Sommariva: «Il 2020 mi è servito per crescere. In inverno i piani per il 2021»

Lorenzo Sommariva ci racconta la sua prima stagione nel National Trophy e tenta di fare le carte al Motomondiale più pazzo di sempre

La prima stagione di Lorenzo Sommariva nel National Trophy è stata certamente indimenticabile per mille ragioni. Sommariva si è trovato di fronte ad una competizione del tutto nuova, su circuiti ancora da provare e con avversari di altissimo livello ed esperienza. Un’avventura che poi ha avuto tanti ostacoli fin dall’inizio. La pandemia di Covid-19, l’accesa competizione e il recupero dall’infortunio dello scorso anno hanno reso senza dubbio il cammino del giovane di Quarrata ancor più in salita del previsto.

Lorenzo, alla luce dei suoi vent’anni, ha cercato di destreggiarsi al meglio e di far tesoro di ogni nuova esperienza. Il team AltoGo l’ha supportato dall’inizio alla fine e non gli ha mai fatto sentire alcuna pressione, mettendolo a suo agio. Sommariva ha risposto portando a casa i primi punti a Misano e regalando una discreta prestazione ad Imola, chiudendo purtroppo anzitempo la stagione per un infortunio sfortunato. L’esperienza accumulata comunque l’aiuterà per il 2021, un anno che, Covid permettendo, sarà da vivere con l’adrenalina a mille sin dalla primavera.

Lorenzo, che si è prestato anche ad un breve video (sui nostri social e in fondo a questo articolo), ci ha raccontato tutte le sue impressioni su questo strano 2020. Non ha ancora sciolto i dubbi sul futuro, ma d’altronde con la situazione pandemica in divenire era lecito aspettarselo. La nostra chiacchierata è poi proseguita in una seconda parte solo scritta, dove il focus si è pian piano spostato anche ai campionati mondiali dove regna una bellissima incertezza. Chissà su chi ha riposto le sue attenzioni il nostro Sommariva…

PRIMA PARTE

Eccoci qua alla Granducato per fare il bilancio su questo particolare 2020, caro Lorenzo. Quali impressioni ci puoi raccontare così su due piedi?

«Diciamo che questa pandemia ci ha fatto ripartire da zero. Avevamo tutt’altre aspettative ad inizio anno, ma purtroppo ci siamo dovuti adattare. Ho fatto molti meno test, molti meno allenamenti e anche meno gare rispetto al previsto. La pandemia ci ha condizionato molto ed è inutile nasconderlo».

Quant’è stato difficile riprendere il manubrio dopo così tanto tempo? Tu oltretutto venivi da un serio infortunio che ti ha fermato già a metà 2019…

«È stato difficile perché mi ero preparato a tornare in sella a febbraio o a marzo e poi tutto è slittato di un paio di mesi. Ho dovuto fare i conti con la smania di tornare a guidare e ho fatto molta fatica a trattenermi. Però quando l’ho potuto fare ho provato un bellissimo feeling. Sembrava che non fosse passato così tanto tempo. Che bellissima emozione!».

Questa prima stagione nel National Trophy ti ha davvero messo a dura prova. Cosa ti ha impressiomato maggiormente di questa nuova avventura? Gli avversari, l’atmosfera sui nuovi circuiti, l’organizzazione…

«Di certo mi ha colpito il livello molto alto: molti rivali hanno gareggiato anche in competizioni mondiali. Inoltre nel nuovo campionato ho dovuto adattarmi sia ad un nuovo tipo di gomme che ad nuovo tipo di moto. Perciò è stato come ricominciare tutto da zero. Ho avuto più fortuna solo con i circuiti, visto che solo Imola mi era sconosciuta. Tutto sommato direi che è stato un anno ottimo per l’esperienza acquisita».

Ci sono già dei piani delineati per il 2021? O ancora è presto per parlarne?

«Ancora non abbiamo deciso nulla. Aspettiamo l’inverno per vedere come verranno impostati i campionati e come ci organizzeremo con gli sponsor. Mi piacerebbe tornare nel National Trophy ma tutto dipende da quanto supporto avremo. Potremo anche puntare a qualcosa di più se gli sponsor ce lo permetteranno…».

SECONDA PARTE

Passiamo alla seconda parte dedicata più alla parte tecnica, se vogliamo. Visto che hai esordito ad Imola, puoi raccontarci come cambia l’approccio da un weekend disputato su una pista che conosci rispetto ad uno su un tracciato del tutto nuovo…

«Innanzitutto si parte con lo studio a casa. Prima di andare in autodromo devi sapere quali caratteristiche abbia la pista e su quali dovrai stare attento. È un po’ come scartare un regalo: può arrivare l’ottimismo di avere sensazioni fresche o il pessimismo di non disporre dei soliti riferimenti. Comunque non sempre aiuta tornare su piste conosciute: può capitare di tornare su un circuito dove hai un feeling negativo perché la volta precedente è arrivato un risultato deludente. Non avendo questi riferimenti si può anche prenderla con più spensieratezza e quindi girare subito forte. Dipende tutto da come si è studiato la pista e dalle sensazioni nei primi giri».

Purtroppo questa sensazione hai potuto provarla solo ad Imola perché non sei potuto partire per Vallelunga. Ecco, puoi svelarci questo piccolo mistero sul tuo infortunio?

«Sì sì: mi hanno tamponato in autostrada! Era un sabato sera: stavo tornando a casa presto perché la mattina dopo avevo un test e mi hanno preso in pieno. Siccome ho avuto nuovamente dolori al collo non ho voluto rischiare e per quest’anno gliel’ho data sù, come si suol dire. L’ho presa con filosofia: sarò più in forma per il 2021».

A proposito di forma fisica… L’anno scorso dovevi recuperare dall’infortunio estivo e il lockdown non ti ha proprio dato una mano. Come hai dovuto modificare i tuoi allenamenti in vista della nuova stagione?

«Tutto sommato con la parte fisica me la sono cavata abbastanza bene. Ho una palestrina a casa e l’ho potuta sfruttare al meglio. Poi appena hanno permesso le uscite in bicicletta sono ripartito subito con la preparazione cardio. Purtroppo la mancanza che ho patito di più è stata la preparazione in moto. Il campionato partiva a fine giugno ed i test sul set-up ed altre regolazioni ho potuto ricominciarli solo un mesetto prima. Venendo da quasi un anno di stop forzato ho avuto tanta difficoltà nel ritrovare il feeling giusto. Non è un caso che abbia finito la stagione in crescendo».

Vista questa situazione del tutto nuova, com’è cambiato il paddock di un evento come il CIV in un’epoca così ricca di contromisure e rischi per il contagio? Quali abitudini sono comparse o viceversa scomparse nei comportamenti degli addetti ai lavori?

«Ovviamente il paddock è diventato meno affollato. Prima c’era più libertà negli ingressi: anche i tifosi potevano accedere nel retro garage durante le corse. Adesso invece solo i piloti e gli addetti ai lavori hanno il pass, con obbligo di mascherina sia nel paddock che in pit-lane. Inoltre dobbiamo stare attenti anche al numero di persone coinvolte nei briefing. Spesso l’abbiamo fatto anche online pur di non rischiare nulla. I maggiori cambiamenti sono stati questi, il resto è rimasto pressoché uguale».

Passiamo a parlare del Motomondiale. Un anno fa dicevamo che, almeno all’inizio, Lorenzo Dalla Porta avrebbe avuto qualche difficoltà nell’adattarsi alla Moto2. La cilindrata nuova era un’assoluta novità per lui e i risultati dicono che, soprattutto all’inizio, ha patito questo salto. Tu comunque come giudichi la sua prima stagione? Ha fatto l’esperienza giusta per il prossimo anno o poteva fare qualcosa in più?

«Per un esordiente non è mai facile salire di categoria. Io non lo giudicherei deludente, anche se dipende da quali aspettative aveva ad inizio stagione. Tutto sommato, considerando anche che non ha potuto girare quanto volesse, direi che è un anno buono per l’esperienza accumulata. Poi pian piano sta anche migliorando nei piazzamenti, quindi direi di aspettare il 2021 per giudizi definitivi».

Adesso iniziamo a fare un piccolo terno al lotto. Dimmi, a tre gare dalla fine, chi credi (o speri) che vinca i tre mondiali apertissimi come non mai. Partiamo dalla Moto3…

«Io spero che vinca Celestino Vietti. Potrebbe aiutarlo la conoscenza del circuito di Valencia su cui ha gareggiato spesso nel CEV visto che ci correranno due volte. Però la mente mi dice Arenas, anche se nell’ultimo giro spesso lo vedo più titubante. Sarà apertissima comunque, considerando poi che il gran finale sarà a Portimao che quasi nessuno conosce».

In Moto2 su chi punti?

«La mente dice Lowes, il cuore Bastianini. Enea lo vedo meglio rispetto a Marini, che nelle ultime gare è andato un po’ nel pallone. Bezzecchi invece temo che con le due cadute ad Aragon sia fuori dai giochi».

E concludiamo col vero terno al lotto: la MotoGP dove sei piloti sono racchiusi in 32 punti…

«Lì sì che tutto cambia di weekend in weekend. Poi a Valencia il meteo sarà un bel fattore da considerare. Io dico Quartararo e spero in Dovizioso o in Morbidelli. Però occhio alla Suzuki: Mir e Rins saranno due bestiacce per tutti. Guai a metterli su un secondo piano».

Direi che possa bastare, Lorenzo. Hai qualche saluto e/o ringraziamento da fare?

«Certo: grazie infinite al team AltoGo per avermi supportato in questa mia stagione nel National. Spero di poter tornare anche nel 2021 a correre con questi colori. E poi un gigante grazie a tutta la mia famiglia! In un periodo così è bellissimo avere il supporto di tutti voi! E infine grazie ovviamente a voi di PistoiaSport che raccontate sempre le mie gesta in pista!».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe '93, laureato in scienze politiche, studi in comunicazione. Appassionato di sport fin dalla tenera età. Tra le discipline più seguite i motori, il ciclismo e ovviamente il calcio.

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