L’attesa in Seconda Categoria: stop, piccoli ritrovi e mille ipotesi

Abbiamo raccolto le opinioni degli addetti ai lavori della Seconda Categoria pistoiese, di nuovo ai box dopo mesi di vane speranze

La Seconda Categoria, così come tutto il calcio dilettanti, sta rivivendo l’incubo dello scorso marzo. Come la scorsa primavera sono tornati, forse più forti di prima, i fantasmi di una passione messa in stand-by senza una data certa di ripresa, nonostante tutti gli accorgimenti della vigilia.

Ci possiamo comunque allenare? Dove e come possiamo farlo? Il campionato verrà ripreso regolarmente? Sono solo alcuni dei principali quesiti che gli addetti ai lavori si stanno chiedendo, nonostante gli appelli di medici e sanitari rievochino scenari che nessuno avrebbe mai voluto rivivere. In un momento così abbiamo tuttavia cercato di formulare qualche scenario con tutte le società pistoiesi del Girone B, partendo dalla situazione odierna cercando di guardare al futuro prossimo.

IL VIRUS CONOSCIUTO IN PRIMA PERSONA

Tra tutte le nove compagini di Seconda, chi ha vissuto l’incubo peggiore sono stati senza dubbio Cecina 2000 e Atletico Spedalino. La squadra di Larciano ha registrato due casi nel proprio organico, che tuttora sono in quarantena in attesa finalmente di negativizzarsi. «Qui a Larciano e Lamporecchio abbiamo avuto un’impennata di casi preoccupante. Era quasi impossibile riuscire ad evitare quest’ondata. Con questa situazione star fermi è più che logico», dice Andrea Quilici, DS della società. «Mi stupisco di chi vorrebbe far giocare comunque i bambini. Ma davvero con i pronto soccorsi allo stremo si pensa a questo? Mi vengono i brividi: come si può solo pensare una cosa del genere?».

Siriano Gelli, il presidente dell’Atletico, è sullo stesso piano: «Bisogna pensare solo alla salute. Noi purtroppo stiamo soffrendo tanto questa nuova ondata. Oltre ad un caso in rosa, asintomatico, il nostro DS Bruno Tondini ha accusato forti sintomi e ciò ci ha davvero scioccato. Come possiamo tornare al campo come se nulla fosse? Adesso possiamo solo stare accanto a lui: dai Bruno, ti aspettiamo più in forma che mai!».

CHI, PER ORA, HA DETTO STOP…

Non soltanto le due squadre con dei casi nell’organico hanno deciso di fermarsi. San Niccolò e Spedalino Le Querci hanno ufficializzato lo stop già due settimane fa, con la speranza che a dicembre tutto migliori. Chiesina Uzzanese e Borgo a Buggiano, con l’arrivo del divieto di usare docce e spogliatoi, hanno alzato bandiera bianca lo scorso mercoledì.

La Montagna Pistoiese di mister Iori è a sua volta ferma per il momento tragico di Gavinana: «Le RSA qui vicino stanno rivivendo l’incubo di marzo e aprile. Io poi sto subendo ancor di più questo periodo perché ho un familiare sotto chemioterapia che purtroppo ha dovuto sospendere tutto. Siamo in un periodo in cui avere un raffreddore a momenti equivale ad avere la peste. Per ora non ci possiamo permettere troppi rischi, anche se tornerei in campo già domani, pure per chiacchierare e basta. Non vedo l’ora che se n’esca».

…E CHI, SEMPRE PER ORA, PROSEGUE

Gli unici che al momento, in forma individuale, cercano di proseguire sono Giovani Via Nova e Montale. I primi comunque, come rivela Gianluca Stefanelli, rischiano di fermarsi già con l’arrivo del primo freddo: «Senza usare le docce è un controsenso. Va bene allenarsi individualmente, ma come facciamo a mandare via i ragazzi sudati in un periodo del genere? Per ora il centro resta aperto, ma si naviga a vista. Forse solo l’anno nuovo ci darà qualche barlume di speranza».

Il Montale di mister Gentili invece patisce meno il problema docce: «Per fortuna quasi tutti abitano vicino al campo. Però non possiamo osare più di tanto con le sedute se non sappiamo quando ci sarà il riavvio. Noi pensiamo prima di tutto a ritrovarci, anche per sentirci meno soli e meno pensanti di testa. Prima che a stare in forma, cerchiamo di non cadere psicologicamente, ma non è semplice per nulla».

NO AD UN VIAGGIO DI SOLA ANDATA

Se sugli allenamenti qualche piccola eccezione si trova, sull’eventuale ripartenza tutte le società di Seconda si dicono scettiche su gennaio. Ripartire a Befana significherebbe tornare ad allenarsi a metà dicembre e con l’emergenza sanitaria in continuo peggioramento pare un’utopia. Rinviare ulteriormente però metterebbe a serio rischio il campionato, che secondo alcune voci dal Comitato potrebbe venire dimezzato al solo girone d’andata. Un’ipotesi che a tutti gli intervistati crea più di qualche perplessità.

In quest’ottica, Davide Passalacqua, DS del Borgo, è fra i più fermi: «Sarebbe innaturale! Già abbiamo faticato a digerire lo stop della scorsa stagione con cinque turni da giocare, davvero dovremmo rinunciare a mezzo campionato? Ma poi quanto può dirsi regolare un cambiamento in corsa del genere? Piuttosto riprenderei solo la Coppa o creerei una competizione ad hoc con una promozione in ballo».

Gli fa eco il collega Carmignani del Chiesina: «Già abbiamo giocato le prime giornate senza divertimento per la paura del nuovo stop, se poi scelgono una soluzione del genere… Io realisticamente col campionato riprenderei a settembre e farei una competizione diversa in primavera. Se poi s’imputassero allora metterei l’interezza della stagione come priorità, anche finendo a luglio».

RETROCESSIONI DA SOSPENDERE

Su una posizione più morbida San Niccolò e Spedalino, che però, in linea con tutti gli altri, pongono come paletto la sospensione delle retrocessioni. Lorenzo Giusti, presidente del San Niccolò, spiega: «Prima di tutto va salvaguardato il divertimento. I ragazzi d’altronde scendono in campo per quello prima di tutto. Però che divertimento ci può essere a giocare sapendo che se sbagli due incontri rischi di tornare in Terza? Se proprio il campionato doveva essere salvaguardato perché non si è ripreso prima? A questo punto tanto vale svolgere solo la Coppa o una sorta di Super Coppa».

Ettore Bianucci, DS dello Spedalino Le Querci, lo segue: «Giocherei solo l’andata solamente con le retrocessioni bloccate. Poi preferirei di gran lunga terminare in estate o giocare ogni tre giorni, con tutti i guai del caso, che fare un campionato dimezzato. L’importante ovviamente è tornare in campo, ma con un criterio giusto e senza mezze misure che non mettono d’accordo tutti».

GIOCARE SENZA PENSIERI

Non sarà dunque semplice preparare un piano per il ritorno in campo. L’umore di tutte le società di Seconda è chiaramente basso e fino a che non ci sarà davvero la luce in fondo al tunnel (un vaccino o un farmaco) i timori non scompariranno mai del tutto. Ciò che però non si spegnerà mai è la passione. In Seconda d’altronde si gioca per amore del pallone prima di tutto, con la spensieratezza di chi sotto sotto non crescerà mai.

Una spensieratezza che Gelli, che il virus l’ha patito oltre che col suo DS anche col nipote di 18 anni, spiega così: «Il calcio non deve essere stress. Quando arriverà il momento in cui non dovremo temere più nulla faremo tornare il pallone in campo. E a quel punto ci renderemo conto che la normalità è finalmente tornata. E forse ci scenderà pure una lacrima, chissà…».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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