Montagna Pistoiese, Marco Iori lascia la panchina dopo cinque anni

Le strade della Montagna Pistoiese e del mister si dividono dopo sei stagioni nelle giovanili e l’esperienza in prima squadra iniziata nel febbraio 2018

La Montagna Pistoiese cambierà la guida tecnica della prima squadra dopo cinque anni. In settimana la società presieduta da Francesco Catani e l’allenatore Marco Iori hanno deciso di prendere strade diverse dopo un rapporto che durava, nel contesto della prima squadra, dal febbraio 2018. Iori, che come miglior risultato ha i playoff disputati nella primavera 2019 (mentre lo stop per il Covid-19 ha impedito di bissare il traguardo l’anno successivo), in precedenza aveva allenato anche la Juniores (con cui giunse secondo nelle Provinciali nel 2018) e gli Allievi, per un totale di undici stagioni: tante quante ne ha fatte la società biancoazzurra dalla sua nascita.

CATANI: «IORI CON I RAGAZZI HA RAGGIUNTO IL CULMINE»

Alla base della separazione, come ci hanno confermato sia il mister che il Presidente, la sensazione che alla Montagna servisse nuova linfa dopo tanto tempo insieme. I risultati della stagione appena trascorsa, pesantemente condizionata dalla tragedia di Davide Gavazzi a fine ottobre, suggerivano che fosse tempo di un cambiamento dopo circa quattro stagioni piene (escludendo il 2020-2021 praticamente mai iniziato per la pandemia e mischiando i due mesi del 2017-18 col 2019-20 fermato a marzo).

«Ringraziamo infinitamente mister Iori – commenta Catani – per i suoi cinque anni d’egregio lavoro sulla panchina della Montagna. Le fatiche di quest’annata, in cui abbiamo ottenuto la conferma della categoria ad una giornata dalla fine e con ben 14 pareggi, ci hanno suggerito che fosse il momento di cambiare. Marco con noi aveva dato tutto e credo sia giusto per lui e la sua carriera fare un’esperienza d’altre parti. Chiaramente questa stagione è stata molto particolare e assai tragica viste le perdite di Davide in autunno e poi del collaboratore degli Allievi Marco Sisi poche settimane fa. Tutto sommato c’era la sensazione che non si potesse più andare oltre una certa soglia. Nel calcio un allenatore se vuole crescere al meglio deve anche cambiare colori ogni tanto».

LA MONTAGNA CERCA UN MISTER ANCHE PER LA JUNIORES

Al momento nessuna certezza su chi possa sostituire Iori, la cui posizione era già in discussione ad inizio 2023. «Abbiamo valutato a gennaio, ma solo per qualche giorno, se fosse il caso di operare un cambio, ma alla fine abbiamo realizzato che non ne valeva la pena. La squadra era con Marco e comunque in campo offriva sempre belle prestazioni. Abbiamo fatto bene a fargli terminare la stagione. Tuttavia, soprattutto in queste circostanze dove fra l’allenatore e molti giocatori c’è un rapporto talmente lungo che supera i dieci anni, ci vuole nuova linfa per crescere, non solo a livello di risultati».

«Siamo al lavoro col ds Giorgio Petrucci – conclude il Presidente – e speriamo di trovare una nuova figura entro giugno. L’identikit ideale sarebbe un mister che si possa dividere, assieme ad un assistente, fra prima squadra e juniores, che a sua volta non ha al momento nessuno in panchina visto che mister Benedetti ha smesso. Ci auguriamo di sistemare tutto al più presto per iniziare a pianificare quanto prima il 2023-2024. Sappiamo cosa lasciamo, ma non cosa troveremo. Solo il tempo ci dirà se abbiamo operato la scelta giusta».

IORI : «GIÀ A MARZO SENTIVO CHE FOSSE IL MOMENTO DI UN CAMBIO»

Dal canto suo Marco Iori, pur dispiaciuto per la fine di questa lunga storia, non fa drammi e non si dice sorpreso della decisione. «Già a marzo avevo capito che ci voleva una sterzata. La squadra mi ha sempre seguito, ma certe volte mi rendevo conto che eravamo arrivati al massimo. In una realtà come la nostra che è composta da giocatori locali, e difficilmente modificherà tale DNA negli anni, le possibilità di sviluppo calano di anno in anno e perciò si rischia di far solo peggio che meglio. Avrei fatto un passo indietro io stesso anche se la società fosse tornata sui suoi passi, anche se devo ammettere che non volevo uscire del tutto. Mi sarei messo a disposizione per tornare nel settore giovanile, ma forse era giusto dirsi addio senza grandi litigi come abbiamo fatto».

NOVEMBRE HA CAMBIATO I PIANI

Lo stress di quest’annata, chiusa con l’undicesimo posto nel Girone F con la certezza matematica della salvezza giunta con un turno d’anticipo, ha dato la prova finale che fosse giusto mettere un punto a capo. Iori tuttavia resta convinto che la stagione potesse essere migliore pur con la ferita del dramma d’ottobre. «Tuttora son convinto che avevamo un organico da playoff. Eravamo partiti discretamente e, dopo qualche pareggio di troppo, avevo già in mente dei piccoli cambiamenti tattici per migliorare. Chiaramente il dramma ha spento qualsiasi entusiasmo. Tuttavia ad affossarci definitivamente sono state due cose: le partite giocate ogni tre giorni tra novembre e Natale, con i conseguenti infortuni, e l’addio dei fratelli Zingarello e di Piacentini. In nemmeno tre mesi dei quattro rinforzi estivi è rimasto solo Testa».  

Svolta in negativo dell’annata, secondo Iori, le sconfitte interne con San Niccolò e Prato Social Club e l’uscita in Coppa Toscana. «In nessuna delle due meritavamo di perdere, ma vuoi per sfortuna vuoi per disattenzioni nostre ci siamo ritrovati senza nemmeno un punto. La Coppa, che giocavamo per Davide, è sfumata sempre col San Niccolò dove avevo solo 13 disponibili con tanti che a malapena avevano un tempo nelle gambe. Meglio di così non potevamo fare».

INVERNO E PRIMAVERA SENZA PACE

L’amarezza di quelle cadute sono state solo l’inizio del ridimensionamento degli obiettivi. «Gli addii e poi gli infortuni, Testa e Gambardella non li ho avuti arruolabili sino a marzo, hanno poi fatto il resto. Comunque tengo a precisare che mai nessuno mi ha fatto pressioni: l’obiettivo da dicembre in avanti era salvarci senza patemi e ci siamo riusciti. Tuttavia rimango convinto che con un pizzico di fortuna in più e magari con l’arrivo di un centravanti d’esperienza, c’abbiamo provato ma senza gli esiti sperati, avremmo potuto inserirci nella zona di classifica occupata da Cecina e Cintolese».

A tenere sulla spina la Montagna sino ad una settimana dalla fine inoltre non ci sono stati solo gli infortuni e la sfortuna. «Con gli arbitri siamo quasi sempre caduti male ed ho visto delle decisioni al limite della logica. Lo specchio di tutto ciò è stato il rigore col Mezzana che andava palesemente ripetuto ed invece è stato convalidato. Gli errori sotto porta ed i legni colpiti, ricordo almeno cinque pali interni fra l’altro, hanno fatto il resto. Se anche solo un episodio ci fosse girato bene, ad esempio la traversa a tempo scaduto col Montale, saremmo stati tranquilli molto prima e forse qualche posizione potevamo migliorarla».

IORI OTTIMISTA: «LA MONTAGNA AVRÀ UN BEL FUTURO. IO NON METTO PALETTI SU NULLA»

Il mister comunque saluta la sua squadra con un sorriso. «Lascio un organico che si sta rinnovando e che avrà un bel futuro. Abbiamo lanciato molti classe 2005 ed hanno dimostrato di essere pressoché pronti per giocare con i grandi. Mi dispiace solo non poterli seguire nella loro maturazione e lasciare tutti gli altri con cui oramai ci conosciamo da dieci anni. Tutti, nessuno escluso, mi hanno mandato messaggi d’affetto e non vedono l’ora di prendere qualche aperitivo in paese durante l’anno. Il vantaggio di una comunità piccola come la nostra è questo: rivedersi quasi ogni giorno nonostante si sia esaurito un percorso assieme».

Infine, anche per Iori resta qualche incognita sul futuro: «Chiaramente è una situazione strana. Non è facile ripartire dopo undici anni in una società in cui ho messo tutto me stesso. Non escludo nulla a prescindere, ma chiaramente abitando in montagna dovrò dare priorità al mio lavoro di tappezziere. Col giusto progetto tornerò in ballo in men che non si dica. Non ho proprio voglia di prendermi uno o più anni sabbatici: allenare per me è una passione, non uno stress».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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