Il campione delle due ruote Francesco Moser è tornato a Pistoia, precisamente ad Agliana, per la proiezione del docu-film Scacco al tempo. «Io, un cattolico sbarcato alla Casa del Popolo di Bottegone»
Una serata che gli appassionati di ciclismo della zona non dimenticheranno facilmente. È stata infatti la volta del graditissimo ritorno di Francesco Moser ad Agliana – al teatro Moderno – dove è stato accolto da un bagno di folla. Lo scopo della serata era la proiezione del film-documentario “Scacco al Tempo”, realizzato dal regista Nello Correale e Luca Dal Bosco.
Interessantissima l’intervista rilasciata da Moser ai colleghi del Tirreno (qui la versione integrale), dove racconta il suo arrivo in Toscana grazie al diesse Giorgio Vannacci, che lo notò in una gara a Fivizzano. «Quel giorno, a Ceserano, Vannucci vide un marziano in bici, che con un inseguimento furibondo riuscì a ridurre da 10 a 2 minuti il vantaggio del gruppetto dei battistrada… È così, quel giorno andai veramente forte – racconta Moser – e suscitai grande interesse in quel tecnico toscano che mi sembrava buffo, con quegli occhiali a lenti così spesse come fondi di bottiglia».
Il GS Bottegone pagò un milione e mezzo del vecchio conio pur di averlo in squadra da subito, ma il suo arrivo nella provincia Toscana non fu dei più felici: “Giunsi a Bottegone a inizio febbraio e rimasi assai meravigliato nel vedere che la sede della società che mi aveva ingaggiato era la Casa del Popolo: venivo da una famiglia cattolica, come l’avrebbero presa? Lì per lì mi venne quasi voglia di piantare tutto e di tornarmene a casa”. Poi però iniziarono le gare ed arrivarono le prime vittorie di Moser «così tutto si appianò anche grazie al calore umano che si era creato intorno me, con il presidente Sandrino Fedi e tutto l’ambiente del GS Bottegone-Mobiexport”.
Alla domanda su quali siano le immagini più belle che ha ancora oggi in mente della Toscana, Moser risponde in maniera categorica: sono tre. «La salita che sopra Montecatini Terme conduce a Marliana e quindi al Goraiolo, che fu teatro di tanti miei allenamenti e di alcune bellissime vittorie come quelle ottenute nel Gp Ezio Del Rosso e nel Trofeo Carteuropa; quindi la collina del San Baronto, luogo sacro del ciclismo toscano, che fu il mio ritiro prediletto e anche la base per tante sedute di allenamento.t Infine Firenze per me è una città indimenticabile, con la prima vittoria di tappa in carriera e la maglia rosa conquistate al Giro d’Italia».



