Roberto Maltinti, il presidente della gente

Olimpia, Pistoiese, Pistoia Basket. Le sfide ai poteri forti, le partite in curva con i ragazzi della Baraonda. Le carezze a ogni tifosi e un’infinita passione

Con te eravamo sempre pronti a tutto. Nelle conferenze stampa e, spesso quando il tuo numero compariva sul telefonino di noi cronisti. Eravamo pronti a raccogliere l’urgenza delle persone schiette che non aspettano un minuto in più per dirti che hanno letto il tuo pezzo e si sono emozionate. O che si sono infuriate. Giusto così, nel gioco delle parti tra dirigente e giornalista che si rispettano, anzi che sono amici perchè era impossibile non esserlo con te pur stando dalla parte opposta del taccuino.

Eravamo pronti a tutto, a scrivere delle tue idee per portare gente al palazzetto, per unire genti e sport diversi nel nome di quella Pistoia per cui sei sempre stato l’unico “presidente”. A livello sportivo, il solo osannato da curva Nord arancione e curva Pistoia del PalaCarrara, ma non solo. Eravamo pronti a raccogliere la tua rabbia senza i filtri del politically correct dopo qualche decisione discutibile dei grigi o dei piani alti di un movimento che oggi ti piange. Dal presidente federale Petrucci al coach dell’Italbasket Meo Sacchetti, ai tuoi ragazzi che in questi anni sono passati da Pistoia. Tutti ti hanno dedicato parole e belle foto ricordo, sia quelli che hanno lasciato grandi ricordi ma anche chi è passato dalle parte di via Fermi rimanendovi pochi mesi. Ti piangono i rivali, i club della serie A e le tante società di periferia che ti hanno giustamente sempre visto come un esempio di dirigente sportivo appassionato.

Con te eravamo pronti a tutto, ma non a questo. Non eravamo pronti a raccontare perchè ci mancherai così tanto, perchè tu sei sempre stato un punto di riferimento. L’ancora a cui attaccarsi col mare calmo e il mare agitato. Quello che ci ha messo sempre la faccia, quello da cui bussare per una dichiarazione scucita anche a ore impossibili, magari tra un monto- smonto di cucine . Telefono sempre acceso al lavoro appunto ma, anche in momenti difficili. Come quella telefonata dall’ospedale, impossibile da dimenticare con te a incitare i tuoi ragazzi in una delle tante cavalcate verso i playoff del ciclo in ascesa della Legadue, a parlare di battaglie sportive mentre la tua era assai più importante. Lo capimmo quando tornasti al palazzetto, rasato, magrissimo ma grintoso ed attaccato alla vita come mai. Un coraggio e una grinta incredibile.

Unico momento in cui eri irreperibile, dopo i rintocchi di mezzogiorno. “Quando mangio, può cadere il mondo che io non rispondo”. E poi era il primo a richiamare. Come spesso il primo commento alle foto postate su Instagram dai suoi “ragazzi”, da mezzo mondo, era il suo. “Come stai campione?” scritto rigorosamente in italiano anche per gli americani, perchè anche prima dell’epoca del google traslate, Roberto Maltinti ha sempre parlato la lingua dell’amicizia, facendosi capire da tutti. Proprio la poca conoscenza dell’inglese era stata una delle motivazioni addotte alla dolorosa scelta di abbandonare la presidenza del Pistoia Basket a giugno 2018. Non certo la principale, visto che un anno dopo, qualche mese fa aveva scelto un passo di lato, uscendo da qualsiasi incarico col club, pur rimanendone un sostenitore attivo. Come d’altra parte ha sempre fatto con la Pistoiese, l’altro suo grande amore sportivo, mai dimenticato.

Non è certo per i titoli o i gradi riconosciuti, che Roberto Maltinti è così amato. E’ quel suo legame con la gente che ne ha fatto un simbolo di unità in una città di fazioni, in cui i guelfi e i ghibellini di oggi sono i frequentatori del Melani e quelli del PalaCarrara. Roba che ha sempre fatto soffrire Robertone abituato a distribuire democraticamente il suo passionale amore per la città, ora dalla balaustra dell’Auditorium insieme ai Redskins, armato di giubba sventolata sugli arbitri nonostante lui fosse lo sponsor di quella squadra involata per la prima volta verso l’A2 nel 1987. Ora dai gradoni di quello che si chiamava ancora “Comunale” per un’altra cavalcata, alla fine degli anni ’80 da patron di una Pistoiese magica capitanata da Andrea Bellini che dalla D salì in serie B, conquistata con le parate di Angelo Pagotto (uno dei suoi pupilli) nello spareggio di Bologna contro il Fiorenzuola. Fino alla curva del PalaCarrara. Sì, la curva da cui ha guardato le partite per molti anni del suo secondo mandato baskettaro.

Richiamato da Piero Becciani nel 2005 come collante di una società basata sull’unione di vari sponsor che dopo la ripartenza sulle ceneri dell’Olimpia, aveva voglia di riaccendere il fuoco all’oracolo del dio basket. Quella curva, a tu per tu con il tifo verace, da cui si trasferì a denti stretti in tribuna dopo un battibecco con i tifosi. “Ho finito il bonus con la gente ma mi sento un leone in gabbia” ci disse dopo le prime gare viste dai gradoni vip. Il fiume di ricordi non si ferma ed è impossibile da contenere: i racconti dei cazzoti dati sui plexigass dell’Auditorium, l’amicizia con Cofax che l’ha portato ad essere lo startman della “Biciclettata della salute” (anche domenica sotto la pioggia). Lo sport come una seconda famiglia, amata come quella vera con la moglie, Elisa e quei nipotini adorati. Il rapporto filiare con allenatori e giocatori, da babbo o fratello maggiore che stringe piangendo i genitori di Matteo Bertolazzi mentre il Pistoia Basket gli consegna in eterno la maglia numero 7, che porta all’altare da testimone Fiorello Toppo. Una delle poche volte in cui l’abbiamo visto in giacca e non con quella camicia fuori dai pantaloni a cui ci ha abituati. Senza fiocchino e senza cravatta, il suo carisma è arrivato fin nelle stanze dei bottoni. I salotti buoni del basket, che nel 2015 (dopo la promozione e la prima fantastica annata in A1) lo omaggiano con il Premio Reverberi come miglior dirigente. L’Oscar del basket meritatissimo perchè, per anni, il Pistoia Basket all’esterno è stato impersonificato con la professionalità di Giulio Iozzelli e il carisma di Roberto Maltinti.

Una persona vera, con i suoi pregi e i suoi difetti, che mancherà ad un mondo non sempre trasparente. Che mancherà a una giovane giornalista cresciuta con te. Che mancherà a tutti noi.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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