Sara Spadoni riscende in campo: «Ho ancora tante cartucce da sparare!»

Dopo un periodo di stop Sara Spadoni si rimette in gioco con la maglia del Bottegone nel prossimo campionato di serie D

Il primo amore non si scorda mai e Sara Spadoni lo sa bene. Uno dei liberi più forti della Valdinievole da settembre si rimette in gioco dopo aver risposto alla chiamata del Progetto Volley Bottegone in serie D. La società di Athos Querci ha appena trionfato nel campionato di Prima Divisione e per la prima volta nella sua storia ha raggiunto un campionato regionale.

Logico che la campagna di rafforzamento sul mercato sia stata oculata e che i vertici organizzativi della squadra abbiano scelto di mixare la gioventù all’esperienza. Sara, classe 1989, è sicuramente uno di questi pezzi pregiati che coach Michele Barbiero potrà disporre nel prossimo campionato.

Dopo un po’ di sosta riparti da una realtà come il Bottegone meno conosciuta, ma attenta alla pianificazione come si vede anche dai nuovi innesti

«Ho avuto diversi contatti con alcuni allenatori, dalla B2 alla serie D e mi ha fatto tanto piacere che le società volessero continuare a puntare su di me. Cartucce da sparare ne ho ancora e quindi ho scelto il Bottegone come società giovane e giusto mix tra vecchia guardia e ragazze più piccole. Inoltre l’impegno non è eccessivo rispetto a una serie B2 in cui tante trasferte lontane e un numero superiore di allenamenti cozzerebbe un po’ con il lavoro» confida Sara.

La carriera di Sara ormai è vasta e nota a tutti. Dopo esser nata e cresciuta pallavolisticamente a Buggiano dove ha debuttato in serie C ha iniziato poi il suo percorso che l’ha portata sempre fuori dalla sua città d’origine. Infatti in seguito ecco le promozioni a Monsummano dalla Prima Divisione alla serie C e quella dalla D alla C con la maglia del Fucecchio. Il debutto in B2 con la maglia di Empoli nella stagione 2015-16 ha anticipato il suo ritorno a Monsummano per due stagioni prima della promozione dalla D alla C con la maglia del Montebianco Pieve nell’annata 2018-19.

La stagione successiva sempre in C con la maglia rosanera è stata interrotta per Covid. E lì Sara ha deciso di fermarsi per motivi lavorativi. «Facendo l’infermiera durante il periodo delle varie chiusure non mi potevo permettere vari giorni di quarantene per positività risultate in allenamenti o in partite. Ecco perché sono stata ferma un annetto e poi ho ripreso piano piano a giocare nei campionati Uisp» ammette.

Sara con la maglia della Pieve

Con la mente però Sara non si è mai fermata

«Esatto, anche quando non volevo pensarci in un modo o in un altro la pallavolo in questi due anni mi è sempre girata intorno e mi ha quasi “costretta” a ripartire. Sono dell’idea che in tutte le cose il tempo serve e quando si vedono le cose da lontano la voglia o aumenta o si azzera. Nel mio caso è successa la prima: guardando le altre squadre giocare ho capito che non era ancora l’ora di riattaccare le scarpe al chiodo. Ecco perché ora c’è tanta voglia di ricominciare. Mi tremano quasi le mani, avrei voglia subito di rientrare e giocare una partita! L’adrenalina mi mangia dentro perché ogni anno che inizio una nuova avventura so già che la mia seconda famiglia sarà la squadra».

Dopo 25 anni di pallavolo cosa pensi che sia cambiato in questo mondo?

«Sicuramente l’atteggiamento in palestra. Prima c’era molta più attenzione anche al mondo della scuola perché questo mondo è bellissimo, ma non sai mai cosa e per quanto te la può dare. Gli allenatori erano dei tiranni buoni che ti facevano imparare a vivere in palestra, mentre adesso non c’è più quel mordente che c’era prima con il coach deve fare anche da psicologo per evitare che le ragazze smettano; prima queste si autoregolavano da sé. Ora ci sono molte più distrazioni, sono rare le persone che hanno voglia di sbucciarsi le ginocchia, di piangere e di rientrare il giorno dopo al palazzetto e ripetersi. Le regole che imparavi in palestra ti rimanevano anche fuori; ora spesso tante cattive abitudini invece si portano anche in allenamento».

Di queste regole che hai imparato quali ti sono rimaste?

«La principale? Si può fare tutto! L’ho sempre detto ai genitori quando allenavo le ragazze più piccole. Anche se uno studia, lavora o ha altri impegni se si organizza può riuscire a fare di tutto. Cerco di tramandare questo e altri lati positivi anche a mia nipote che gioca da un anno. Lei è ancora giovane, può e deve scegliere ancora tutto nella vita, ma spero che almeno nel mondo della pallavolo impari i giusti valori» conferma Sara.

Infine uno sguardo al girone che il Bottegone affronterà in serie D

«Il girone è stranissimo perché hanno unito squadre di Firenze e della Versilia. A nomi le squadre le conosco tutte, ma di giocatrici sono rimasta un po’ indietro dato che tante della mia età hanno smesso. Potrebbe essere un campionato con un rinnovamento a livello giovanile. In questo caso tante ragazze giovani potrebbero velocizzare il gioco, ma non mi voglio sbilanciare. Il tempo mi darà altre risposte».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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