Giovani Rossoneri, Giuntoli infortunato: «Valuterò giorno per giorno»

Alessandro Giuntoli, fantasista dei Giovani Rossoneri, è uscito dal campo in lacrime. Sulla corsa playoff dice: «Ci aspettano tutti, che pressione!»

Il guerriero combatte anche se ferito, anzi, è in queste situazioni che si esalta. Deve averlo pensato domenica scorsa anche Alessandro Giuntoli, fantasista esterno – alla Insigne – dei Giovani Rossoneri, dopo una botta ricevuta nella partita col San Niccolò.

Il numero 10, da vero guerriero, si era rialzato subito nonostante il dolore che lo tormenta ormai da inizio campionato. Giuntoli infatti gioca con la scarpa destra tagliata per via di un’infiammazione al tendine d’Achille che lo accompagna ormai da un paio di stagioni.

Sembrava il solito fastidio occasionale, ma quest’anno, già ad agosto, il dolore si è fatto più forte e spesso il fantasista ha dovuto saltare diversi allenamenti e giocare senza la certezza di arrivare al novantesimo.

Gli interventi avversari poi, che in Seconda Categoria non mancano mai, non l’hanno aiutato per nulla. Giuntoli a questo comunque si è abituato. Pure domenica scorsa pensava che quello scontro venisse superato subito, come la classica botta da riassorbire pian piano.

Stavolta però, appena appoggiata la caviglia a terra, il dolore è stato lancinante. Il numero 10 quindi si è dovuto accasciare a terra, scoppiando in lacrime. Ha dovuto abbandonare la contesa col compagno Di Simone e il massaggiatore della squadra che l’hanno sorretto sulle spalle mentre usciva dal campo. Le lacrime sottolineavano il dolore e il disappunto di lasciare anzitempo la contesa.

A distanza di qualche giorno, Pistoia Sport l’ha raggiunto e gli ha chiesto quali sono le sue condizioni e se potranno migliorare a breve, oltre ovviamente a fare un piccolo focus sul momento difficile (un punto in tre gare) della sua squadra e sulla lotta playoff.

Allora Alessandro, ci puoi dire com’è nato il tuo guaio al tendine? Dovrai operarti?

«Il problema che ho è una piccola malformazione di un osso che collima col tendine d’Achille. È una malformazione congenita che mi ha dato fastidio solo negli ultimi anni, ma fino all’anno passato non mi aveva dato né grandi dolori né preoccupazioni da parte dei medici. Quest’estate però, durante la preparazione, mi sono accorto che il fastidio era peggiorato e non mi dava mai tregua. Ho scoperto così che era scoppiata quest’infiammazione, che ormai è diventata cronica. Ho sentito mille medici e ho avuto pareri contrastanti: c’è chi dice che con una piccola operazione risolverei tutto. Altri invece dicono che potrebbe passare gestendo lo stress fisico. Insomma, bisogna che mi concentri giorno per giorno».

Domenica però il dolore è stato troppo intenso…

«Purtroppo non stavo bene fin dall’inizio e poi dopo alcuni minuti ho subìto un contrasto che ha peggiorato tutto. Ero sul punto di uscire dopo pochi minuti. Però dopo poco loro ci hanno segnato e non volevo lasciare la squadra nei guai. Ho stretto i denti, ma dopo il secondo contrasto nella ripresa, per l’appunto dopo il loro 2-1, non ce l’ho fatta più e sono scoppiato. Mi dispiace da morire non poter dare il massimo per il mister e i miei compagni, anche se sono un tipo che preferisce giocare zoppo piuttosto che stare a guardare».

Cambierai qualcosa dopo le lacrime di domenica o valuterai di giorno in giorno?

«Valuteremo ad ogni allenamento come procedere per la domenica seguente. In queste ultime giornate avevamo tanti scontri diretti e tante assenze, perciò non potevo tirarmi indietro. Mister Ermini e la società non mi fanno mancare mai il loro supporto. Insieme vedremo quali partite giocare e in quali riposare».

Immagino che il tuo ruolo in campo non ti aiuti affatto visto i tanti contrasti avversari…

«Purtroppo per come interpreto il ruolo spesso i falli sono inevitabili. Infatti punto molto sul dribbling a rientrare o cerco di creare superiorità numerica, perciò sfidare l’avversario è obbligatorio. Poi in questa categoria, non essendoci la terna arbitrale completa, molti se ne approfittano ma il gioco è questo. A volte ci convivo male e altre volte non ci faccio caso, ma ormai è tardi per cambiare il mio modo di stare in campo».

Spostando l’attenzione sui tuoi compagni, temi che le fatiche del campionato si stiano facendo sentire o pensi che le ultime difficoltà siano dovute alle squalifiche o agli episodi?

«Non penso sia una questione di fatica. Domenica scorsa abbiamo sbagliato l’approccio psicologico, ma ultimamente ci sono mancati diversi giocatori e altri come me sono scesi in campo acciaccati. Col Pescia tra l’altro abbiamo perso per degli episodi come il rigore e la doppia espulsione che poi ci ha condizionato anche le partite successive. Col Via Nova comunque abbiamo sfiorato spesso il vantaggio. Certo, essere in seconda posizione ti dà molta più pressione che in una situazione di rimonta, tutti ci aspettano al varco. Dovremo essere bravi a non dare troppe speranze».

Fra le inseguitrici chi temi di più? Il San Niccolò che è in ottima forma e vi ha battuto nell’ultimo turno? O anche squadre più distanti come il Borgo a Buggiano che ha sconfitto il Pescia?

«Mah, sono tutte lì alla fine. Vanno tenute d’occhio sicuramente. Il San Niccolò lo temo perché ha un gruppo molto affiatato ed è in fase di crescita. Però anche Montagna, Via Nova, Spedalino e Borgo hanno parecchi punti di forza. Una delle cose che farà la differenza sarà il calendario. Per esempio il San Niccolò deve ancora affrontare il Pescia…».

A proposito della capolista, cosa pensi abbiano avuto in più rispetto a tutti voi?

«L’organico. Sono al completo pure in panchina. Tutti i loro 22 giocatori giocherebbero titolari in tutte le compagini del nostro girone. Inoltre si conoscono da diverso tempo, perciò i loro schemi sono ben oliati. La loro rosa ampia in tutti i ruoli ha sicuramente svolto il ruolo principale».

Ultima domanda: c’è qualche avversario o compagno di squadra che ti ha stupito per la sua dedizione?

«Direi Gianni Di Simone, il nostro difensore centrale con licenza di battere punizioni e rigori. Mi ha stupito che si sia rimesso in gioco a 39 anni nella nostra categoria. Avrebbe fatto comodo persino al Pescia e invece abbiamo la fortuna di averlo con noi. Non è da tutti state sul pezzo e caricarsi la squadra sulle spalle a quell’età, è davvero un onore averlo al nostro fianco».

Visto che l’hai tirato in ballo ho una curiosità su di lui: come mai gioca sempre col 23 quando tutti usano i classici numeri da 1 a 11? Per caso adorava grandi campioni come Michael Jordan nel basket o Marco Materazzi nel calcio?

«Gioca con quel numero proprio per Materazzi. Era il suo giocatore preferito e d’altronde lo ricorda moltissimo. Come lui è alto e mancino e come lui tira spesso punizioni e calci di rigore. Come diceva il coro in suo onore: siamo tutti pazzi per il (nostro) Materazzi».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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