Il successo della Pistoiese dà ossigeno e margine di lavoro a Lucarelli, in un campionato che va affrontato passo dopo passo
Chi si aspettava una Pistoiese capace di dominare giocando un calcio champagne dopo appena una settimana di lavoro con Cristiano Lucarelli probabilmente ha sbagliato sport. In certe fasi della stagione, e in certi momenti di un campionato lungo e complesso come la Serie D, l’unica cosa che conta è il risultato. E alla vigilia della trasferta di Imola chiunque avrebbe firmato per portare a casa tre punti in qualsiasi modo: su autorete, rigore, rimpallo o, come poi è successo, su una punizione. Il peso specifico di questa vittoria è enorme. Possiamo definirli indispensabili, rigeneranti, preziosi: poco cambia. Sono tre punti che, come ha sottolineato lo stesso Lucarelli nel post gara, danno soprattutto tempo e fiducia. Tempo per lavorare, per conoscersi, per amalgamare gruppo e idee. Fiducia per affrontare il cammino senza l’ansia di dover dimostrare tutto e subito.
Guardando la classifica, il distacco dalla vetta occupata dal Lentigione resta invariato, sette punti, ma intanto la Pistoiese accorcia su un’altra big come il Piacenza. È vero, la classifica si può leggere da mille prospettive diverse, ma in questo momento il ragionamento più corretto è uno solo: pensare a sé stessi, partita dopo partita, arrivare in fondo e solo allora tirare le somme. Sulla prestazione, in realtà, c’è poco da aggiungere. Se con Andreucci le difficoltà principali emergevano negli ultimi sedici metri, a Imola la musica non è cambiata radicalmente. La Pistoiese crea, arriva spesso bene fino alla trequarti, ma fatica ancora a essere realmente incisiva sotto porta. Va però considerato il contesto: tra influenza e acciacchi vari non si sono visti all’opera Rizq e Montalto, mentre c’è stato l’esordio di Saporetti, che si è preso qualche “pausa” nel corso del match ma ha fatto vedere di avere qualità importanti.
Prima della prossima sfida di campionato, domenica 11 contro la Rovato Vertovese, ci sarà un altro appuntamento fondamentale: l’andata della semifinale contro il Club Milano, mercoledì 7 gennaio. Un impegno non solo di prestigio, ma anche importante per dare continuità mentale e competitiva a un gruppo che deve abituarsi a giocare partite che contano. Terzo punto: l’atteggiamento. È proprio questo l’aspetto che più ha convinto lo stesso Lucarelli nel post gara. La Pistoiese ha saputo interpretare una partita complicata con maturità, adattandosi ai momenti del match e accettando anche una gara “sporca” quando il contesto lo richiedeva. Non sempre brillante, ma concreta, attenta e capace di gestire le situazioni chiave: caratteristiche tipiche di una squadra che vuole stare in alto. A sprazzi si sono viste anche manovre ben costruite, segno di un lavoro che potrà crescere col tempo, ma soprattutto è emersa quella mentalità da grande squadra che sa vincere anche senza dominare.
Infine i tifosi. Anche a Imola una buona rappresentanza di sostenitori arancioni ha seguito la squadra, incitandola per tutta la gara. Un segnale importante, che conferma come l’ambiente abbia voglia di esserci, pur senza farsi illusioni. Se il buongiorno si vede dal mattino, la Pistoiese si prende questi tre punti con soddisfazione, ma senza esaltarsi. Nessuna falsa illusione, nessun trionfalismo fuori luogo. A questo punto della stagione conta solo il presente. Ognuno deve portare il proprio mattoncino per provare a raggiungere un obiettivo che resta difficile, ma non impossibile. Perdersi in discorsi inutili non serve. Così come non serve puntare il dito alla ricerca di un capro espiatorio. Il cammino è ancora lungo: passo dopo passo, a maggio, si tireranno le somme.



