referto ad ogni incontro. Il pistoiese classe 1990 però non appare poi così ossessionato dal segnare come potrebbero suggerire i numeri registrati in carriera.. Ma andiamo con ordine.
TIME OUT CON FRANCESCO NESI
Finora siete stati un rullo compressore, vincendo tutte e sei le gare di campionato. Te lo aspettavi?
«Ad essere sincero non mi aspettavo un sei su sei. Ovviamente ci speravo e ci credevo, perché avere un gruppo già rodato dall’anno scorso come il nostro dà una marcia in più. Conosci meglio i compagni, sai cosa ognuno di loro può dare. Però vincerle tutte e in questo modo non era affatto scontato. Anche perché vincere con Mensana e Costone non è per niente facile. Costone sulla carta la davo come favorita, visto il roster pieno di giocatori esperti che hanno giocato anche in Serie B. Noi di grandi nomi non ne abbiamo così tanti, quindi da questo punto di vista essere a punteggio pieno è una bellissima sorpresa. Siamo molto contenti ed entusiasti, adesso dobbiamo continuare così, a partire da venerdì in casa con Biancorosso Empoli».
Adesso vi reputano tutti la squadra da battere. Dove può arrivare questa Quarrata?
«Dove possiamo arrivare non lo so di preciso. Chiaramente puntiamo ai playoff, ma poi da lì si apre un cammino a parte che dipende da tanti fattori, per cui non mi sbilancio. Le aspettative sono alte. Ci avviciniamo alla seconda fase, dove incontreremo anche le prime tre dell’altro girone. Per il momento nel girone B Pisa è a punteggio pieno come noi e anche Fucecchio sta facendo molto bene. Per cui non sarà semplice. Allo stesso tempo sono realista. Se vincessimo anche il ritorno con Mensana e passassimo noi e le due Siena, ci porteremmo nella Poule A gli 8 punti degli scontri diretti. Quindi arriveremmo già con un bel bottino che ci darebbe più serenità in vista dell’obiettivo playoff. Anche se comunque non possiamo rilassarci troppo perché dobbiamo arrivare più avanti possibile nella griglia delle final four. Per questi motivi il lavoro che stiamo facendo ora diventa ancora più importante. Il fatto di essere considerati la squadra da battere è una pressione che viene da fuori. Fa piacere, motiva, ma non dobbiamo pensarci più di tanto».
Man mano che sale l’asticella dovete adeguarvi saltando sempre più in alto. Che margini di crescita ulteriori ha questa squadra?
«Per ora le partite sono andate alla grande, ma secondo me dobbiamo cercare tutti di reprimere quel pizzico di egoismo che a volte ci tenta. Ci sono dei momenti in cui tendiamo a cedere agli individualismi, che non ci servono per niente. Il nostro modo di giocare richiede compattezza e collettività, è quello che ci sta facendo vincere dalla scorsa stagione a questa parte. Se giochiamo tutti assieme siamo una squadra forte, ne siamo una nettamente più debole se ciascuno guarda per sé».
E sul piano individuale come ti senti? Sei soddisfatto?
«Sì, lo sono. Premetto che rispetto agli altri anni sto segnando un po’ meno. Ma questo succede perché mi sono messo al servizio della squadra, sto facendo tante cose differenti a seconda del bisogno. Vado con più continuità a rimbalzo e gioco di più per i compagni. Sono sempre stato uno che si butta dentro per arrivare al ferro, ma con Fiore (il compagno Fiorello Toppo, nda) in area le difese si chiudono di più e c’è meno spazio. Per questo cerco di aiutare la squadra su più fronti senza pensare solo a segnare. In difesa per esempio ho lavorato tanto su me stesso. Quand’ero più giovane davo meno peso alla fase difensiva, poi col tempo gli allenatori mi hanno spronato ed ho capito che invece è l’aspetto più cruciale. Anche perché dalla buona difesa nascono anche buoni attacchi. Per me adesso la difesa è più che fondamentale e su questo non transigo nemmeno coi compagni. Si difende soprattutto con la voglia e quella non può mai mancare se si vuole vincere. Sono cambiato: ora mi sento un giocatore più maturo. Anche Beppe (coach Giuseppe Valerio, nda) l’anno scorso mi disse chiaro e tondo di non volere il Francesco di prima, gli serviva altro. All’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà, poi ho capito che quello che mi stava chiedendo mi avrebbe aiutato a migliorare e da lì ci siamo intesi sempre meglio».



