Stefano Della Rosa, padre di Tommaso e Gianluca, pensava ad un futuro diverso per i suoi figli : «Basket scelta loro, io speravo nel calcio»
Nel giorno della festa del papà non potevamo non intervistare il babbo più babbo di tutto il Pistoia Basket, Stefano Della Rosa. Stefano, cestista dal passato importante, ha disputato svariate stagioni con la canotta di Pistoia compresa quella della promozione in Serie A2 della Maltinti alla fine degli anni ottanta. Adesso, dopo aver concluso la sua carriera a Pistoia all’inizio del millennio, Stefano fa parte della dirigenza del Pistoia Basket nel ruolo di Presidente del Pistoia Basket Academy.
Se non bastasse questo, a legare ulteriormente la storia di Stefano alla pallacanestro di questa città ci hanno pensato i suoi figli: Tommaso e Gianluca. Il più grande, Tommaso, dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha deciso di sedersi in panchina e si è preso subito la responsabilità dell’Under 18 di Pistoia portandola fino alle semifinali nazionali della Next Gen Cup. Gianluca invece, il minore, è diventato dalla scorsa stagione capitano e simbolo dell’Oriora Pistoia rappresentando al massimo il significato di “attaccamento alla città e alla maglia”. Una giusta celebrazione quindi per il babbo più biancorosso di tutti.
Una lunga storia d’amore quella tra i Della Rosa e Pistoia. Che ricordi hai delle tue stagioni da giocatore in biancorosso?
«Ricordi sicuramente bellissimi! Sono cresciuto con Pistoia sin dai tempi dell’Olimpia, dopodiché mi sono ritrovato a girare un po’ tutta la Toscana cestistica nei campionati senior e a finire diverse stagioni. Nella stagione 1999/2000 ho fatto ritorno a Pistoia dove ho concluso la mia carriera da giocatore ed ho iniziato quella nello staff dirigenziale. Per un pistoiese come me, questo è stato, ed è tutt’ora, motivo di grande orgoglio e soddisfazione»
Un cognome che continua ad essere legato alla città grazie ai due figli. Che sensazioni si prova a vedere Gianluca e Tommaso con i tuoi stessi colori addosso?
«È senza dubbio motivo di grande soddisfazione per un babbo vedere i propri figli che seguono le mie orme. Io sono sempre stato più propenso a farli giocare a calcio ma loro si sono buttati a capofitto nel mondo della palla a spicchi: Gianluca più da giocatore, Tommaso, adesso, ha una grande voglia e determinazione per provare a fare bene il coach in futuro»
Parlando da babbo: pensi di aver influenzato o indirizzato le loro scelte verso la pallacanestro o hanno scelto in maniera autonoma?
«Come ti ho detto, da appassionato di calcio, avrei preferito che continuassero a giocare a pallone. Poi chiaro, visto che io sono sempre stato un tipo sportivo, per me l’importante era che facessero dello sport. Quando erano piccini praticavano calcio e basket contemporaneamente. Poi è arrivato il momento di scegliere ed entrambi sono si sono buttati nel mondo della pallacanestro. Però il mio sport preferito era il calcio (ride, ndr)»
Se guardiamo invece il modo di interpretare la pallacanestro ti rivedi di più in Tommaso o Gianluca? Per quali aspetti?
«Direi che mi rivedo di più in Gianluca. Siamo molto simili anche a livello di struttura fisica, velocità e di visione di gioco. Tommaso, rispetto a me, aveva decisamente più tiro da tre punti. Però è dura paragonare la pallacanestro di ora a quella che giocavo io. Quando morì Kobe Bryant feci vedere una videocassetta di una mia partita ai miei figli dove Kobe puliva il parquet negli intervalli e loro alla fine mi dissero “Babbo ma che pallacanestro giocate? Andate a due all’ora”. Quindi, ecco, è dura fare paragoni però guardando gli aspetti tecnici mi rivedo più in Gianluca»
Quest’anno una festa del papà vissuta in maniera particolare. Cosa ti senti di dire a tutti i ragazzi che stanno passando questa festa lontano dai genitori magari proprio per impegni sportivi?
«Intanto ci tengo a rimarcare di quanto importante sia rimanere a casa in questo periodo. Il mio pensiero va a tutti questi ragazzi che, oltre ad essere lontani da casa, perdono gran parte dell’anno sportivo in quanto un allenamento a casa – per quanto ben programmato – non sarà mai come uno fatto in palestra insieme a tutta la squadra. Dico loro però di tener duro perché arriveranno sicuramente tempi migliori e di continuare a seguire i programmi dei preparatori atletici per arrivare al top alla ripresa della stagione. Oltre a questo, consiglio vivamente a tutti i ragazzi di leggere il più possibile per essere informati anche su tante altre cose»



