Simone Boschi, consulente fiscale, sulla riforma dello sport: «Nuovo statuto come priorità. Per gli aspetti fiscali e contributivi necessario affidarsi a consulenti finanziari»
Di Andrea Gherardini
Prosegue l’inchiesta di approfondimento di Pistoia Sport sulla riforma del sport. Dopo i pareri del dott. Andrea Olmi – commercialista, esperto di diritto sportivo e consulente di diversi club -, di Andrea Capecchi – nuovo delegato provinciale del Coni – e di Roberto D’Ambrosio – presidente della FIGC Pistoia -, ad intervenire sul tema è stato Simone Boschi, consulente fiscale (specializzato in aspetti lavoristici e tributari dello sport e del terzo settore) in collaborazione con il Comitato Regionale Toscano della Figc.
LE PRIME SCADENZE
Nelle “puntate precedenti” abbiamo inquadrato con dovizia di particolari le principali novità introdotte dalla riforma dello sport. Esse portano con sé delle scadenze ben precise: quali sono le prime a cui le società dovranno star attente? «Sicuramente quella riguardante l’adozione del nuovo statuto previsto dalla riforma – inizia Simone Boschi -. In tal senso, per fortuna, le federazioni sportive hanno messo a disposizione delle società dei modelli standard che spesso e volentieri soddisfano le richieste di quest’ultime. Nello specifico, dopo aver preparato e condiviso lo statuto con i propri consulenti o con l’apposito comitato, i club dovranno farlo analizzare al consiglio direttivo, il quale, successivamente, convocherà un’assemblea. Quindi sì, i primi obiettivi sono quelli legati alle necessità statutarie».
L’analisi di Simone Boschi, poi, prosegue indicando qual è la seconda scadenza che le società dovranno tener d’occhio. «Entro fine giugno andrà rinnovata l’iscrizione alla federazione e ai campionati, quindi bisogna essere sicuri che i club, anche alla luce degli obblighi introdotti dalla riforma dello sport, garantiscano il rispetto delle nuove norme e una propria affidabilità di gestione. Ciò significa che il 30 di giugno dev’essere il termine anche per fare un test di analisi interna, così da capire se c’è tutto quello che è necessario per affrontare la nuova stagione in tranquillità e sicurezza. In che modo si può fare tale verifica? Cercando di capire se i nuovi adempimenti sono stati fin qui correttamente svolti – spiega Boschi -. In caso contrario significa che la società ha necessità di approfondire alcuni aspetti normativi, magari affidandosi anche ad una persona che si dedichi a queste mansioni».
RISCHI, SANZIONI E SOLUZIONI
Comprese le prime due scadenze che le società dovranno tenere in considerazione, è quindi lecito chiedersi, qualora non le rispettassero, in quali sanzioni incorreranno quest’ultime. «Innanzitutto va fatta una premessa, e cioè che è in corso un fitto dialogo tra enti governativi e federazioni per convincere lo Stato a non applicare le sanzioni, in caso d’irregolarità, durante il primo anno di vigenza di tali nuove norme. Questo perché non ci troviamo di fronte a imprenditori che gestiscono aziende, bensì a volontari che svolgono un lavoro extra, mossi principalmente dalla passione. È importante quindi non accanirsi contro società sportive che da sempre agiscono in buona fede».
L’analisi del consulente fiscale Simone Boschi, poi, prosegue andando ancor più nello specifico. «Dovendo però applicare la normativa sul lavoro, dato che da luglio 2023 tutti i collaboratori che percepiscono uno stipendio – seppur minimo – sono considerati “lavoratori dello sport”, è chiaro che gli obblighi e le sanzioni ci sono e sono pure duri. Queste ultime, in particolare, sono estremamente severe quando si prova a collocare all’interno dell’area riguardante il lavoro sportivo, viste le agevolazioni a livello fiscale e contributivo, figure che in realtà non sono autentici lavoratori sportivi, uscendo dunque dalla sfera della buona fede ed entrando in quella dell’intenzionalità».
Alla luce di tutto ciò, se prima avvalersi di un consulente fiscale era solo opportuno, ora è imprescindibile. «Le società sportive si dividono tra quelle che si sono sempre appoggiate a consulenti finanziari esterni e quelle che, invece, sono riuscite a farne a meno. In alcuni casi si pensa che tali figure possano arricchirsi attraverso questi rapporti coi club, cosa non corretta. Io uso questa metafora: se è vero che una volta all’anno c’è bisogno dell’idraulico per sistemare la caldaia, allo stesso modo una volta all’anno c’è bisogno del consulente per ricontrollare contabilità e bilanci. E così come l’idraulico si fa pagare, è giusto che lo faccia anche il consulente. In presenza di una buona struttura societaria, tra l’altro, l’utilizzo di tali figure si può limitare molto. Con un segretario e un tesoriere che seguono le indicazioni del consulente – chiude Simone Boschi -, si riescono infatti ad evitare costi eccessivi».



