Tanta paura per il corridore del Team Franco Ballerini, investito senza grosse conseguenze. Andrea Bardelli: «Ormai è un tiro al bersaglio»
É accaduto nel pomeriggio di lunedì 13 gennaio a Lamporecchio. Giacomo Frius, corridore diciassettenne del Team Franco Ballerini, è stato investito da un’auto intenta a sorpassare un bus in sosta.
«Stavo procedendo a sinistra di una colonna di auto, occupando correttamente la mia corsia, quando un’auto ha svoltato all’improvviso centrandomi in pieno – commenta il corridore – Si è trattato di un attimo: Sono caduto a terra sbattendo il casco e poi la spalla. Per fortuna, oltre alla brutta botta, non sembrano esserci fratture. Anche se dovrò tenere il tutore per una settimana».
Non è la prima volta per Giacomo Frius, già vittima di episodi simili. «Purtroppo mi è già capitato al primo anno Allievi a Massarella (Fuchecchio, ndr) – commenta il giovane ciclista – In quel caso fu un’auto a non rispettare uno stop. Gli automobilisti non prestano attenzione e se lo fanno è per mandare a quel paese. Una volta, sul San Baronto, sono stato sorpassato da un’auto che, fermatasi poco più avanti, mi ha deliberatamente “sgassato” contro».
Episodi criminosi sempre più frequenti nel nostro territorio come in tutta Italia. Non sono trascorsi che venti giorni dall’investimento del quattordicenne a Fiuggi, al quale hanno assistito Vincenzo Nibali e Antonio Tiberi: due che sulle strade della nostra provincia sono cresciuti e diventati grandi.
Ne sanno qualcosa i dirigenti e gli atleti del Team Franco Ballerini, vittime di quattro investimenti nel giro di nove mesi. «Ormai è diventato un tiro al bersaglio – commenta il direttore sportivo Andrea Bardelli – Lavorare in queste condizioni è diventato pericolosissimo. Le strade versano in condizioni disastrose, dagli automobilisti non riceviamo che cattiveria. Non ci sono piste ciclabili, non esistono impianti e dalle istituzioni tutto tace. Anche delle leggi a tutela dei ciclisti non se ne è fatto niente».
«La nostra zona è la più frequentata al mondo dai ciclisti, qui si sono allenati e continuano ad allenarsi i più grandi del panorama nazionale, eppure la situazione è quella che è. Lo scorso hanno abbiamo vinto un titolo mondiale juniores, ma ancora oggi siamo costrette a scendere in strada e rischiare la vita per allenarci».
«Vorrei ricordare a tutti che stiamo parlando di ragazzini qualunque, la cui unica colpa è quella di inseguire il proprio sogno – conclude – È assurdo che debbano mettere a repentaglio la loro vita per questo».



