Sulle prime tracce di John Biagini, l’avventura ha finalmente inizio

John Biagini e le prime pedalate alla volta di Capo Nord. Giù il sipario dei preparativi, al via l’avventura in solitaria

Se Jules Verne fosse stato nostro coetaneo e avesse conosciuto John Biagini, forse il protagonista de “Il giro del mondo in 80 giorni” non si chiamerebbe Phileas Fogg. John Biagini non è né il primo né tantomeno sarà l’ultimo spirito nomade a compiere viaggi lunghi mesi e migliaia di chilometri. Così come non è il primo né sarà l’ultimo a farlo in bicicletta. È diventato popolare ma non è un vip, non è un eroe, non è un fenomeno da baraccone, non è un emulatore. Dichiara di aver tratto ispirazione dall’ultimo tour di Jovanotti in Patagonia, ma rivendica di aver iniziato prima e il Montecatini-Barcellona dell’estate 2019 lo conferma.

Non è un pazzo. John Biagini è soprattutto e semplicemente sé stesso. Un ragazzo di 28 anni con una vita normale e con una voglia matta di restare in movimento con anima e corpo. John è quella parte di noi che a volte si fa largo, prende la parola e fa «Ma sai che c’è? Io vado». Certo, per progettare un viaggio verso Capo Nord e ritorno non basta un vezzo momentaneo. Ci vuole passione, quella che a John di sicuro non manca. Quella che lo spinge da anni a correre e a saltare in sella alla bici in preda ad un’iperattiva irrequietudine quotidiana che a giudicare dal sorriso che indossa sembra sortire su di lui un effetto stupefacente. Quella che negli ultimi mesi l’ha indotto ad organizzarsi in modo tale da tener fede al suo folle sogno.

Ad equipaggiarsi, a cercare di raccogliere materiale, fondi, sponsorizzazioni, visti, permessi, consulenze mediche, a farsi ambasciatore per la ricerca sulla sclerosi multipla, a rendersi disponibile alla stampa, visibile al pubblico, locale o meno. A fare il pieno di auguri, raccomandazioni, saluti, apprezzamenti di parenti, amici, conoscenti, sconosciuti. Come se fosse benzina. A ricevere anche un paio di commenti acidi o “insulteggianti” da parte di qualche invidioso, che non manca mai. Tutti questi preparativi per un ragazzo di provincia sono già una bella salita da scalare e John l’ha scalata.

Il proverbio “Hai voluto la bicicletta? Allora pedala!” calza in effetti come non mai. D’altronde senza il contributo e il sostegno a mezzo sponsor di aziende e professionisti, l’impresa non sarebbe stata realizzabile. Ma il vero fulcro di tutto è il viaggio. Perché la popolarità va e viene, i viaggi restano. Un viaggio, questo, da vivere in compagnia esclusiva della bici e di sé stesso. Con le prime pedalate John si è lasciato alle spalle il tran-tran dei preparativi e si è immerso nella condizione di viaggiatore solitario. Solitario, non solo, visto che in molti lo seguiranno da casa o si metteranno in contatto con lui, semplicemente per diletto o magari per fornirgli consigli utili.

LE PRIME PEDALATE

In tarda mattinata John sale la Porrettana in direzione Zocca, città del suo idolo Vasco Rossi. Lì si fermerà per la notte, l’indomani punterà verso Verona, per poi dirigersi verso l’Austria e oltre. L’equipaggiamento del suo mezzo lo rende inconfondibile. I capelli lunghi al vento fanno di lui un Tarzan dell’asfalto. Accetta di buon grado la visita, del resto non può che fargli piacere. Giunto a Porretta Terme si concede anche per un caffè, nonostante il serrato rullino di marcia in programma. Gli avventori del bar, incuriositi dalla “mise”, gli chiedono dove stia andando. Lui risponde senza prendersi troppo sul serio, dice che ci proverà, che poi andrà come deve andare.

Uditi itinerario e destinazione, un signore magro di mezza età allarga le braccia e con la naturalezza di chi dalla frontiera tosco-emiliana ne ha viste più d’una, condensa un intricato groviglio di riflessioni filosofico-antropologiche in un capolavoro di sintesi: «Oh.. In fondo l’uomo è avventura eh!». Non c’è nulla da aggiungere. L’uomo è avventura, per questo seguire le imminenti zingarate europee di John è un po’ come sintonizzarsi con quella parte di noi più libera, autentica e selvaggia. Cercheremo di mantenerci in contatto con lui per fare luce sui punti salienti del suo percorso. Nel frattempo non resta che augurargli di avere sempre il vento in poppa e di portare un po’ della nostra provincia in giro per il mondo.

Lorenzo Carducci
Lorenzo Carducci
Cresciuto a pane e basket a Montecatini. Laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Pisa, coltiva la passione per lo sport e per il sociale. Si ostina a fare il playmaker amatoriale. Da tifoso dell'Inter, è abituato a gioire una volta ogni dieci anni, quando va bene.

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