Il ricordo della nostra Elisa Pacini di quando Vincenzo Nibali fece visita a Mastromarco a festeggiare la vittoria del Tour de France
Quella giornata con Lamporecchio tutta gialla avrebbe fatto innamorare di Vincenzo Nibali anche i più distratti al fascino di quella celebrazione popolare di fatica e passione che è il ciclismo. Difficile trovarne da queste parti, in cui il ciclismo è una religione, che celebra i suoi riti praticamente ogni fine settimana e non serve una gara di professionisti, per vedere le strade chiudersi alle auto e riempirsi di gente che si accalca per vedere chi mette la ruota prima sul traguardo. Prima ci si andava a lavoro e si andava a chiedere di fare all’amore alle ragazze con la bicicletta, ora ci si fa le corse.
Ma è lo stesso, la Toscana e il ciclismo sono un tutt’uno come l’Emilia Romagna e le sgassate dei suoi motori. Eppure anche quelli che proprio davanti alle sopracitate transenne danno puntualmente in escandescenza, per tutti gli indifferenti al furore popolare di uno dei pochi sport in cui anche il campione del mondo ti passa sotto casa e per vederlo non devi pagare il biglietto, per chi non è cresciuto con il racconto di un’Italia che per dimenticare la guerra, si radunava nell’aia o al circolo del paese per sentire alla radio “ il Giro di Francia e c’era quello che era di Coppi mentre noi s’era naturalmente di un toscanaccio come Bartali”. Per chi, non ha mai avuto la fortuna di ascoltare un grande uomo, prima che un fenomenale ct come Alfredo Martini, ecco anche i negazionisti del ciclismo romantico, che purtroppo negli ultimi decenni ha avuto il suo ben daffare a nascondere gli scandali del cedimento allo sport business, si sarebbero sciolti in quel sabato estivo a Lamporecchio.
Ben prima che il nettare di una terra benedetta dal dio Bacco, la terra di Leonardo che sembra disse “credo che molta felicità sia agli uomini che nascono dove si trovano i vini buoni”, innaffiasse la cena alla casa del popolo di Mastromarco per festeggiare la mitica vittoria al Tour de France 2014 dello Squalo. Si sarebbero sciolti e lasciati inebriare da quella festa di popolo di un paese intero che riabbracciava il suo ragazzino diventato campione, con la stessa passione autentica di come l’aveva adottato tanti anni prima. Anni, i primi anni duemila, in cui appena l’aspirante Squalo arrivò da Messina al già noto “Quartiere Corridori” di Mastromarco. A tutti gli effetti una casa dello studente dell’università del ciclismo, come tutti nella bike valley tra Firenze, Prato, Empoli e Pistoia chiamano il rione gialloblù di Lamporecchio, in cui c’è una delle più famose ditte di brigidini di un territorio in cui i ciclisti vanno in pellegrinaggio. Per misurare gamba e tenuta su quei saliscendi unici, dove ogni paesino ha la chiesa, la casa del popolo e la squadretta di ciclisti. Acerimma rivale del paese accanto.
Fucina di campioncini rinomata, il Gs Mastromarco godeva e gode di un’organizzazione logistica degna di una squadra di calcio di serie A e il Quartiere Corridori era il suo simbolo. “La costruzione era di proprietà di Piero Trinci, detto “Nano”, benché fosse tutt’altro che minuto, il fornitore di vino d’elezione del Malucchi e del Franceschi” racconta lo stesso Nibali nella sua biografia autorizzata e griffata dallo stile unico di un romanziere del contemporaneo come Enrico Brizzi (“Di furore e realtà”). Già il Franceschi e il Malucchi e le loro famiglie che diventano le famiglie delle matricole dell’università del ciclismo di Mastromarco. Offrendo la loro umanità insieme a quella palestra unica per gli amanti delle due ruote che sono i crinali toscani. Ci sono anche loro le famiglie del Malucchi e il Franceschi, anzi sono loro che hanno organizzato quella festa incredibile, memorabile e autentica nella sua grandiosa semplicità. Una festa purtroppo senza il buon Bruno Malucchi, che dall’alto sarà stato sicuramente ebbro di gioia per aver fatto diventare un campione e un uomo quel ragazzino magrolino e riservato conosciuto anni prima.
Che l’aria del campione della porta accanto ce l’ha anche in mezzo a quella bolgia gialla, che lo acclama come un re. “Le Roi Nibalì ” che ha riportato l’Italia sul primo gradino del podio con l’Arco di Trionfo sullo sfondo, 16 anni dopo un mito come Marco Pantani. E’ nato al caldo di Messina, è cresciuto nella Toscana verace e chiacchierona dei paesi (“avevano tutti una lingua tagliente a Mastromarco e mi aspettavo scoppiassero risse da un momento all’altro, invece quel modo di comunicare comprensivo di offese sanguinose battutacce e prese in giro era per loro la normalità”). Eppure Vincenzo Nibali è sempre quel ragazzino che senza la bicicletta, non dice mai una parola fuori posto. A far casino tanto ci pensano i CanNibali da anni lo seguono sulle strade del mondo, la multinazionale del tifo dello Squalo che da Mastromarco si è ampliata e ha sedi in mezza Italia.
Dopo più di dieci anni di onorevole carriera di scatenati tifosi al fianco di Nibali, dopo il trionfo rosso della Vuelta 2010 e del Giro 2013, sanno che anche per loro quello è il momento della consacrazione. Che arriva con il collegamento Rai dalla Casa del Popolo di Mastromarco durante l’ultima tappa della Gran Boucle. Lo schermo è diviso tra la glitterata passerella dello Squalo sugli Champs Elysess e la sana baldoria davanti alla tv del circolo in cui si fermava dopo l’allenamento. Di loro parlano tutti, di Mastromarco l’università popolare del ciclismo scrive anche il New York Times raccontando da dove viene il nuovo fenomeno della bicicletta italiana. E qualche giorno dopo col mondo che li guarda, intorno a Vincenzo costruiranno quella giornata epica in quello stile un po’ Amici Miei, un po’ Ciclone che ha conquistato tutti.
La fiumana gialla (sono vestiti così i bambini in carrozzina e le signore con i capelli bianchi) scorta in bici lo Squalo nella manciata di chilometri da Mastromarco al palazzo comunale di Lamporecchio, tra due ali di folla e telecamere arrivate da mezza Italia. Salgono con lui e col sindaco Torrigiani sul balcone e poi si riparte verso la vera festa. Niente hotel a cinque stelle, agriturismi con panorama da cartolina che da queste parti abbondano. L’ombelico del mondo delle due ruote è ancora una volta la casa del Popolo di Mastromarco: strada chiusa e tavoli nella pista della festa dell’Unità in cui si va avanti a celebrar Vincenzino fino a tarda notte. I CanNibali lo seguono da quel Giro di Lunigiana 2002, vinto poco prima del mondiale juniores di Zolder e lo hanno fatto fino a sabato. Quando al Giro di Lombardia, Vincenzo Nibali ha salutato le gare. Facendoci sentire tutti più soli e più vecchi, perché vedendolo lottare sulla sua bici, nelle giornate buone e in quelle maledette (come il nostro Mondiale toscano o le Olimpiadi di Rio) ci ha fatto perdere la cognizione del tempo, ci ha fatto accalcare davanti alla tv come ai tempi del Pirata e del Ballero, ci ha fatto credere ancora nei sogni.



