Mister Federico Giusti analizza l’annata del San Niccolò, terminata al settimo posto fra infortuni, squalifiche e punti gettati alle ortiche
Il 2023 – 2024 era quasi un anno zero per il San Niccolò. La formazione di Federico Giusti si era infatti presentata ai blocchi di partenza del Girone E di Seconda Categoria con un organico rinnovato dopo gli addii di due colonne portanti come Betti e Cecchi, a cui s’è aggiunto Baldi a dicembre, andati agli Amici Miei. L’obiettivo era provare a confermare il piazzamento ai playoff, terminati l’anno prima col kappaò in semifinale al “Chiavacci” di Prato contro l’Atletico Casini Spedalino.
Un traguardo mancato visto il settimo posto finale, giunto dopo un autunno tutto sommato discreto (il San Niccolò era nel gruppo di testa a novembre) a cui però ha fatto seguito un girone di ritorno ben più sottotono (la certezza di non giocare la post season è arrivata già ad aprile). Tuttavia il mister non fa drammi: è stata di certo un’annata in chiaroscuro, come l’ha definita lui stesso, ma con qualche infortunio e qualche rimonta subita in meno bastava veramente poco per suonare una la musica ben diversa.
L’INIZIO SHOCK DEL SAN NICCOLÒ
«Non eravamo partiti con l’idea di vincere – rivela l’allenatore del San Niccolò – pur sperando che si potesse creare qualche incastro particolare. L’obiettivo comunque era di restare sul livello dello scorso anno, ma già all’esordio in campionato abbiamo capito che sarebbe stata una stagione in salita». In quell’occasione, lo scorso 17 settembre, i biancorossi pareggiarono 2-2 con l’Olimpia Quarrata a San Giusto, buttando via un vantaggio di due reti com’è poi ricapitato spesso in stagione.
La cosa peggiore di quel debutto però fu l’infortunio scioccante di Leonardo Corchia, uno dei volti nuovi più attesi. «Avendo giocato anche in Promozione c’avevamo puntato moltissimo in estate. Stava rientrando dopo un serio infortunio, tuttavia aveva svolto la preparazione bene e non aveva dato segnali di ricadute. All’esordio, dopo il pareggio quarratino giunto su un cross sbilenco divenuto un tiro nel sette, l’ho fatto entrare a metà ripresa e nel recupero ha subito la rottura del crociato. Penso sia stata la fotografia perfetta dell’annata intera».
L’INFERMERIA SEMPRE PIENA E LE RIMONTE SUBITE
Le occasioni perse ed i giocatori costretti a sostare diverso tempo in infermeria sono diventati pian piano una costante insieme alle tante espulsioni. «Magnolfi, un altro rinforzo atteso, a dicembre si è rotto la clavicola e quando è rientrato a marzo ha avuto di lì a breve un altro guaio al ginocchio. Problema che ha accusato pure Baroni, mentre Drovandi ha in pratica giocato cinque gare intere in tutto l’anno. A concludere tutto poi lo shock per Bartolozzi che in casa del Pistoia Nord si è fratturato un braccio. Chiaramente gli infortuni non possono essere un alibi, però non ci hanno mai condizionato come quest’anno».
«Inoltre – prosegue Giusti –, faccio fatica a contare i punti gettati via per rimonte o palle gol sciupate. Per esempio col Jolly Montemurlo in casa, nel weekend dopo l’alluvione, abbiamo incassato il gol decisivo su un rigore arrivato subito dopo un tap-in di Lucchesi uscito per pochi centimetri. Con l’Atletico poi, sempre a Tobbiana, nel finale di primo tempo abbiamo colpito tre pali e sprecato l’impossibile prima di subire il 2-1 nel secondo».
«IL SETTIMO NON È UN PIAZZAMENTO DA BUTTARE»
Errori sotto porta a cui poi si sono aggiunte le tante rimonte subite anche per colpa delle molteplici espulsioni a gara in corso. «A memoria ricordo solo un rosso per un brutto intervento, ma per il resto sono stati tutti provvedimenti a seguito di nostre proteste. Non ricordo una stagione così: a momenti il numero di partite chiuse in dieci uomini o anche meno è superiore a quello delle gare chiuse in undici. Sicuramente dovremo migliorare sotto l’aspetto dei nervi, tuttavia non sempre è stata colpa nostra».
Considerando tutti i guai occorsi, per il mister il settimo posto non è stato dunque da buttare. «Forse, in un campionato così equilibrato, potevamo restare in corsa per le prime posizioni più a lungo. Tuttavia con così tanti imprevisti non posso che essere soddisfatto della stagione. Era quasi un anno zero per noi ed alla fine, soprattutto prima dei troppi forfait, siamo stati lo stesso competitivi».
«NON RICORDO UN CAMPIONATO COSÌ»
Un equilibrio che nemmeno Giusti aveva preventivato ad inizio stagione. «Un torneo così non lo ricordo. Negli ultimi tempi ci sono state o grandi fughe sin dall’inizio, come quella del Prato Social Club l’anno scorso, o lotte tuttalpiù con due o tre pretendenti. Invece un’annata così, in cui ogni domenica c’erano almeno due o tre risultati sorprendenti ed un cambio continuo al comando fra cinque o sei squadre, non la ricordo proprio».
Un torneo che ha avuto tutto sommato una vincitrice pronosticabile. «A me non piace fare previsioni ad inizio stagione, però ero certo che l’Atletico avrebbe disputato un bel campionato. Vincere comunque è sempre difficile e bisogna sempre essere preparati a qualsiasi imprevisto. Loro ci sono riusciti ed hanno meritato il titolo. Il segreto penso sia stato il lavoro di mister Marchiseppe, col quale mi sono congratulato già dopo poche ore dalla festa a Chiesanuova. Trionfare con un simile equilibrio è ancora più bello».
Giusti inoltre non si discosta dai suoi colleghi quando si tratta d’assegnare la palma di sorpresa dell’anno. «Il Prato Nord senza dubbio ha disputato un torneo favoloso. Hanno potuto contare su un organico di qualità che poi è molto unito. Nelle categorie come le nostre essere amici è un bel fattore e non a caso loro hanno palesato un grande affiatamento sin dall’anno scorso, quando si sono salvati ai playout quasi per il rotto della cuffia».
IL SAN NICCOLÒ CHE VERRÀ
Proprio l’affiatamento del gruppo, assieme alle motivazioni, saranno le basi da cui impostare il San Niccolò che verrà. «Stiamo aprendo il cantiere per il prossimo anno – rivela il mister –. Abbiamo iniziato i colloqui con ciascun giocatore: chi sarà entusiasta di restare verrà confermato, altrimenti penseremo a dei sostituti. Fosse per me terrei tutti, giocatori prossimi al ritiro inclusi. Purtroppo almeno per uno, il portiere De Marcus che a meno di clamorosi ripensamenti è in procinto d’appendere i guanti al chiodo, ciò non sarà possibile».
In divenire anche il discorso campo da gioco, che per due anni, visto l’immenso traffico ad Agliana, è stato il “Don Aiazzi” di Tobbiana di Prato. «Potremmo comunque confermarlo, ma dobbiamo fare ancora tante valutazioni. Ad Agliana con gli Amici Miei che prendono il nome dell’Aglianese è come se si liberasse un posto, però la situazione è ancora parecchio affollata. Sarebbe comodo per tutti noi tornarci, ma ci sono diversi incastri da sistemare. Qualsiasi sarà il campo, l’importante è che sia a disposizione per tutta l’annata senza dover cambiare casa decine di volte».


