Sport e Covid, col caso Rieti si è definitivamente toccato il fondo

Coach Michele Carrea ha provato, insieme ad altri, a far venire a galla il problema dell’iniquità ma nessuno ha ascoltato. Adesso siamo arrivati ad un punto di non ritorno

Il senso del limite non c’è stato. Michele Carrea lo aveva detto coraggiosamente venerdì scorso, rispondendo ad una domanda sulle prime ombre di quella che si è rivelata un’altra “nuttata” dura da passare per il basket italiano, attonito di fronte al massacro sportivo a cui è stata costretta nelle ultime ore Rieti nel campionato di A2. Da qui, il tecnico biancorosso era partito in una disamina piuttosto dura della gestione sportiva della pandemia. Uno dei pochi (e non è la prima volta) ad esporsi anche se le sue parole, potenti come missili terra aria ma ragionate e basate sui fatti com’è nello stile del tecnico milanese, sono state finora come un sasso nello stagno. Che fa un suono forte quando va giù, ma poi non ha effetti , confermando quanto il tema “sport e Covid” rimanga nonostante tutto impenetrabile.

Eppure quando Carrea ha detto quella frase mettendo nel mirino in primis l’infinita ed ingarbugliata formula del campionato di A2 (“mai così lungo da quando alleno”), il fondo doveva ancora essere toccato. Ne avevamo già viste molte in questa stagione, tra rinvii, recuperi, protocolli impugnati con arbitrarietà, che hanno generato per le squadre lunghe pause inattese e periodi forsennati. Oltre che conseguenze fisiche ed emotive per contagio da Covid. Ma questo poi, sembra davvero non interessare a nessuno.

IL CASO DI RIETI

In un contesto già segnato, ecco che nel pieno dell’indigesta fase ad orologio, la Npc Rieti diventa il simbolo di tutte le storture che un campionato in pandemia può portare. Accodandosi alla lunga lista di squadre che, almeno nel campionato di A2, quello che abbiamo sotto gli occhi, lo sono state sono state prima di lei. Da Pistoia fermata dal Covid e in diversi periodi dell’anno, a Ferrara che non ha giocato per più di un mese. Solo per dirne due. Ecco che Rieti, che ora si gioca la salvezza dopo aver sfiorato il gironcino in cui Pistoia può giocarsi i playoff, finisce due partite in 4 perché il roster iniziale era già decimato da Covid ed infortuni. Viene puntualmente rullata dagli avversari, ma questo non è certo il lato peggiore di una squadra che viene pure multata perché andata sotto il numero minimo di giocatori a referto.

Ma dopo averlo raschiato, sul fondo del barile la palla a spicchi ci è finita ancora una volta. Domenica infatti, come tutti sanno visto che finalmente la situazione ha avuto un eco,  la gara di Rieti è stata chiusa a 37” dalla fine del terzo quarto perché in campo era rimasto solo un giocatore. Dopo che gli altri, sei quelli a referto, erano usciti per falli. L’avversario ancora una volta che ha vinto senza faticare troppo è stata Orzinuovi, che si  è trovata nella scomoda situazione di quelle squadre che in altri campionati abbiamo visto scendere dal pullman davanti a stadi in cui sapevano benissimo che non ci sarebbe stata nessuna partita.

Scene che la macchina dello sport, quella dello “spettacolo che deve continuare ad ogni costo” che da diversi mesi a questa parte ha preso il sopravvento, difficilmente dimenticherà. Ma per parlare di futuro c’è da fare i conti col presente. O per lo meno, prima o poi qualcuno cercherà di analizzare quello che è successo e- anzi- sta continuando a succedere in questa stagione sportiva ai tempi della pandemia.

LE PAROLE DI COACH CARREA A RIGUARDO

Un dibattito mai nato, se non per parlare di soldi, pur importanti soprattutto perché in questo settore lavorano tante persone. Persone che sui risultati sportivi di una stagione, costruiscono l’ingaggio o meglio dire lo stipendio per quella successiva. Un dibattito di cui la frase di Michele Carrea, potrebbe essere la base. Il punto di partenza, per analizzare come si è fatto in tutti gli altri settori (scuola, commercio, industrie, turismo) cosa è andato e cosa no di una stagione che si è fatta partire accettando il rischio delle anomalie che ne potevano scaturire. Ma che nessuno pensava fossero così tante, soprattutto a certe latitudini.  

«Ci sono due aspetti per cui sono più critico nella gestione sportiva della pandemia- aveva detto Carrea- la prima è la tutela e il rispetto dei lavoratori. Siamo fortunati a poter lavorare ma nel nostro campionato, l’A2 Lega Nazionale Pallacanestro, c’è stata una percentuale di infezioni non paragonabile ad altre categorie professionali. Ci sono professionisti che guadagnano il giusto che hanno avuto forme gravi di Covid a cui non è stato dato il giusto rilievo».

Solo rimanendo al girone centro-meridionale, cosiddetto “rosso” dell’A2, ad aver avuto casi o focolai di Covid sono state: Napoli, Forlì, Scafati, Ferrara, Chieti, Ravenna, Cento, Rieti, San Severo, Stella Azzurra e naturalmente Pistoia Basket. 11 squadre su 13 , numeri che quantomeno dovrebbero far riflettere.

«Mi sarei aspettato- aveva continuato Carrea- non che ci fossero privilegi nella campagna vaccinale perché l’età media della popolazione sportiva è bassa ma che si pensasse a ridurre l’esposizione al rischio. Invece siamo di fronte ad un campionato di A2 più lungo di sempre. Io mi sono speso in prima persona per far ripartire i campionati, perché soffro del disamore della gente verso lo sport ma andava fatto con un senso del limite che qui non c’è stato».

Anzi visti i tempi dilatati di una stagione in cui rispettare il copione è diventato l’unico must, ecco che dopo mesi a base di rinvii, ora si assiste a spettacoli grotteschi come quello di cui Rieti è malcapitata protagonista. In più nei prossimi playoff e playout di A2, per non finire a Ferragosto, in caso di squadre che non potranno presentarsi in campo rispettando i protocolli sanitari, ci sarà la sconfitta a tavolino.

«La storia di Pistoia nella prestagione, bastava per far capire che si andava verso un’iniquità sportiva importante- aveva chiuso Carrea- io ho provato ad urlarla quella storia ma non è servito. Con un po’ più di empatia verso un club che non ha sbagliato nulla a livello di protocolli, si poteva evitare che in questo campionato valesse solo la fortuna nella corsa a titoli e retrocessioni».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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