La trasferta nelle Marche apre un filotto di 5 gare in due settimane: «Dobbiamo concentrarci una partita alla volta»
Ci risiamo. E’ stato bello finché è durato per giocatori e staff dei club di B Nazionale questo periodo in cui si era tornati alla programmazione ‘classica’. Una partita al weekend e il resto della settimana a riposare o ad allenarsi per prepararsi al meglio: questa era (e così dovrebbe essere normalmente) la routine delle ultime due settimane. Invece sia La T Tecnica Gema che i suoi avversari stanno per affrontare uno scoglio che metterà a dura prova il fisico ed i nervi dei propri tesserati. Quest’ostacolo è rappresentato da ben cinque gare in 14 giorni, dove non essere in condizione o in fiducia in questa fase può quindi rivelarsi un danno gigantesco perché si rischia di buttare via molti punti.
Volendo scherzare si potrebbe quasi dire che questi sono ritmi da Nba . . . certo però che, aldilà dell’ovvia differenza tecnica e fisica, i campionissimi americani sono abituati a vivere una partita ogni 2/3 giorni, il 99% dei cestisti della Serie B italiana invece non lo è. La conferma ce la dà attraverso le sue parole nientemeno che il capitano de La T Tecnica, nonché uno dei suoi giocatori più rappresentativi, Nicola Savoldelli: «Stiamo studiando l’avversario, purtroppo anche se non c’è l’infrasettimanale il tempo per prepararsi è poco. Non è una stagione come quelle precedenti, noi giocatori abbiamo bisogno di recuperare fisicamente piuttosto che fare altro. Poi va detto che tra gare e allenamenti siamo sempre fuori ma questo credo sia anche una cosa buona, ci fa stare tanto insieme come gruppo e leghiamo di più». Da persona positiva quale è capitan Savoldelli vede anche da questa situazione il bicchiere mezzo pieno. Dal suo discorso si intuisce però che il calendario è talmente fitto che è quasi impossibile riposare, questo fatto può essere molto determinante all’interno della competizione.
DOMENICA JESI, 3 GIORNI DOPO ROSETO
Intanto la testa va già alla General Contractor Jesi, prossima avversaria da sfidare fuori casa al PalaTriccoli (palla a due domenica 3 alle 18, diretta Lnp Pass). I marchigiani sono una squadra ostica ma sicuramente non superiore agli uomini di coach Marco Del Re. Come è accaduto praticamente sempre il pronostico parla termale e come è d’obbligo ripetere sempre questo non vuole dire che l’impegno vada preso sottogamba. Attenzione però, perché il posizionamento delle partite gioca un ulteriore brutto scherzo. Tre giorni dopo Jesi, La T Gema avrà infatti l’arduo compito di sconfiggere l’invincibile armata Roseto. Il pensiero di battere l’imbattibile capolista e fermare il suo fin qui incredibile percorso è difficile da scacciare via già adesso, così come quello di dimostrare definitivamente di essere ormai un top-team del girone B.
Da uomo navigato che ben conosce certi pericoli, capitan Savoldelli mette in guardia dal distrarsi o dal volersi risparmiare domenica: «Sicuramente un minimo di pensiero c’è; però dobbiamo concentrarsi una partita alla volta, anche perché, se davvero stiamo per avere cinque partite in quattordici giorni, allora non possiamo andare a focalizzarci su ciò che verrà più in avanti. Ogni giornata è la dimostrazione di come questo sia un girone molto difficile: basta pensare che prima di Roseto abbiamo Jesi, una squadra secondo me molto insidiosa, dove rischiamo comunque di perdere due punti fondamentali. Non ce lo possiamo permettere».
«ESSERE CAPITANO DI MONTECATINI? ORGOGLIO PURO»
Il numero 9 si sofferma poi sul momento generale in casa T Gema, sottolineando pure qui che non bisogna certo concentrarsi solo sulle tante buone cose e che c’è ancora tanto da fare: «E’ un gruppo nuovo, si è consolidato presto ma secondo me noi siamo ancora alla ricerca della nostra identità, quando la troveremo ci sarà da divertirsi. Quest’anno però sappiamo che non siamo noi che dobbiamo andare dietro alle altre squadre, sono loro che devono rincorrere noi. Dobbiamo solo giocare la nostra pallacanestro nel miglior modo possibile. In questo momento succede che in partita giochiamo 30 minuti su 40 come sappiamo e fortunatamente quei 30 ci bastano, però se vogliamo competere con le grandi del campionato dobbiamo dare il meglio sempre; su questo abbiamo da lavorare».
Per concludere l’intervista, è stato impossibile non chiedere a Savoldelli cosa si prova ad indossare la fascia di capitano di un club così prestigioso: «E’ il secondo anno che lo sono, però mi sembra ancora una cosa incredibile». Qui traspare tutta la gioia e la fierezza del bergamasco nel ricoprire un incarico simile: «Mi ricordo la prima volta che venni qui a giocare come avversario, avevo vent’anni e contro di me giocava ancora Guido (Meini). Perdemmo, ma allora capii subito che cos’era la piazza di Montecatini e mi sono detto ‘wow, qui si respira una bella aria di pallacanestro’. E’ un’emozione essere capitano di una città simile, per me è orgoglio puro. I tifosi sono diventati la mia seconda famiglia, cosa che non è da tutti quando giochi a questo sport in questi livelli. Con loro è nato un feeling a livello personale che mi fa star bene, è una cosa che mi spinge a dare a qualcosa di più perché oltre ad essere capitano so che gioco sia per i miei compagni che per loro».



