Dal ricordo di Mario Frustalupi alla gioia per la doppietta argentina di Salto e Marquez: “Il Gaucho” racconta il suo amore per la Pistoiese
«Mi porto sempre nel cuore il rapporto con i tifosi». Non potevano che essere queste le prime parole di Raul Molnar, giocatore argentino che a Pistoia è tra i simboli di un calcio fatto di passione, di amore e di fedeltà verso i propri colori. Un attaccamento alla maglia arancione, dimostrato non solo in quei cinque anni ad iniziare dalla lontana stagione 1989-90, ma che tutt’ora prosegue da oltreoceano.
Un amore ricambiato dai tifosi, non solo per i gol ma proprio per questi aspetti che lo hanno sempre contraddistinto: «Non mi aspettavo tutta questo affetto nei miei confronti. Probabilmente qualcosa ho dato – ha sorriso il Gaucho – e questo rapporto meraviglioso con i tifosi sicuramente è nato dal mio impegno che ho sempre dimostrato per la maglia, per la società e per tutta la città. Sono molto attaccato a questa piazza, perché a Pistoia ho passato degli anni bellissimi in cui ho vinto due campionati e il Trofeo Acqua Vera con cui abbiamo ricevuto un contributo per lo stadio. Poi mio figlio è nato all’ospedale del Ceppo, ed è un altro motivo per il quale sono rimasto molto attaccato a questa splendida piazza».
Proprio come Facundo Marquez, anche Raul Molnar ha vestito per la prima volta la maglia dell’Olandesina dopo un’esperienza in Liguria. Il suo arrivo alla Pistoiese guidata da mister Ventura è uno tra i tanti ricordi che gli è rimasto nel cuore: «Giocavo nel Levanto – ha raccontato l’ex giocatore arancione – e venne a prendermi Mario Frustalupi, il quale mi disse subito che voleva fare una squadra per riportare la sua Pistoiese tra i professionisti. Per fortuna lo abbiamo fatto, Mario per me è stato una grandissima persona e mi è dispiaciuto tantissimo per la sua scomparsa»
Grazie ai social Raul ha potuto seguire le vicende della Pistoiese anche dall’Argentina e inoltre gioire insieme ai tifosi per la tanto attesa riapertura della Curva: «Per fortuna – ha spiegato l’argentino – da un paio di anni seguo tutte le partite della Pistoiese grazie ai social. Quando giocavo a Pistoia la Curva era gremita, vederla vuota in questi ultimi anni è stato molto triste. Adesso è molto bello rivedere i tifosi nel loro settore, però manca ancora qualcosa. Spero che si ritorni al pubblico del passato e sono convinto che se la squadra giocherà bene e riuscirà a raggiungere l’obiettivo prefissato, le persone torneranno numerose allo stadio».
Proprio domenica al Melani la Pistoiese ha conquistato contro il Victor San Marino i primi tre punti davanti al proprio pubblico grazie alle reti di Salto e Marquez, due giocatori che dopo Molnar, Ricchiuti, Rojas, Franco Ferrari e Corado, hanno portato a sette i giocatori argentini della storia dell’Olandesina: «Con Facundo ho avuto modo di scambiare qualche messaggio – ha raccontato Molnar -, abbiamo parlato un pò. Gli ho solo detto quello che pensavo, ovvero di mettercela tutta perchè la Pistoiese non può rimanere in quella categoria e che deve fare in modo di riportarla tra i professionisti. Più che un consiglio il mio era un desiderio. Nella scorsa stagione è stato il capocannoniere del Sestri Levante e addirittura di tutta la serie D, quindi è un attaccante che può fare molto bene a Pistoia. Con Salto, invece, non ho avuto ancora modo di parlare ma spero di farlo presto. La doppietta argentina di domenica mi ha reso veramente felice ma naturalmente spero che tutta la squadra riesca a fare bene e a raggiungere l’obbiettivo».
Due campionati vinti, 127 presenze condite da 28 gol tra campionato, Coppa Italia Lega Pro e Coppa Italia Dilettanti, Molnar è lo straniero con più gettoni nella Pistoiese: «Quali sono gli ingredienti per ottenere una promozione? Innanzitutto erano annate diverse. Alla prima stagione c’era Giampiero Ventura, un allenatore che aveva una grandissima voglia di vincere e che è riuscito a trasmetterla a tutti. Poi c’erano dei giocatori molto forti che a loro volta volevano la promozione a tutti i costi, c’era molta fame di vittoria. Eravamo abituati a vincere in quegli anni, non solo con Ventura ma anche dopo con mister Bellotto. Infine la spinta più grande: il pubblico. Il sostegno di sette, ottomila, addirittura diecimila persone ci ha aiutato moltissimo. Ed è quello che dicevo a Marquez pochi giorni fa, se la squadra gioca bene e dà tutto, Pistoia risponde. L’importante è essere sempre uniti e raggiungere quel traguardo che la Pistoiese merita».
Una volta chiuso con il calcio giocato Raul ha continuato nei settori giovanili in veste di allenatore, poi ha proseguito per altre strade, non abbandonando però mai il ruolo di tifoso orange: «Ho il patentino da allenatore e ho fatto qualche annata nelle giovanili qua in Argentina. Adesso però seguo il calcio solo da spettatore e da tifoso della Pistoiese. Sono stato anche in politica per dieci anni come Sottosegretario allo Sport di Quilmes, una città di 700.000 abitanti dove abito. Dopo quella esperienza sono tornato a fare quello che è sempre stato il mio lavoro, il geometra. Se tornerò a Pistoia? Spero presto, ho davvero moltissima voglia di rivedere la città e i miei tanti amici. Pistoia fa parte della mia vita ed è sempre nel mio cuore».



