Due chiacchiere con Davide Ribechini, coach di una Fenice risorta che si è tolta tante soddisfazioni. A partire dalla vittoria del derby…
Come Albus Silente Davide Ribechini un po’ di barba lunga ce l’ha e come Silente in un certo senso la Fenice è stata il suo punto di svolta. Una stagione anonima si stava spegnendo troppo presto dopo aver levato le tende alla Nottolini. Una squadra composta principalmente da giocatrici Under 18, una retrocessione quasi inevitabile e i saluti del coach pisano a fine novembre.
Ecco però che come nel secondo capitolo della saga di Harry Potter, La camera dei segreti, giunge in aiuto la Fenice che in quel caso salva il protagonista, curandolo e poi trasportandolo in volo fuori dalla camera. Qui invece è stata proprio la società fuxiablu, Fenice Pistoia, che in evidente difficoltà, a fine novembre 2021 decide di affidarsi proprio a Ribechini. L’esonero di Galatà era inevitabile e la terzultima posizione in classifica post sconfitta contro Cecina facevano presagire ad una follia.
«Tutti me lo sconsigliavano – ammette Ribechini – perché era una bomba a mano data la situazione difficile. Io però ho trovato questa sfida stimolante e l’ho ritenuto il posto migliore dove poter lavorare. L’esperienza a Nottolini era stata caratterizzata da un’unilateralità da parte mia, con grandi sogni ed ambizioni mai raggiunti».
«Appena arrivato alla Fenice ho trovato una squadra sotto pressione – ha proseguito il tecnico -. Con il coach precedente si erano create delle situazioni di muro contro muro con le giocatrici che non venivano stimolate. Io come sempre ho cercato di analizzare e poi proporre ed ho capito che potevamo divertirci».
«La squadra – continua Ribechini – aveva bisogno di allenarsi tanto, ma per arrivare all’obiettivo non potevo distruggere le giocatrici. Alla base però c’era l’obbligo di far cambiare la mentalità di lavoro, ma anche che le giocatrici accettassero ciò. La loro condizione volenterosa ha portato ad esprimersi al massimo e si sono visti i risultati, già dalle prime gare».
«Inoltre – ha soggiunto – ho cercato di imprimere subito una mentalità che ci ha portato in questi mesi ad affrontare ogni gara nello stesso modo, senza badare a chi ci trovassimo di fronte. Ho optato per uno schema in cui si gioca sempre a fare punto, un modo rischioso certo, ma che ci porta spesso ad anticipare la mossa degli avversari. In allenamento le ragazze si divertono spesso e vedo che lo stanno tramutando bene anche in partita».
Se infatti dopo quattro giorni di allenamenti il debutto contro Buggiano fu un secco 3-0 per le gialloblu, la vittoria contro Scandicci, ma soprattutto il match di Prato, fu la vera svolta con la vittoria in rimonta per 3-2.
«Esattamente. In casa delle pratesi disputammo un primo set pauroso dove perdemmo nettamente. Tra primo e secondo set capii che doveva cambiare qualcosa e ho deciso di rischiare molto. Ecco che da lì in poi abbiamo iniziato a puntare molto sulle fast e siamo riusciti a ribaltare la gara».
In seguito è arrivato lo stop che per tanti è stato nocivo… ma non per la Fenice
«Per noi è stato salutare perché avevamo bisogno di ripartire da zero. Non tanto perché il lavoro fatto prima fosse da buttare via, ma perché avevamo bisogno di responsabilizzare le giocatrici. Ripartire a metà febbraio è stato come iniziare un campionato nuovo nel quale siamo rientrati puliti e con un mese e mezzo di lavoro. Alcune squadre con più certezze hanno rischiato di perdersi: per noi è stato benevolo».
Poi sono arrivati altri punti racimolati in campi tosti come Cecina, Pontedera e la vittoria in casa contro Montespertoli prima del derby di sabato. Dove alla fine il buon Ribechini c’ha messo lo zampino…
«La chiave di volta è stata far credere le giocatrici che potevamo vincere. Dal match d’andata a quello di ritorno è cambiata la consapevolezza e in questo lasso di tempo abbiamo acquisito un’identità di squadra, migliorando in risultati, classifica e negli obiettivi di gioco. Certo, anche la tattica della partita è stata importante, ma credere di poter andare oltre alla superiorità del Buggiano è stato più forte. Se conoscevo le giocatrici? Quasi tutte lì a Buggiano, ma più pregi che difetti! Sapevo che dovevamo avere pazienza: una partita vinta 3-0 col Buggiano può durare anche ore perché ogni punto te lo fanno sudare!»
Ancora sette gare a disposizione, e chissà come potrà svilupparsi il calendario della Fenice…
«Si giocherà tantissimo sugli scontri diretti, in vetta e in coda. Per la promozione sarà una lotta a due tra Pontedera e Spezia mentre la lotta retrocessione per gli ultimi due posti riguarderà Cecina, noi, Lunezia ed Empoli. La mia paura? Il nostro eventuale calo. Se caliamo per fatica o per una sensazione di “pancia piena” possiamo perdere contro chiunque».


